Ambiente, ecologia, tecnologia e sviluppo sostenibile

Si chiudono i negoziati sul clima di Bangkok

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Venerdì, 9 ottobre 2009 • Categoria: Cambiamenti climatici



I delegati che hanno appena chiuso una lunga e complessa sessione di negoziati sul clima a Bangkok hanno fatto passi avanti su alcune questioni tecniche, ma la mancanza di supporto e di un mandato politico da parte dei propri governi ha impedito la svolta che era necessaria per avanzare in maniera significativa verso l’accordo.

Secondo il WWF, i negoziatori hanno lavorato sodo per esaminare le centinaia di pagine del testo provvisorio e sono riusciti a tagliarle di circa la metà.
Tuttavia non hanno potuto fare passi avanti sulle questioni più significative, come gli impegni e le istituzioni finanziarie, gli obiettivi di riduzione delle emissioni e la natura legale del documento che dovrà essere prodotto.
“Alla fine della sessione di Bangkok, il testo è più corto, ma non più confortante
ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia
Ora sappiamo più chiaramente dove sono gli ostacoli politici e sappiamo che sono i leader più che i negoziatori a doverli risolvere. Per questo chiediamo ai capi di Stato di incontrarsi di nuovo prima dell’incontro finale di Copenhagen a dicembre.”


Con soli 5 giorni di negoziati rimasti prima di Copenhagen, non possiamo permetterci di perdere tempo per l’assenza di mandati. E’ assolutamente necessario che i negoziatori portino con sé nuove e chiare istruzioni politiche quando il mese prossimo si incontreranno a Barcellona.

Lo stallo di Bangkok sul futuro del Protocollo di Kyoto e il velato tentativo di affossarlo da parte di qualche nazione industrializzata richiedono un’azione politica responsabile da parte di tutti i Paesi.
“L’ipotesi di poter stare anche senza il Protocollo di Kyoto e rimpiazzarlo con uno strumento completamente nuovo, arrivati a questo punto, è del tutto inutile. Ci vorrebbe troppo tempo, non abbiamo modo di sapere dove ci porterebbe, ed è molto verosimile che una tale operazione finirebbe per affossare il processo ”
ha commentato Mariagrazia Midulla.

La sessione di Bangkok ha mostrato che mentre la mancanza di una legge sul clima approvata dal Senato americano rimane un grosso ostacolo al progresso dei negoziati, ci sono ora preoccupanti segni di rallentamento da parte dell’Unione Europea, che non è stata in grado di mostrare leadership né un’ambizione chiara.

La mancanza di un segnale del Senato americano è certamente un ‘elefante’ nella stanza dei negoziati. Ma non è più un caso isolato.
Senza posizioni chiare su finanza e istituzioni, l’Unione Europea non può più essere considerata il leader dei negoziati sul clima e la sua posizione di leadership sta arretrando di giorno in giorno.
Il Consiglio Europeo di fine ottobre rappresenta la prossima opportunità di cambiare questo trend.

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