Ambiente, ecologia, tecnologia e sviluppo sostenibile

Al mondo restano 3200 tigri. L’obiettivo è raddoppiarle entro il 2022

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Lunedì, 15 febbraio 2010 • Categoria: Fauna


Ieri, 14 febbraio, è iniziato il nuovo anno della tigre secondo il Calendario cinese e il WWF ha presentato la mappa con i 10 maggiori punti critici per la sopravvivenza delle tigri in natura e le minacce che mettono a serio rischio una delle specie più amate e carismatiche al mondo. Nell’Anno della Biodiversità la tigre è stata scelta dal WWF come simbolo della natura che scompare e che dobbiamo difendere, che porta con sé problemi pressanti di assedio del territorio e delle risorse naturali, con inevitabili ripercussioni anche sul benessere dell’uomo, che di quelle risorse non può fare a meno.

Estinzione delle tigre

Molti paesi asiatici e il mondo intero si preparano a celebrare l’apertura dell’anno della tigre con feste e celebrazioni. Ma in realtà la ‘Regina della giungla” ha ben poco da festeggiare.
Dal 1940 si sono già estinte tre sottospecie di tigre (una quarta, la tigre della Cina meridionale, non viene più avvistata in natura da circa 25 anni) mentre dal 1998, l’ultimo anno della tigre, il loro habitat si è ridotto del 40%, arrivando ad occupare solo il 7% del loro range storico.

Così sono ormai rimaste in natura solo 3200 tigri, tutte concentrate nel Sud-est asiatico e gravemente minacciate dal bracconaggio per il commercio illegale di parti del loro corpo o prodotti derivati, dai cambiamenti climatici e dalla violenta deforestazione che sta distruggendo il loro habitat, un ambito in cui anche l’Italia ha gravi responsabilità, essendo uno dei maggiori importatori di prodotti derivati da fauna e flora selvatica di quella parte del mondo.


Questi i 10 maggiori punti critici per la sopravvivenza della tigre evidenziati nella mappa del WWF: l’India, dove la riduzione dell’habitat ha inasprito i conflitti tra persone e tigri che convivono in territori troppo ristretti; il Bangladesh, dove il cambiamento climatico potrà comportare entro fine secolo la perdita del 96% della foresta di mangrovie del Sunderbans, habitat della tigre; Russia e regione del Mekong per la deforestazione causata dal mercato illegale del legname o dalla costruzione di strade e dighe; Cina, Vietnam e Nepal per il commercio di ossa, pelli, carne di tigre e prodotti derivati per produrre medicinali e costumi tradizionali; Indonesia/Malesia, le cui industrie per la produzione di olio di palma, polpa di legno, carta, caffè e gomma stanno distruggendo a ritmi devastanti gli ambienti forestali ancora presenti. Ma anche gli Stati Uniti che ospitano molte più tigri in cattività (più di 5.000) di quante ne siano rimaste in natura, con poche leggi per evitare che le parti di tigri finiscano sul mercato nero incrementando la domanda di questi prodotti, e gli Stati Europei, che hanno una domanda annuale di circa 5,8 milioni di tonnellate di olio di palma, una delle cause principali della deforestazione nell’area asiatica.


Il WWF crede però che ci siano ancora speranze e confida nelle potenzialità del summit speciale che si terrà in Russia a settembre, in cui tutti gli stati interessati dalla presenza della tigre, le organizzazioni ambientaliste e istituzioni cruciali come la Banca Mondiale si riuniranno per stilare un’ambiziosa agenda per salvare le tigri. Un summit che sarà decisivo, dopo che già alla prima conferenza ministeriale asiatica sulla Conservazione della tigre, tenutasi in Tailandia a fine gennaio, i 13 stati range della tigre lì riuniti si sono impegnati a raddoppiare il numero delle tigri presenti in natura entro il 2022.

“Le tigri vengono ancora oggi sterminate in tutto l’areale che ancora occupano, avvelenate, braccate con ogni mezzo, catturate per il commercio illegale di loro parti e prodotti, e cacciate dai loro antichi territori a causa della distruzione degli habitat

dichiara Massimiliano Rocco, responsabile del Programma Specie del WWF Italia

Ma noi riteniamo e ci auguriamo che nell’Anno della Tigre ci sia ancora speranza per questa magnifica specie. I governi non hanno mai preso prima d’ora un impegno così ambizioso come il raddoppio del numero di esemplari in natura. Gli obiettivi fissati sono cruciali e impegnativi, e sia per la salvezza sia della tigre, sia delle persone che condividono con questi animali questi ambienti unici, speriamo fortemente che saranno raggiunti. Oltre a essere una specie carismatica di cui è impensabile immaginare la scomparsa, la tigre è infatti un’importante specie bandiera per la diversità biologica, la cultura e anche l’economia dell’Asia intera”.


Il WWF ha realizzato questa mappa proprio per aumentare la consapevolezza di questi temi ed aiutare i diversi Stati che ancora ospitano la tigre a raggiungere obiettivi cruciali per la conservazione della specie.

“Se ci si impegna seriamente per la loro conservazione, le tigri hanno ancora una speranza di sopravvivere. Sono animali che prosperano in natura quando ben protetti dal bracconaggio e dalla perdita di habitat e se hanno cibo sufficiente. Ma questo non basta.”

ribadisce Massimiliano Rocco Responsabile del Programma Specie del WWF Italia.

“Quello che serve ora è il concreto sostegno politico garantito dal più alto livello governativo degli stati range e dall’intera comunità internazionale, che sfrutta in maniera insostenibile e il più delle volte senza preoccuparsi delle proprie responsabilità le risorse naturali di quei Paesi. L’Italia, per esempio, è uno dei maggiori importatori di fauna e flora selvatica da quei Paesi. In quest’Anno della Tigre e al summit internazionale che si terrà a settembre, la comunità internazionale avrà l’opportunità di impegnarsi concretamente nella conservazione della tigre, per impedire che i nostri figli vengano privati della sua immagine e di tutto ciò che questo splendido felino rappresenta nella cultura di noi tutti”.
A dimostrare che la speranza non è illusione, sono le immagini di una tigre con uno dei suoi cuccioli, scattate nel settembre 2009 in una foresta soggetta a taglio selettivo in Malesia, che rivelano come le tigri siano in grado di vivere anche in questi habitat alterati. Ricercatori del WWF Malesia che lavorano in quest’area hanno ripreso svariate volte la stessa femmina negli ultimi anni, ma questa è la prima volta che la riprendono con uno dei suoi due cuccioli.
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