Ambiente, ecologia, tecnologia e sviluppo sostenibile

A Taranto allarme cozze e ostriche:oltre limiti del 70%

Scritto da 100ambiente - News • Giovedì, 3 febbraio 2011 • Commenti 0 • Categoria: Ittica
Ma a rischio solo i mitili del Mari Piccolo, i meno commercializzati

Frutti di mare altamente contaminati da diossine e policlorobifenili (PCB) nel Mare Piccolo di Taranto.

A lanciare l'allarme sono il Fondo antidiossina e Peacelink, due associazioni ambientaliste che oggi nella città pugliese hanno reso noti i risultati delle analisi fatte svolgere dal laboratorio INCA (Consorzio Interuniversitario Nazionale di Chimica per l'Ambiente di Venezia, un centro altamente specializzato con una lunga tradizione nel campo delle diossine) su alcuni molluschi prelevati nei mesi scorsi nel piccolo golfo di mare sul quale si affaccia Taranto.

Si tratta di ostriche, cozze San Giacomo, cozze di fondale e 'cozze pelose', le cui vendite incidono poco (tra il 5 e il 10%) sul mercato dei mitili di Taranto. 


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La pesca nelle acque africane: rischia sparire 20% specie acqua dolce

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 15 settembre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Ittica

Il 21% delle specie d'acqua dolce nell'Africa continentale è minacciato di estinzione.
Con conseguenze non solo sulla biodiversità, visto che la pesca rappresenta una delle principali fonti di sostentamento della popolazione.
Lo afferma l'Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn). Oltre 5000 le specie - pesci, molluschi, granchi e varie piante acquatiche - osservate per cinque anni da oltre duecento scienziati dell'Iucn.

Pericolo biodiversità pesci Africa

Le maggiori minacce alla loro sopravvivenza viene dall'agricoltura, dalle dighe e dai prelievi di acqua, oltre che dalle specie aliene.

"Le acque dolci

spiega Jean-Christophe Vié, vice responsabile del programma IUCN per la protezione della biodiversità

coprono solo l'1% della superficie del pianeta, ma ospitano circa il 7% di tutte le specie".

Anche la perdita di una sola di queste può avere conseguenze drammatiche sulla sopravvivenza delle comunità.

"Attorno ai grandi laghi africani - afferma l'Iucn - il pesce costituisce la fonte principale di proteine per la gran parte dei poveri del continente.


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Tokyo Two. Condannati per aver denunciato il mercato illegale delle balene

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 8 settembre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Ittica

Junichi Sato Toru SuzukiSi chiamano Junichi Sato e Toru Suzuki - Tokyo Two -, conosciuti in tutto il mondo per il loro attivismo contro il mercato illegale delle carni di balena, e sono stati ritenuti colpevoli di furto e violazione di domicilio per aver smascherato il contrabbando della carne di cetaceo a bordo della Nisshin Maru.

La Nisshin Maru è una nave fattoria della flotta baleniera giapponese e i due erano riusciti a intercettare due delle numerose casse contenenti carne di balena, destinate a membri dell'equipaggio per uso "privato", nell'assoluta violazione delle regole del programma baleniero, finanziato dai contribuenti giapponesi.

Il commento di Junichi Sato non fa una piega.

La Corte ha riconosciuto che esistono pratiche discutibili all'interno del programma giapponese della caccia alle balene ma non ha riconosciuto il diritto di denunciarle, come garantisce il Diritto internazionale. La Convenzione internazionale per i diritti civili e politici, su cui si è basata la nostra difesa, dovrebbe prevalere sul diritto penale interno, ma la sentenza non l'ha tenuto adeguatamente in considerazione.

 La reazione Toru Suzuki è dello stesso tipo

Questa verdetto è assolutamente sproporzionato e immeritato. Abbiamo agito per far sapere la verità sul programma di caccia baleniera finanziato dal governo giapponese, e invece siamo stai puniti, mentre chi si è appropriato indebitamente di denaro pubblico è a piede libero.

E' imbarazzante scoprire questa reazione delle autorità giurisprudenziali giapponesi. Prevale dunque il diritto interno sulla res pubblica (sostenibilità ambientale, risorse faunistiche mondiali, soldi pubblici giapponesi) e sugli accordi internazionali.


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Il caso delle sogliole tossiche nel Santuario dei Cetacei

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Sabato, 7 agosto 2010 • Commenti 0 • Categoria: Ittica

Sogliole tossicheTorniamo a parlare del Santuario dei Cetacei, chiamato anche Santuario Pelagos, una zona di mare protetta dal 1999 grazie a un Accordo fra Italia, Francia e Principato di Monaco. Ricordiamo che si tratta di una superficie di quasi 90.000 km2, compresa in quella porzione del mar Ligure e dell’alto Tirreno tra Liguria, Toscana e Costa Azzurra.
La particolare abbondanza di nutrienti rende speciali queste acque è un richiamo per molte specie animali importanti, come la balenottera comune (il secondo animale al mondo per dimensioni), il capodoglio, la stenella e il tursiope. E’ per tale ragione che è nato il Santuario: per tutelare questo prezioso ecosistema e gli animali che lo popolano!

Ma ancora una volta arrivano dati allarmanti ed in particolar modo sulle ultime analisi fatte su un determinato pesce: la sogliola comune.
Il progetto di analizzare campioni di sogliola (Solea vulgaris), del Santuario dei Cetacei nasce con l’intento di quantificare la presenza di alcuni contaminanti ambientali in un importante anello della catena alimentare. Fra i composti analizzati ci sono gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), componenti naturali del carbone e del petrolio, di cui alcuni sono probabili cancerogeni per l’uomo; il Bisfenolo A (BPA) sostanza pericolosa per il sistema ormonale usata nella fabbricazione di molte plastiche; i metalli pesanti (piombo, mercurio e cromo) utilizzati in numerose applicazioni e pericolosi per il sistema nervoso e quello renale.

Questi pesci sono ottimi bioindicatori perché conducono una vita stanziale a contatto con i sedimenti. Le sogliole sono una fonte di alimentazione per alcuni cetacei (tursiope) ma anche per l’uomo: questa è fra le prime specie di pesce consigliate in fase di svezzamento dei nostri bambini!

Greenpeace vuole quindi denunciare l’inattività delle Parti Contraenti dell’Accordo del Santuario dei Cetacei che in un decennio non hanno fatto nulla per monitorare e proteggere questa zona di mare, tanto meno sotto il profilo dell’inquinamento marino.


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Scandalosi i dati rilevati da Greenpeace nel Santuario dei Cetacei

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 21 luglio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Ittica

Divieto Balneazione - Greenpeace Report Santuario CetaceiFanno trasalire gli ultimi dati diffusi da Greenpeace riguardo le analisi batteriche effettuate nel Santuario dei Cetacei, quella porzione di mare del Mediterraneo dove si possono ammirare balene e delfini senza andare dall'altra parte del mondo. Si tratta di un triangolo compreso tra la Costa Azzurra, la Toscana e intorno alla Corsica, un tempo santuario di questi animali un tempo ricchissimo di esemplari.

In queste acque, dove per il confluire delle correnti si creano particolari condizioni favorevoli che concentrano nutrienti e prede, vivono specie come la balenottera comune, il secondo animale al mondo per dimensioni (più piccolo solo della balenottera azzurra), il capodoglio, la stenella, il tursiope, e molti altri, che qui si riuniscono soprattutto durante il periodo estivo per alimentarsi.

Nel 1999 è stato siglato un Accordo tra Italia, Francia e Monaco per realizzare un Santuario dei Cetacei con una superficie di quasi 90.000 km2. Nel 2001 nell’elenco delle Aree a Protezione Speciale di Interesse Mediterraneo del Protocollo sulle Aree Protette (ASPIM) della Convenzione di Barcellona.
Ciò rende il Santuario un’area protetta a livello internazionale, un interessante precedente giuridico per la tutela di ampie aree del Mediterraneo, anche in acque internazionali.

Malgrado tutto ciò le minacce aumentano e le balene e i delfini diminuiscono proprio in un’area che dovrebbe garantire le condizioni ideali per la loro conservazione.
I dati raccolti da Greenpeace nell’Agosto del 2008 indicavano una riduzione di circa il 50% delle stenelle rispetto alle stime degli anni Novanta, mentre sono state osservate solo un quarto delle balenottere attese.

Ed oggi? Vediamo cosa succede.


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Torna la foca monaca sull’isola di Marettimo in Sicilia

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Venerdì, 16 aprile 2010 • Commenti 0 • Categoria: Ittica

Una straordinaria notizia anche per il WWF quella dell’avvistamento di diversi esemplari di foca monaca nelle acque dell’isola di Marettimo in Sicilia annunciata oggi dal Ministero dell’Ambiente, ma soprattutto più straordinario di tutto è il fatto che la segnalazione arrivi proprio dagli stessi pescatori che condividono per tutto l’anno con le foche ambiente e risorse naturali. E’ una bella notizia su una delle specie simbolo dei nostri mari di cui sopravvivono appena poche centinaia di esemplari.

Foca Monaca
foto tratta da mareamico.it

Speriamo davvero che il suo ritorno aiuti a celebrare degnamente l’Anno della Biodiversità e faccia comprendere a tutte le comunità locali che vivono lungo le nostre coste  che una specie così rara rappresenta una ricchezza da difendere e custodire con saggezza.

La presenza della foca monaca nelle acque della Sicilia non è un fatto inaspettato: altri avvistamenti erano stati segnalati negli anni precedenti e uno in particolare aveva fatto supporre agli esperti che degli esemplari si fossero addirittura già riprodotti nell’arcipelago delle Egadi. L’avvistamento si aggiunge ai tanti ormai registrati in questi ultimi anni lungo le coste italiane, dal Tirreno centrale al Salento, comprese le acque antistanti l’Oasi WWF di Policoro nello Ionio, fino alle coste sarde (vedi Mappa sul sito WWF).


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Delta del Po: strage di ricci e vongole

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 30 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Ittica, Territorio

Il WWF lancia un allarme per la moria di vongole segnalata recentemente dai pescatori del Delta del Po. In questi giorni si stanno osservando anche insoliti contingenti di ricci e stelle marine spiaggiati in diversi litorali.
Le cause sono ancora ignote ma, ancora una volta e a distanza di un mese dall’inquinamento da idrocarburi, il Delta del Po, uno degli ambienti più ricchi di biodiversità d’Italia per le sue estensioni di zone umide e lagune, è al centro delle cronache ambientali e, ancora una volta, emerge prepotentemente la sua estrema vulnerabilità.

Il WWF sottolinea come a un mese di distanza dall’emergenza Lambro – Po, caratterizzata dallo sversamento di circa 2800 tonnellate tra gasolio e oli combustibili, si sia ancora in attesa dell’ordinanza che avrebbe dovuto sbloccare e avviare un piano di monitoraggio per valutare le conseguenze sull’intero ecosistema dell’inquinamento di idrocarburi di marzo.

Come  era prevedibile ai proclami, peraltro esageratamente rassicuranti, della Protezione civile e del Ministero dell’Ambiente, non sono seguite le urgenti azioni necessarie e, ad oggi  non è dato sapere se siano disponibili o meno i, “forse”, 12 milioni di euro, che avrebbero costituito una prima tranche di contributi per coprire le spese delle prime azioni di bonifica, le indagini supplementari, l’avvio di un piano di monitoraggio integrato e la redazione di piano di bonifica.


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CITES 2010. Un'altra sconfitta sulle pinne di squalo

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Venerdì, 26 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Ittica

Un'altra clamorosa débâcle al CITES 2010. La domanda che sorge spontanea è dunque.... a cosa serve il CITES?

RESPINTA LA PROPOSTA DI PROTEGGERE GLI SQUALI A RISCHIO

Durante la sessione plenaria di ieri, le Parti contraenti della Convenzione sul commercio internazionale delle specie in pericolo (CITES) è stata rovesciata la proposta presentata dal Comitato di monitorare e regolamentare il commercio dello squalo smeriglio, respingendo anche l’inserimento di altre specie minacciate: lo squalo martello, il longimano e lo spinarolo.

Squalo Smeriglio CITES

“La decisone sullo smeriglio  presa oggi dalla Conferenza delle Parti della CITES è assolutamente deplorevole così come il rifiuto di adottare misure di protezione per altre specie di squali in pericolo: lo squalo martello, il longimano e lo spinarolo”

dichiara Heike Zidowitz, rappresentante della Delegazione di Shark Alliance alla Conferenza CITES di Doha.

“Questo fallimento colpisce  alcune delle specie marine più vulnerabili e maggiormente sfruttate, minacciate dalla pressione del commercio internazionale e non regolamentato”

La proposta di inserire lo smeriglio e lo spinarolo nell’Appendice II della CITES era stata presentata dall’Unione Europea mentre gli Stati Uniti (sostenuti anche da Palau) avevano supportato simili azioni per lo squalo martello e il longimano. Per l’adozione di tali proposte è necessaria la maggioranza di due terzi dei voti.


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Shark Alliance per cambiare le norme sul "Finning" dello squalo

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Venerdì, 29 gennaio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Ittica

Finning Shark. Taglio delle pinne agli squaliI rappresentanti di Shark Alliance, coalizione internazionale per la conservazione degli squalo, hanno consegnato oggi alle autorità spagnole una petizione sottoscritta da oltre 90.000 cittadini di 16 Paesi europei per spingere la Spagna a metter fine alla sua opposizione all’attuazione di un divieto del finning a livello UE (il finning è la pratica che consiste nell’asportare le pinne dello squalo e gettarne la carcassa in mare) e guidare l’Europa verso una più efficace regolamentazione del finning.

“L’opinione pubblica è sempre più spesso a favore degli squali”,

ha dichiarato Sonja Fordham, responsabile per le politiche europee sugli squali per il Gruppo Ambiente Pew e Shark Alliance.

“La nostra petizione vuole inviare un messaggio chiaro al governo spagnolo, che i cittadini di tutta Europa premono con urgenza per avere migliori forme di protezione per questi animali così vulnerabili”.

Per molti anni la Spagna si è classificata al primo posto in Europa nella caccia allo squalo e ha lavorato per ostacolare l’adozione di norme più severe sul finning.

Il Piano d’Azione Europeo per gli squali del 2009, che ha goduto di ampio supporto, prevede un impegno a rafforzare la regolamentazione del finning a livello comunitario. Assumendo la presidenza europea fino a luglio 2010, è probabile che la Spagna eserciti un certo controllo su eventuali deliberazioni concernenti questi cambiamenti.


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La straordinaria moria di pesci nell'Adriatico è spiegata così.

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Giovedì, 28 gennaio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Ittica

La recentissima notizia di questi gioni che vedeva protagonista l'eccezionale moria nel mare Adriatico della Sardinella aurita, meglio conosciuta come Alaccia o Aringa mediterranea, è provocata da ipotermia e non da particolari fenomeni di inquinamento o improvvise e sconosciute malattie.
Ma lo straordianrio fenomeno non è nuovo. Una condizione analoga si verificò già nel gennaio-febbraio 2002.

Moria pesci Adriatico

Ma cerchiamo di spiegare il fenomeno.
Come mai la Sardinella aurita è stata oggetto di tanta disavventura?

Semplice.

La specie è di recente intrusione nell'alto Adriatico; la sua migrazione nei bacini settentrionali del Mediterraneo è stata favorita dell'innalzamento termico delle acque.
Il suo originario areale di distribuzione era costituito dalla fascia meridionale del Mediterraneo, negli ultimo 15 anni si è esteso a gran parte del bacino.
Si tratta pertanto di una specie abituata ad acque caldo-temperate che mal tollera basse temperature.


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Il tonno rosso è stato inserito nella Convenzione internazionale sul commercio di specie animali in pericolo

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Giovedì, 28 gennaio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Ittica

Pesca Tonno RossoIl Sottosegretario al Ministero delle Politiche agricole Alimentari e Forestali Antonio Buonfiglio ha comunicato alle associazioni della pesca, ai ricercatori, alle organizzazioni ambientaliste e ai sindacati il suo sostegno all'inserimento del tonno rosso (Thunnus thynnus) nell’Appendice 1 della Convenzione internazionale sul commercio di specie animali e vegetali in pericolo (CITES) che prevede il divieto di commercio internazionale per le specie a rischio. Una presa di posizione importante che lancia un segnale concreto da parte del Governo italiano per la gestione sostenibile di questa specie emblematica nel Mediterraneo.

“Lo stato critico del tonno rosso infatti - dicono gli ambientalisti - è indicativo di una pessima gestione della pesca che ha causato il grave declino degli stock, ora sull’orlo del collasso. Una situazione che richiede decisioni coraggiose, immediate e concrete, che rafforzino quelle già adottate per il recupero di questa specie attraverso la riduzione della capacità di pesca”.

E’ importante che il Sottosegretario Bonfiglio abbia anche chiarito che in ogni caso le “tonnare volanti” italiane si fermeranno nella stagione di pesca 2010: pescare con quote così basse sarebbe stato un invito a nozze per la pesca illegale. La quota italiana sarà quindi ripartita ai palangari, alla pesca sportiva e alle tradizionali tonnare fisse.


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La caccia alla balena. Le tristi immagini

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 12 gennaio 2010 • Commenti 1 • Categoria: Ittica

Non ci sono parole quando si vedono queste immagini. Immagini crude di fatti già raccontati mille volte. La caccia alla balena è uno dei tantissimi lati oscuri del rapporto tra uomo e natura. Una galleria di immagini che non lascia scampo e fraintendimenti.

E tutto questo sempre malgrado la moratoria internazionale, il falso cappello della ricerca scientifica e la "guerra" delle associazioni ambientaliste.

E' finito il tempo delle parole. Spazio alle immagini.

(Non ci è stato possibile identificare l'origine e l'autore delle foto. Chiunque ci aiutasse a riconoscerne la paternità, scriva alla redazione di 100ambiente)


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