Ambiente, ecologia, tecnologia e sviluppo sostenibile

Attenzione al Guerrilla Gardening ... idea splendida!

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Venerdì, 21 maggio 2010 • Commenti 1 • Categoria: Mercati e Tendenze

Non conoscevamo il Guerrilla Gardening e questo ci dispiace moltissimo. Avremmo dovuto parlarne prima, perché è un'iniziativa meritevole, dovrebbe avere maggiore visibilità, raccogliere maggiore attenzione e ricevere plausi pubblici ed ufficiali. Abbiamo deciso di scrivere sul Guerrilla Gardening anche perché siamo sicuri che susciteremo la vostra curiosità, magari facendovi scoprire quell'anima da guerrigliere del giardinaggio che è in voi e che mai avreste sospettato di possedere (che siate dei Guerrilla Gardener dormienti?).

Guerrilla Gardening

Ma scopriamo di cosa si tratta.

Il gruppo italiano di Guerrilla Gardening nasce a Milano, quando un manipolo di giovani milanesi che ancora oggi segue e consiglia i gruppi indipendenti, ha deciso di interagire positivamente con lo spazio urbano attraverso piccoli atti dimostrativi, quelli che vengono chiamati "attacchi" verdi.

Il gruppo di Guerrilla Gardening è composto da appassionati del verde (esistono gruppi praticamente in tutti i paesi occidentali) e si oppone attivamente al degrado urbano agendo contro l'incuria delle aree verdi. L'attività principale del gruppo è quella di rimodellare ed abbellire, con piante e fiori, le aiuole e le zone dimesse o dimenticate della città.


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Carso: in poco più di un secolo estinte 130 specie vegetali

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 7 aprile 2010 • Commenti 0 • Categoria: Territorio

Dalla fine dell’800 a oggi la porzione di Carso che si estende fra Trieste e Gorizia ha visto la totale estinzione di ben 119 specie vegetali. Un fenomeno riscontrato in particolare negli ambienti umidi e nelle aree dove sono presenti coltivazioni cerealicole ma registrato anche nelle zone costiere, in prati e pascoli.
Le specie scomparse diventano 130 se si tiene conto che alcune non sono più presenti sul Carso in Italia, ma lo sono in Slovenia.

Ma quali sono le cause di questo declino biologico?

Livio Poldini, professore emerito della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell’Università di Trieste cerca di dare una risposta al fenomeno in corso.
Sono tre i principali fattori

  1. Il modo in cui è cambiato l’utilizzo del suolo da parte dell’uomo con la conseguente distruzione degli habitat naturali,
  2. il riscaldamento climatico
  3. l’ingresso di specie aliene.

È questo un vero e proprio grido di dolore contenuto nel volume di Livio Poldini, "La diversità vegetale del Carso tra Trieste e Gorizia. Lo stato dell'ambiente".

L’alterazione del territorio da parte dell’uomo è la principale causa di questo forte declino biologico.
Per contro alcune specie autoctone sono in espansione come, un esempio fra i tanti, il “Carduus acanthoides”, più conosciuto come “Cardo branca-orsina”, una pianta spontanea piuttosto comune in tutta Italia che fiorisce fra aprile e settembre ai bordi delle strade e nelle aree dove l’uomo interviene per modificare il territorio.

Carduus acanthoides

Queste specie sono favorite infatti dall’antropizzazione e dall’espansione dei cespugli e dei boschi. Dito puntato anche contro la flora esotica - suddivisa in specie “archeofite” e “neofite” - proveniente da altre aree geografiche e introdotte volontariamente o meno.


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Cambiamenti climatici. La flora alpina fugge verso l'alto?

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Venerdì, 29 maggio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Cambiamenti climatici, Flora

Tussilago fanfara
Nell’anno che il WWF dedica al clima, e in attesa della conferenza a Copenaghen, partirà a luglio nel parco Orobie bergamasche il progetto di monitoraggio dei cambiamenti in atto nella flora alpina, a causa dei cambiamenti climatici, con l’allestimento di una stazione di rilevamento che indagherà questo fenomeno per poter pianificare interventi di conservazione della flora sulla base di dati certi.

Il progetto pluriennale è portato avanti da WWF Italia, Parco Regionale delle Orobie Bergamasche, Parco Regionale delle Orobie valtellinesi, Centro regionale flora autoctona, Centro Meteorologico lombardo, Università degli Studi di Pavia Dipartimento di Ecologia del Territorio, con il contributo della Fondazione Banca del Monte di Lombardia.

Il progetto è stato presentato ieri dal Prof. Graziano Rossi dell’Università degli Studi di Pavia Dipartimento di Ecologia del Territorio  durante la conferenza internazionale: "Mountains: energy, water and food for life. The SHARE project: understanding the impacts of climate change" in corso a Milano.

La stazione di rilevamento sarà la prima nel settore meridionale nelle Alpi gestita da un team italiano e, per valutare la velocità di tali processi di migrazione ed estinzione che accomunano a livello globale con maggiore o minore intensità tutti gli ecosistemi alpini.
Farà parte di GLORIA (Global Observation Research Initiative in Alpine environments, www.gloria.ac.at) la rete di monitoraggio in Europa e nel mondo attiva dal 2000 con ben 178 siti.

Il metodo prevede la misurazione periodica di numerosi parametri su clima, suolo e flora in quattro vette campione per ogni regione.
Ma quali sono le specie a rischio?




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L'italiano si scopre "ortaiolo"

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 21 gennaio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Città e uomo
Voglia di Orto. Una ricerca sulle tendenze degli italiani
Quasi quattro italiani su dieci (37 per cento) dedicano parte del tempo libero al giardinaggio e alla cura dell'orto dove raccogliere frutta, ortaggi o piante aromatiche da portare in tavola, come misura antistress, per passione, per gratificazione personale o anche solo per risparmiare.

E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat sulle attività del tempo libero pubblicati nel 2008 che fotografano un crescente interesse per la cura del verde.

Si tratta di un hobby che coinvolge allo stesso modo maschi e femmine e che piace ai giovani considerato che è praticato da piu' di uno su quattro di quelli con età compresa tra i 25 e i 34 anni, anche se l'interesse aumenta con l'età e raggiunge quasi la metà degli over 65.

A livello territoriale il fenomeno è molto diffuso al nord come in Veneto, Valle d'Aosta, e Friuli Venezia Giulia dove interessa oltre il 50 per cento della popolazione e meno nel mezzogiorno dove si scende su valori inferiori al 25 per cento.


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Hypericum perforatum, dalla natura una nuova arma contro l’Alzheimer

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 5 novembre 2008 • Commenti 0 • Categoria: Flora
Iperico, noto anche come Erba di San Giovanni (Hypericum perforatum)
L'ipericina, pigmento naturale estratto dall'Hypericum perforatum (una pianta comunemente nota come iperico o “erba di San Giovanni”), può severamente perturbare i processi di polimerizzazione dei peptidi beta-amiloidi responsabili dell'insorgere del morbo di Alzheimer.

Lo rivela uno studio dei ricercatori dell’Istituto di Biofisica del Cnr di Pisa (IBF-Cnr), pubblicato la scorsa settimana sulla rivista internazionale FEBS Letters: i ricercatori Antonella Sgarbossa e Francesco Lenci, assieme allo studente Dario Buselli, hanno eseguito lo studio in vitro utilizzando tecniche di spettroscopia ottica a stato stazionario (scattering, fluorescenza, dicroismo circolare).

E’ stato dimostrato che l’ipericina, tramite interazioni intermolecolari di tipo aromatiche/idrofobiche, può associarsi ai precursori delle fibrille mature, inibendo la loro formazione.


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