Ambiente, ecologia, tecnologia e sviluppo sostenibile

In provincia di Salerno, il 99% dei comuni sono a rischio idrogeologico

Scritto da 100ambiente - News • Sabato, 13 novembre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Territorio
Dati alla mano, sarebbero esposte al rischio oltre 300mila persone.

In Campania sono ben 474 i comuni a rischio frane o alluvioni, ossia l`86% del totale.
Tra i 5 capoluoghi campani, il primato di provincia più fragile va a Salerno, con il 99% delle municipalità classificate a rischio.
Sono gli ultimi dati di Ecosistema rischio di Legambiente.

L'80% dei comuni campani ha abitazioni nelle aree golenali, negli alvei dei fiumi o in aree a rischio frana, il 25% delle amministrazioni presenta addirittura interi quartieri in zone a rischio, mentre il 54% ha edificato in queste aree strutture e fabbricati industriali.


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Spiagge e stabilimenti balneari: l'inchiesta del WWF

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 17 agosto 2010 • Commenti 1 • Categoria: Territorio

Quasi un quarto della costa italiana idonea per la balneabilità, ovvero 900 km su 4.000 km complessivi, è occupata da 12.000 stabilimenti balneari (più che raddoppiati in meno di dieci anni): una media di uno stabilimento ogni 350 metri con un’occupazione complessiva di circa 18 milioni di metri quadri, che ai gestori costano un canone di appena 50 centesimi al mese per metro quadro, che hanno addirittura il privilegio di non dover rilasciare scontrini fiscali per le attività connesse e in cui l’evasione fiscale è all’ordine del giorno, come dimostrano i controlli della Guardia di Finanza resi noti proprio in questi giorni.

Stabilimenti balneari

È la denuncia del nuovo dossier del WWF Italia “Sabbia: l’oro di tutti a vantaggi di pochi”, che insieme allo scandalo delle concessioni evidenzia gli impatti sull’ambiente degli stabilimenti, spesso vere e proprie cittadelle di servizi e strutture permanenti - piscine, negozi, centri benessere, parcheggi - situati anche in ambienti delicatissimi come le dune costiere.

E così, con l’obiettivo di “valorizzare”, ovvero guadagnare dalle coste italiane, questa speculazione ha irrimediabilmente compromesso l’inestimabile valore dei nostri litorali, alterando in maniera spesso irreversibile la loro naturalità e contribuendo a gravi impatti sull’ambiente come il fenomeno dell’erosione delle coste, che interessa ormai il 42% delle spiagge italiane.

“La proliferazione degli stabilimenti, spesso irregolare e scandalosamente ‘economica’ per i gestori, insieme alla cementificazione selvaggia, agli abusi e alle situazioni di degrado che caratterizzano il litorale ‘libero’, hanno sottratto alla natura e alla libera godibilità di tutti le nostre bellissime coste, un vero e proprio ‘furto’ di ambiente e di paesaggio che hanno impatti e conseguenze spesso irreversibili

ha detto Stefano Leoni, presidente del WWF Italia

Per fermare questo scempio, dobbiamo al più presto uscire dalla logica speculativa e privatistica con cui è stato gestito il patrimonio di tutti e rientrare nell’alveo dove le prime cose che si tengono in considerazione sono gli interessi collettivi e, tra questi, la tutela dello straordinario patrimonio ambientale costituito dalle nostre spiagge, che se vogliamo continuino a dare ricchezza devono essere ben diversamente tutelate.”


Nel proseguo alcuni dati dal dossier del WWF sulle spiagge italiane.


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Pesanti condanne per i responsabili delle escavazioni abusive su Po, Brenta e Adige.

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 16 giugno 2010 • Commenti 2 • Categoria: Territorio

Un segnale forte e positivo quello che è arrivato dal Tribunale di Padova che condanna pesantemente i responsabili delle escavazioni abusive portate avanti per anni sui fiumi Po, Brenta e Adige.

Il risarcimento è stato riconosciuto anche al WWF, costituitosi parte civile nel processo, confermando la gravità dei danni ambientali inflitti ai fiumi dalle escavazioni selvagge per procurarsi profitto illecitamente.
I giudici hanno accolto le motivazioni del PM e del WWF e riconosciuto la gravità dell'attività illecita degli imputati, (alcuni dei quali funzionari pubblici preposti in realtà alla tutela dell'ambiente) ai quali veniva contestato per associazione a delinquere, concorso in furto di sabbia, falsificazione dei verbali di escavazione, truffa e violazione del segreto di ufficio (la ditta veniva avvisata prima dell'arrivo dei controlli). 

La condanna conferma la veridicità delle denunce che da oltre un decennio sono state fatte circa il grave danno a discapito dei fiumi, la criticità delle loro condizioni e la necessità di un’azione per la loro riqualificazione e rivitalizzazione.
La campagna ‘Liberafiumi’  portata avanti in questi mesi dal WWF ha proprio lo scopo di censire e poi recuperare gli ecosistemi fluviali, perché si possa garantire una gestione sostenibile dell’acqua e il raggiungimento del buono stato ecologico come previsto dalla Direttiva europea sulla tutela delle acque.


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Messina: la mappa dei quartieri e dei paesi a rischio

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 6 ottobre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Territorio

Messina si sviluppa alle pendici dei monti Peloritani (geologicamente giovani e quindi soggetti a frane e smottamenti) e tutte le strade perpendicolari al mare sono fiumare coperte trasformate in strade “a rischio”, che ripetutamente hanno ceduto.
Si tratta del torrente Boccetta, del torrente Trapani, del torrente Annunziata, diventati nient’altro che viale Boccetta, viale Trapani, viale Annunziata.
Nelle fiumare e accanto ad esse sono sorti edifici o interi quartieri per centinaia di migliaia di metri cubi.
Ben due scuole sono nelle fiumare, una di queste ha subito l'alluvione del 1996.
Laddove non è costruito, gran parte delle fiumare sono occupate da discariche a cielo aperto.


Le zone più densamente popolate, attraversate da torrenti, sono ben 11; da Papardo (zona Nord) a Camaro (zona sud della città).
Le aree di impluvio occupate da opere (strade, cantieri) hanno ovviamente destabilizzato i pendii, rendendoli più fragili e più soggetti all'erosione.
Gli incendi costanti hanno fatto il resto, desertificando il territorio.
Non dimentichiamoci della drammatica estate del 2007, quando l'intero territorio cittadino zona nord è stato distrutto da centinaia di incendi anche con un morto. Quest'anno i criminali si sono concentrati sulla fascia ionica (quella alluvionata).


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Messina: il territorio non può continuare ad essere massacrato

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Sabato, 3 ottobre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Territorio

L’amministrazione comunale messinese fermi finalmente la variante del PRG e prenda atto che il territorio non può continuare ad essere massacrato, la Procura della Repubblica istituisca un pool tecnico in grado di verificare immediatamente la questione urbanistica, sismica ed erosiva costiera, tutte le forze dell’ordine, dopo l’emergenza, si attivino con determinazione per fermare tutti gli atti illeciti che quotidianamente vengono perpetrati sul territorio, sia nelle fiumare che a ridosso di esse, sulle fragili colline del comune.


Queste le richieste del WWF a seguito dei drammatici eventi in corso a Messina.

Al Comune sono state decine le richieste di sospensione della variante al PRG inviate dal WWF Sicilia, la prima il 6 marzo 2006, l'ultima lo scorso  aprile, a cui si aggiungono  5 denunce, numerose diffide, dossier e segnalazioni alle forze dell’ordine, alla Regione e al Ministero dell’Ambiente.


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100 tonnellate di amianto nelle vicinanze dell'Oasi di Fiumefreddo

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Lunedì, 24 agosto 2009 • Commenti 0 • Categoria: Materiali

Incredibile ma vero.

100 tonnellate di amianto scoperte dalla Guardia di Finanza a Fiumefreddo di Sicilia.
L'area - ex Keyes Italia Spa - estesa per 50 mila mq. era stata in passato affidata ad un curatore fallimentare e la Procura ne aveva disposto la bonifica.

Ma sembra non sia servito a nulla.

La scoperta è ancor più grave visto che si trova nelle vicinanze della riserva naturalistica Oasi di Fiumefreddo.
Con l'intervento dei militari della Guardia di Finanza nel corso dell'operazione denominata Fibra 2, l'intera area è stata posto sotto sequestro.
Due le persone denunciate.

Non basta.
La zona interessata non era stata abbandonata o resa inaccessibile, bensì trasformata in parte a parcheggio, con servizi igienici e docce che, secondo quanto accertato, non avevano i prescritti requisiti igienico-sanitari e serviva per l'accesso alla vicina spiaggia.


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Punta Perotti e la Corte di Strasburgo

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 21 gennaio 2009 • Commenti 1 • Categoria: Città e uomo
L'abbattimento dell'ecomostro a Punta Perotti - Bari
Leggiamo con orrore come molte testate giornalistiche stiano riportando la decisione della Corte di Strasburgo riguardo l'ecomostro di Punta Perotti a Bari, che fu demolito dopo averne riconosciuto lo scempio che esso causava all'ambiente.

I propietari - tra cui la Sud Fondi dei Matarrese - ha fatto ricorso alla Corte di Strasburgo, richiedendo un risarcimento allo Stato italiano per oltre 65 milioni di Euro.

Ebbene, facciamo chiarezza sulla sentenza.
Dopo le improprie esternazioni di molti politici che ora attaccano l'amministrazione barese, è bene portare a conoscenza le parole della Corte di Strasburgo che ha articolato in ben 35 pagine la "condanna" allo "Stato" italiano.

Infatti la sentenza si pronuncia contro i demolitori dell'ecomostro di Punta Perotti affinché i proprietari vengano risarciti per un importo pari a 10.000 € per ciascuna ditta. C'è poi un rimborso, all'apparenza parziale, per le spese processuali: 30.000 euro a testa.

Secondo la Corte l'estensione della confisca (l'85% dei terreni non era costruito)

"in assenza di una indennità, non si giustifica in rapporto all'obiettivo di mettere in conformità con le regole urbanistiche i lotti.
Sarebbe stato ampiamente sufficiente prevedere la demolizione delle opere incompatibili con le normative e di dichiarare senza effetti il progetto di lottizzazione".

Ma non solo


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