Ambiente, ecologia, tecnologia e sviluppo sostenibile

Acque all'arsenico: a rischio i rubinetti dell'acqua in 128 comuni

Scritto da 100ambiente - News • Lunedì, 22 novembre 2010 • Commenti 3 • Categoria: Territorio
'No' della Ue a deroghe su limiti: a rischio salute cittadini

'No' dell'Unione Europea a qualsiasi deroga all'innalzamento dei limiti chiesti dall'Italia sulla concentrazione di arsenico nelle acque a uso alimentare.

Perchè in taluni casi possono provocare malattie, perfino l'insorgere del cancro.
Dopo il niet della Ue scatta ora una guerra contro il tempo per evitare che a casa di migliaia di famiglie i rubinetti possano restare chiusi a seguito di una possibile raffica di ordinanze.

Sono ordinanze richieste da Bruxelles, che potrebbero proibire l`uso potabile dell'acqua.
L'intimazione indirizzata il 28 ottobre al ministero della Salute dall'Ufficio Ambiente della Ue - prosegue il Corriere.it - apre un pesantissimo problema sanitario in 128 comuni dello Stivale divisi tra 5 regioni. 

Tra le Regioni in emergenza c'è il Lazio, con 91 città e borghi (sparsi tra le provincie di Roma, Latina e Viterbo) dove i sindaci, a meno di soluzioni miracolose dell'ultimo istante, potrebbero essere costretti a firmare un provvedimento per vietare di bere l'acqua.


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I risultati delle analisi della cava di Sari: contaminazione in corso

Scritto da 100ambiente - News • Giovedì, 11 novembre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Territorio
I risultati ottenuti da prelievi effettuati in più occasioni certificano che è in atto una contaminazione profonda della falda acquifera.

I risultati delle analisi condotte sui piezometri della discarica Sari di Terzigno, evidenziano "una contaminazione della falda acquifera profonda".

Come anticipato da 100ambiente, i dati sono relativi sia ai prelievi effettuati lo scorso 29 ottobre sia a quelli pregressi svolti dall'Asia, l'azienda che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti nel napoletano.

Nella relazione stilata dal tecnico Michele Moscariello e resa pubblica oggi nel corso di una conferenza stampa nella sede del Parco nazionale del Vesuvio, si legge inoltre:

"La mancata acquisizione di controlli pregressi, necessari e dovuti, circa lo stato di qualità preesistente della falda acquifera prima dell'apertura della discarica, non consente di formulare ipotesi precise sulla fonte della sua contaminazione".


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La Cassazione decide sui danni per esposizione all'amianto

Scritto da 100ambiente - News • Venerdì, 5 novembre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Materiali
Le Associazioni di fatto possono chiedere anche i danni morali derivati dall'amianto.

Stretta della Cassazione sulle morti bianche per esposizione alle polveri di amianto.
Possono chiedere direttamente anche i danni morali tutte le associazioni di fatto che rappresentano i lavoratori, pure quelle nate successivamente.
Non solo.

Nei casi di gravi inadempienze sulla sicurezza ne risponde l`intero consiglio di amministrazione.
Sono questi i punti fermi raggiunti dalla Corte di cassazione (sentenza n. 38991 del 4 novembre 2010) sul tanto discusso tema dell`amianto e delle responsabilità delle aziende.


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A Terzigno identificate in acque di falda prodotti chimici e inquinanti

Scritto da 100ambiente - News • Venerdì, 29 ottobre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Territorio
Emerge dagli ultimi esami effettuati sulel acque di falda. La situazione pare essere sfuggita di mano.

Fluoruri, ferro, manganese, nichel, zinco, cadmio. E ancora, prodotti chimici industriali, pesticidi, idrocarburi cancerogeni come il benzo(a)pirene.

Tutto in quantità di gran lunga superiore ai limiti consentiti dal decreto legislativo 152 del 2006.
E' una miscela pericolosa quella che ha provocato la generale compromissione delle acque di falda a Terzigno, il comune vesuviano diventato in queste settimane il luogo simbolo della protesta contro lo sversamento indiscriminato di immondizia a Cava Sari e contro l'apertura di una seconda discarica, quella di Cava Vitello.


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Il caso delle sogliole tossiche nel Santuario dei Cetacei

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Sabato, 7 agosto 2010 • Commenti 0 • Categoria: Ittica

Sogliole tossicheTorniamo a parlare del Santuario dei Cetacei, chiamato anche Santuario Pelagos, una zona di mare protetta dal 1999 grazie a un Accordo fra Italia, Francia e Principato di Monaco. Ricordiamo che si tratta di una superficie di quasi 90.000 km2, compresa in quella porzione del mar Ligure e dell’alto Tirreno tra Liguria, Toscana e Costa Azzurra.
La particolare abbondanza di nutrienti rende speciali queste acque è un richiamo per molte specie animali importanti, come la balenottera comune (il secondo animale al mondo per dimensioni), il capodoglio, la stenella e il tursiope. E’ per tale ragione che è nato il Santuario: per tutelare questo prezioso ecosistema e gli animali che lo popolano!

Ma ancora una volta arrivano dati allarmanti ed in particolar modo sulle ultime analisi fatte su un determinato pesce: la sogliola comune.
Il progetto di analizzare campioni di sogliola (Solea vulgaris), del Santuario dei Cetacei nasce con l’intento di quantificare la presenza di alcuni contaminanti ambientali in un importante anello della catena alimentare. Fra i composti analizzati ci sono gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), componenti naturali del carbone e del petrolio, di cui alcuni sono probabili cancerogeni per l’uomo; il Bisfenolo A (BPA) sostanza pericolosa per il sistema ormonale usata nella fabbricazione di molte plastiche; i metalli pesanti (piombo, mercurio e cromo) utilizzati in numerose applicazioni e pericolosi per il sistema nervoso e quello renale.

Questi pesci sono ottimi bioindicatori perché conducono una vita stanziale a contatto con i sedimenti. Le sogliole sono una fonte di alimentazione per alcuni cetacei (tursiope) ma anche per l’uomo: questa è fra le prime specie di pesce consigliate in fase di svezzamento dei nostri bambini!

Greenpeace vuole quindi denunciare l’inattività delle Parti Contraenti dell’Accordo del Santuario dei Cetacei che in un decennio non hanno fatto nulla per monitorare e proteggere questa zona di mare, tanto meno sotto il profilo dell’inquinamento marino.


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Italia multata per aver superato i valori limite del PM10

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 11 maggio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Territorio

La Commissione europea procede contro l’Italia per la mancata osservanza delle norme UE sulla qualità dell’aria. Si tratta del secondo e ultimo avvertimento scritto, inviato all’Italia per aver superato i valori limite del PM10 in numerose zone o agglomerati del paese. Il triste primato di morti per inquinamento va alla Lombardia.

Previsioni PM10

Secondo il Commissario UE per l’ambiente, Janez Potocnik,

“... l’inquinamento atmosferico continua a causare ogni anno più di 350 000 morti premature in Europa. In Italia sono ancora troppi i luoghi dove, per ogni 10 000 abitanti, più di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa del particolato. Gli Stati membri devono continuare a prendere sul serio le norme europee di qualità dell’aria e adottare i provvedimenti necessari per ridurre le emissioni”.

La Commissione Europea aveva già bocciato quasi tutti i Piani Regionali e Comunali di risanamento dell'aria, constatato l'inesistenza di un Piano Nazionale e avviato una procedura di infrazione nei confronti del Governo italiano.
Si rischia così di condannare l’Italia a pagare una salatissima multa per inquinamento. Nel documento finale della Commissione, oltre alla Lombardia, che fa da capofila dei bocciati, troviamo anche l’Emilia Romagna, il Piemonte, il Veneto, la Provincia Autonoma di Trento, la Provincia Autonoma di Bolzano, la Valle d'Aosta, il Friuli Venezia Giulia, la Liguria, la Toscana, l’Umbria, le Marche, il Lazio, l’Abruzzo, la Campania, la Puglia e la Sicilia.


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Orizzonte nero. Sei domande per capire il disastro della Deepwater Horizon in Louisiana

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Lunedì, 10 maggio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Produzione & Consumi

Marea Nera Louisiana - orizzonte neroDopo tante promesse di “rivoluzione verde” e Green Economy, agli inizi di aprile 2010, Barak Obama ha ridato il via alle esplorazioni petrolifere offshore negli USA, dopo una lunga moratoria.

Un pedaggio pagato alle lobby petrolifere per far passare un “Climate Bill” (la legislazione per la riduzione delle emissioni di gas serra) che riduce le emissioni degli USA solo del 4% rispetto al 1990 (anno di riferimento del Protocollo di Kyoto).
Obama è stato subito ripagato da BP (che non vuol dire più British Petroleum ma Beyond Petroleum, cioè “Oltre il Petrolio”!) con una marea nera che lascerà il segno.

Greenpeace diffonde oggi “Orizzonte nero”, un documento che spiega con sei domande e sei risposte cosa sta accadendo con il disastro petrolifero in Louisiana, svelando le molte falsità che in questi giorni vengono diffuse.
Vediamo di capire come e perché.


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Fiume Lambro. Il punto della situazione secondo il IRSA-CNR

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Domenica, 28 febbraio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Territorio

Fiume LambroIl Fiume Lambro rappresenta da decenni una delle principali sorgenti di inquinamento antropico lungo il corso del Fiume Po. Gli studi condotti dall’Istituto di Ricerca Sulle Acque (IRSA)-CNR fin dalla metà degli anni settanta hanno contribuito prima ad identificare e poi a quantificare il fenomeno, fissando per il Lambro in circa il 30% il contributo al carico totale di inquinanti che viene veicolato dal grande fiume padano nel Mare Adriatico.

La pressione urbana, industriale ed agricola di uno dei territori più sviluppati dell’Europa sono la causa dello stato di degrado elevato delle acque, che nei recenti due decenni ha visto crescere l’attenzione degli Enti gestori anche a seguito dell’adeguamento normativo alla Direttiva Quadro sulle Acque, adeguamento a cui l’IRSA ha fornito un contribuito rilevante per lo sviluppo delle metodologie per la classificazione della qualità ecologica.

Nel tratto a monte della città di Milano a partire dalla metà degli anni ottanta prima il depuratore di San Rocco, della attuale ALSI (Alto Lambro Servizi Idrici), poi il depuratore di Merone, dell’ASIL (Azienda Servizi Integrati Lambro), hanno contribuito a determinare un recupero significativo delle acque del Fiume Lambro, con presenza di fauna ittica, miglioramento della biodiversità della fauna bentonica e ad un aspetto visivo più accettabile delle acque.

Un analogo sforzo gestionale è stato realizzato in quest’ultimo decennio anche a valle di Milano, con la costruzione/ampliamento degli impianti di depurazione di Nosedo, Milano San Rocco e di Peschiera Borromeo, raggiungendo nel 2005 l’obiettivo di trattare la totalità delle acque reflue della metropoli lombarda.



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Il disastro ecologico del fiume Lambro

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Giovedì, 25 febbraio 2010 • Commenti 3 • Categoria: Territorio

Lo sversamento nel Lambro di di enormi quantità di gasolio dalle cisterne dell’ex raffineria di Villasanta può essere il colpo di grazia per un fiume da decenni in un vergognoso stato di degrado. Ma l’onda nera, che intanto prosegue il suo viaggio, rappresenta una gravissima minaccia non solo per gli abitanti dei comuni rivieraschi, ma per tutto l’ecosistema del Parco regionale della Valle del Lambro, del Parco di Monza (il più grande Parco urbano d’Europa e una delle aree naturalistiche-paesaggistiche più belle della Lombardia) e soprattutto del più ampio ecosistema del Po, con danni ambientali a catena per centinaia di chilometri a valle che non risparmieranno nemmeno alcuni siti di interesse comunitario (SIC) presenti lungo il Po. 


foto di Andrea Longo

Le prime a essere direttamente colpite sono le specie acquatiche, pesci, anatre selvatiche, le colonie di aironi che proprio in questi giorni hanno iniziato a nidificare sulle sponde del Po. Sono decine gli animali ripescati senza vita.

In allerta il Centro di Recupero Animali Selvatici WWF di Vanzago, dove già ieri sono stati portati i primi germani reali interamente coperti di gasolio che verranno curati dai veterinari del centro.  Purtroppo i danni di questo sversamento si ripercuoteranno su tutta la catena alimentare, con conseguenze che dureranno nel tempo, e si registrano già gravissime conseguenze sul settore agricolo che gravita intorno al sistema fluviale.


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Quanto inquinano le cicche di sigaretta? L'impatto ambientale delle sigarette

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 26 gennaio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Materiali

Accendere una sigaretta significa immettere in ambiente più di 4.000 sostanze chimiche ad azione irritante, nociva, tossica, mutagena e cancerogena. Una parte di queste sostanze chimiche resta nel filtro e va a contaminare quella parte di sigaretta non fumata che comunemente chiamiamo cicca o mozzicone. Nelle cicche quindi è possibile trovare moltissimi inquinanti: nicotina, benzene, gas tossici quali ammoniaca e acido cianidrico, composti radioattivi come polonio-210, e acetato di cellulosa, la materia plastica di cui è costituito il filtro.

Di questo argomento si è discusso giovedi scorso presso la sede ENEA di Roma, durante la giornata di studio “L’impatto ambientale del fumo di tabacco. Le cicche di sigaretta: un rifiuto tossico dimenticato”.

Sulla base della normativa inerente la classificazione ed etichettatura delle sostanze pericolose le cicche di sigarette dovrebbero essere classificate come un rifiuto pericoloso per l’ambiente e come tale trattate. Contrariamente a questo principio, invece, le cicche vengono immesse in ambiente senza nessun criterio e nessuna precauzione.

A conferma di tale comportamento una recente ricerca delle Nazioni Unite ha messo in evidenza che le cicche sono nettamente al primo posto nella top-ten dei rifiuti che soffocano il Mediterraneo. Inoltre le cicche di sigaretta non spente, buttate o abbandonate in ambiente esterno o in casa, possono provocare incendi in casa o di boschi.


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Arriva SISTRI, il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti speciali.

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 26 gennaio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Materiali

Rifiuti pericolosi e tossiciSperando non si tratti dell'ennesimo progetto dalle buone intenzioni e dagli scarsi risultati ma viceversa, porti alla soluzione del controllo della tracciabilità dei rifiuti speciali in Italia, è stato presentato nei giorni scorsi SISTRI, il nuovo registro per riportare legalità, trasparenza, risparmio, semplificazione, informatizzazione nel campo dei rifiuti.

Una massa di rifiuti, oltre 147 milioni di tonnellate all’anno, il 10% dei quali pericolosi, che richiedono precisi adempimenti per lo smaltimento. Sono gli stessi rifiuti su cui hanno costruito una parte del loro business le ecomafie, affari criminali per il territorio e per la salute pubblica.

D’ora in poi ogni rifiuto speciale potrà essere seguito in qualsiasi fase della filiera produttiva, dalla produzione allo smaltimento. Grazie al SISTRI, infatti, la cui gestione è affidata al Comando dei Carabinieri per la tutela dell’ambiente, finalmente potremo contare su un apparato di controllo adeguato e su un sistema in grado di sostituire procedure obsolete, inefficienti e onerose.

Con il SISTRI viene posta particolare attenzione al trasporto e alla fase finale di smaltimento, con l’utilizzo di sistemi elettronici in grado di dare visibilità al flusso in entrata e in uscita degli autoveicoli nelle discariche. E va in pensione il sistema di rilevazione cartaceo che finora, purtroppo, ha consentito di conoscere i dati relativi alla gestione dei rifiuti speciali con un ritardo di due, tre anni, creando difficoltà nell’impostazione di politiche ambientali mirate e con scarsa utilità ai fini dei controlli di legalità volti a specifici interventi repressivi.


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Legambiente presenta il rapporto sullo stato del risanamento dei siti inquinati da amianto in Italia

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 17 novembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Materiali

L'Italia e l'amianto
75mila ettari di territorio contaminato da fibre di amianto
che, in attesa della bonifica dei siti, continuano a mettere a rischio la salute dei cittadini.
Anni e anni di battaglie sostenute da associazioni, comitati, sindacati per mettere in sicurezza il territorio e riconoscere i diritti delle famiglie dei lavoratori danneggiati - e in molti casi, purtroppo, uccisi – dalla sostanza estratta, lavorata, smaltita, abbandonata.

Oltre 9mila casi di mesotelioma pleurico, il tumore dell’apparato respiratorio strettamente connesso all’inalazione della fibra di amianto riscontrati in Italia dal 1993 al 2004, con una esposizione che nel 70% dei casi è stata di tipo professionale.

Questi, in estrema sintesi, i temi di Liberi dall’amianto, il dossier di Legambiente presentato a Torino, nel corso della seconda conferenza nazionale non governativa “Amianto e giustizia”, promossa da un vasto cartello di associazioni.

L’amianto in Italia è presente in molte zone e in varie forme: da quello naturale che emerge in superficie e giace all’aria aperta nelle miniere abbandonate da almeno vent’anni, a quello grezzo contenuto in sacchi malamente stoccati nei magazzini o nei piazzali degli stabilimenti produttivi, fino a quello miscelato con il cemento nella classica ondulina dei tetti e nelle tamponature degli edifici industriali o domestici degli anni ’70 e ’80 presente diffusamente in tutta Italia.

Ma i numeri eccezionali dei casi di mesotelioma alla pleura si spiegano anche con il record non invidiabile della produzione di amianto che deteneva l’Italia fino al 1992, di secondo produttore europeo con oltre 3,7milioni di tonnellate di amianto grezzo estratto, prodotto e commercializzato in tutto il Paese, con alcune situazioni eccezionali.


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