Ambiente, ecologia, tecnologia e sviluppo sostenibile

Cresce la voglia di BIO: +7% sulle tavole degli italiani

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Venerdì, 30 aprile 2010 • Commenti 0 • Categoria: Produzione & Consumi

Prodotti biologiciCresce senza mezzi termini la voglia di prodotti biologici tra gli italiani tanto da far registrare un aumento record del 7 per cento negli acquisti familiari di prodotti biologici Made in Italy. Il trend va di pari passo con valori record di crescita sulle tavole degli italiani. E' quanto emerge dagli ultimi dati diffusi da Coldiretti evidenziando che in Italia il biologico sviluppa un giro di affari stimato in 3 miliardi di euro anche grazie alle circa 45mila imprese agricole che coltivano e allevano bio su un territorio di oltre un milione di ettari.

Cercando di analizzare nello specifico le singole referenze bio, le migliori performance di mercato si rilevano nel 2009 per l'ortofrutta fresca e trasformata (+26,6 per cento l'incremento in valore su base annua) e per le uova (+21,8 per cento), mentre gli acquisti di bevande e pane (e suoi sostituti) crescono a ritmi più contenuti (rispettivamente del 5,7 per cento e del 8,7 per cento).

Nel Nord Italia Nelle si concentra più del 70 per cento degli acquisti nazionali, mentre il centro, inclusa la Sardegna, e il Meridione rappresentano rispettivamente il 22 per cento e l'8 per cento del totale.


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Fiume Lambro. Il punto della situazione secondo il IRSA-CNR

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Domenica, 28 febbraio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Territorio

Fiume LambroIl Fiume Lambro rappresenta da decenni una delle principali sorgenti di inquinamento antropico lungo il corso del Fiume Po. Gli studi condotti dall’Istituto di Ricerca Sulle Acque (IRSA)-CNR fin dalla metà degli anni settanta hanno contribuito prima ad identificare e poi a quantificare il fenomeno, fissando per il Lambro in circa il 30% il contributo al carico totale di inquinanti che viene veicolato dal grande fiume padano nel Mare Adriatico.

La pressione urbana, industriale ed agricola di uno dei territori più sviluppati dell’Europa sono la causa dello stato di degrado elevato delle acque, che nei recenti due decenni ha visto crescere l’attenzione degli Enti gestori anche a seguito dell’adeguamento normativo alla Direttiva Quadro sulle Acque, adeguamento a cui l’IRSA ha fornito un contribuito rilevante per lo sviluppo delle metodologie per la classificazione della qualità ecologica.

Nel tratto a monte della città di Milano a partire dalla metà degli anni ottanta prima il depuratore di San Rocco, della attuale ALSI (Alto Lambro Servizi Idrici), poi il depuratore di Merone, dell’ASIL (Azienda Servizi Integrati Lambro), hanno contribuito a determinare un recupero significativo delle acque del Fiume Lambro, con presenza di fauna ittica, miglioramento della biodiversità della fauna bentonica e ad un aspetto visivo più accettabile delle acque.

Un analogo sforzo gestionale è stato realizzato in quest’ultimo decennio anche a valle di Milano, con la costruzione/ampliamento degli impianti di depurazione di Nosedo, Milano San Rocco e di Peschiera Borromeo, raggiungendo nel 2005 l’obiettivo di trattare la totalità delle acque reflue della metropoli lombarda.



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Il disastro ecologico del fiume Lambro

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Giovedì, 25 febbraio 2010 • Commenti 3 • Categoria: Territorio

Lo sversamento nel Lambro di di enormi quantità di gasolio dalle cisterne dell’ex raffineria di Villasanta può essere il colpo di grazia per un fiume da decenni in un vergognoso stato di degrado. Ma l’onda nera, che intanto prosegue il suo viaggio, rappresenta una gravissima minaccia non solo per gli abitanti dei comuni rivieraschi, ma per tutto l’ecosistema del Parco regionale della Valle del Lambro, del Parco di Monza (il più grande Parco urbano d’Europa e una delle aree naturalistiche-paesaggistiche più belle della Lombardia) e soprattutto del più ampio ecosistema del Po, con danni ambientali a catena per centinaia di chilometri a valle che non risparmieranno nemmeno alcuni siti di interesse comunitario (SIC) presenti lungo il Po. 


foto di Andrea Longo

Le prime a essere direttamente colpite sono le specie acquatiche, pesci, anatre selvatiche, le colonie di aironi che proprio in questi giorni hanno iniziato a nidificare sulle sponde del Po. Sono decine gli animali ripescati senza vita.

In allerta il Centro di Recupero Animali Selvatici WWF di Vanzago, dove già ieri sono stati portati i primi germani reali interamente coperti di gasolio che verranno curati dai veterinari del centro.  Purtroppo i danni di questo sversamento si ripercuoteranno su tutta la catena alimentare, con conseguenze che dureranno nel tempo, e si registrano già gravissime conseguenze sul settore agricolo che gravita intorno al sistema fluviale.


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L'Italia è un paese di Hobby Farmer. L'agricoltura amatoriale.

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 13 gennaio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Mercati e Tendenze

Una ricerca svolta da Nomisma in collaborazione con il mensile Vita in Campagna - che da oltre 25 anni segue chi per passione coltiva piante o alleva animali nel tempo libero - sembra dimostrare come le aree rurali siano sempre più interessate dalla presenza di persone che decidono di spostarsi e di vivere in campagna, dedicandosi anche ad attività tipiche di questi spazi, agricoltura in primis.

Questo interesse per le attività agricole da parte di 'non addetti ai lavori' sta assumendo oggi particolare rilevanza. Infatti ci si accorge del fatto che nelle campagne si sta sempre più diffondendo una figura particolare, che potremmo definire hobby farmer (o agricoltore amatoriale), che si caratterizza per il possesso di un terreno agricolo coltivato nel tempo libero, in quanto la sua attività principale dal punto di vista lavorativo (e di tempo) è al di fuori del settore agricolo stesso.

E' però importante non confondere l'hobby farmer con quella dell’agricoltore non professionale: quest’ultimo, infatti, si configura comunque come un agricoltore che, pur dedicando meno del 50% del suo tempo, viene periodicamente monitorato dall’Istat (in Italia, infatti, il 70% dei conduttori agricoli svolge l’attività agricola in maniera part-time).


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Ridurre i rischi per l'ambiente e la salute umana dagli agrofarmaci

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 22 dicembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Innovazione

Quasi 3 milioni di euro di investimento, 3 Paesi coinvolti (Italia, Grecia e Polonia), 5 partner, 9 aree previste per le attività dimostrative, tra cui le Province di Torino, Asti, Cuneo e Alessandria e 24 siti pilota.
Sono questi alcuni dei numeri del progetto finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma LIFE Plus, che Agroinnova, il Centro di Competenza per l’Innovazione in campo agro-ambientale dell’Università di Torino, si è recentemente aggiudicato e che prenderà via il prossimo 1 gennaio 2010.

Il progetto, della durata di tre anni,  nasce con l’obiettivo di fornire soluzioni concrete al piano messo in atto dall’Unione Europea per ridurre i rischi per l'ambiente e la salute umana dovuti all'impiego degli agrofarmaci e, più in generale, per promuovere un uso più sostenibile di tali prodotti e una riduzione complessiva dei rischi e degli utilizzi, senza perdita di efficienza per gli utilizzatori professionali.

Tale progetto acquisisce particolare importanza per l’Italia e per il Piemonte, in quanto si propone di intervenire, nello specifico, sull’impiego dei fumiganti, prodotti utilizzati per la disinfestazione del terreno in ortofloricoltura intensiva e, quindi, molto importanti per l’agricoltura mediterranea in generale e italiana in particolare.

Non è un caso quindi che le aree scelte per la sperimentazione dei risultati delle ricerche in Italia siano proprio nelle province di Torino, Asti, Cuneo e Alessandria, caratterizzate dalla presenza di un'orticoltura intensiva di notevole importanza economica.


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Albero di Natale vero o finto? Alcuni consigli

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Lunedì, 7 dicembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Mercati e Tendenze

Qual'è l'origine dell'usanza dell'albero di Natale?
Dubbio amletico.
Veri o finti? E meglio acquistare un albero di Natale vero o in plastica?

Secondo Coldiretti quest'anno si dovrebbe registrare un ritorno all'acquisto dei quelli veri, che rimarranno con un prezzo stabile sul mercato.
Il numero stimato è in 6,5 milioni di esemplari, tutti (almeno ci auguriamo) provenienti da coltivazioni specifiche.
Un numero con un potenziale elevato, che se tornassero alla terra potrebbero essere un contributo sostanziale all'ambiente.

Ma come è noto, tra alberi con radici recise o insufficienti, punte e non alberi e morie negli appartamenti cittadini, pochi riusciranno a tornare a madre natura.

E quindi?
Forse meglio gli alberi finti?

Il buon senso potrebbe portarci a rispondere di si... ma c'é un ma...

Gli alberi finti di plastica - secondo Coldiretti - arrivano molto spesso dalla Cina e non solo consumano petrolio e liberano gas ad effetto serra per la loro realizzazione e il trasporto, ma impiegano oltre 200 anni prima di degradarsi nell'ambiente.
Quest'anno si prevede la vendita di circa 4 milioni di esemplari.


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Il Sahel a rischio crisi alimentare

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Giovedì, 9 luglio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Territorio

La gran parte del Sahel, dal Senegal al Niger, é esposta al rischio di una crisi alimentare dovuta ad una possibile annata agricola deficitaria.

Oltre il 70% della popolazione del Sahel (50 milioni di abitanti) potrebbe essere interessato da un andamento negativo delle piogge nei mesi di luglio-agosto che condizionerebbe la produzione agricola.
Ad oggi il quadro climatico ed agricolo, a differenza di quanto avvenuto negli ultimi anni, si presenta non positivo con indici climatici non convergenti che delineano una incertezza sulla prossima stagione monsonica.

In particolare a fronte di piogge che fino ad adesso hanno permesso semine quasi regolari nella regione, le previsioni climatiche da parte dei cinque principali centri internazionali per i mesi da luglio a settembre convergono verso stime molto negative o nella norma.
Queste previsioni, unitamente agli indici climatici attuali che mostrano un monsone debole ed in ritardo, rafforzano il rischio di possibili periodi siccitosi.
In particolare sulla base dei cicli delle principali colture e della mappatura delle semine riuscite nella regione, piogge diffuse e nella norma sarebbero necessarie su tutta la regione nel periodo tra l’ultima decade di luglio e la prima di agosto per permettere un regolare passaggio dalla fioritura alla allegagione (formazione della granella).


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Amazzonia. Un macello. Inchiesta Greenpeace

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Sabato, 6 giugno 2009 • Commenti 0 • Categoria: Territorio

Un paio di scarpe Geox, Nike o Adidas, un divano di pelle Chateaux d’Ax, un pasto a base di carne Simmenthal o Montana possono avere un’impronta devastante sull’ultimo polmone del mondo e sul clima del nostro pianeta.

Dopo tre anni di indagini sotto copertura, Greenpeace pubblica l’inchiesta “Amazzonia, che macello!” con la quale smonta, pezzo per pezzo, il complesso mercato globale della carne e della pelle e rivela come i giganti brasiliani del comparto zootecnico – parzialmente partecipati dallo stesso governo brasiliano – stanno distruggendo l’Amazzonia e il clima del nostro pianeta.
In quest’inchiesta per la prima volta emergono i nomi dei marchi implicati, Greenpeace ricostruisce le filiere fino ai prodotti che ogni giorno tutti noi usiamo e che nascondono una storia di deforestazioni, incendi, abusi e nuove schiavitù della
popolazione locale.

Sono stati identificati centinaia di allevamenti illegali all’interno della foresta pluviale amazzonica che riforniscono i macelli e le concerie di gruppi come Bertin, JBS e Marfirg.
Grazie all’analisi di mappe e foto satellitari, Greenpeace è stata in grado di definire i confini di alcuni di questi allevamenti fornendo prove schiaccianti sulle loro attività illegali di deforestazione, taglio a raso e incendi dolosi.


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Ecco come muoiono le api (video inchiesta)

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 3 febbraio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Fauna

Interessantissimo il programma di 10 minuti trasmesso da La 7 dove incontriamo Sortino. Ex-Iena, in maniera semplice porta avanti un'inchiesta che riguarda la straordinaria moria di api.
In Europa l'84% della produzione agricola di frutta e verdura avviene grazie all'impollinazione diretta delle api.
Solo in Italia è stato stimato che sono stati persi oltre 200.000 alveari per una costo pari a 250 milioni di euro. A livello mondiale, invece, la stima supera il miliardo di euro.

Ma cosa può causare la morte delle api? Osservandole bene, si deduce si tratti di avvelenamento.
Sortino indaga e scopre che la causa sarebbe da ricondurre, soprattutto in alcune aree agricole italiane, all'uso di un nuovo tipo di sementi del granoturco.
Questo seme viene "conciato", ossia trattato con neonicotinoide, un pesticida in grado di entrare all'interno della pianta del mais e non nel frutto (la pannocchia, ma questo è tutto da verificare) e proteggerlo da malattie e parassiti.
Ma se il pesticida è dentro la pianta e la moria delle api avviene proprio nel periodo della semina, quale nesso diretto può esserci?


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Cresce la voglia di 'BIO' in Italia

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 3 febbraio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Mercati e Tendenze

Statistiche alla mano. In Italia cresce la voglia di BIO. Voglia di biologico, cibo sano, naturale.
E i numeri parlano chiaro.

Si tratta di un vero boom che vede i consumatori di alimenti biologici aumentare in percentuale del 23 % raggiungendo quota 8 milioni.
Dunque uno zoccolo duro che cresce, ma anche gli occasionali aumentano. Ben 7 italiani su 10 hanno inserito prodotti bilogici nel carrello della propria spesa almeno occasionalmente.

E' quanto emerge da una analisi Coldiretti/Swg in un settore dove l'Italia ha conquistato la leadership produttiva a livello europeo con oltre un milione di ettari coltivati e circa cinquantamila imprese agricole coinvolte.
Si tratta di un settore di punta del Made in Italy agroalimentare poiché in Italia si trovano un terzo delle imprese biologiche europee e un quarto della superficie bio dell'Unione Europea.


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L'italiano si scopre "ortaiolo"

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 21 gennaio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Città e uomo
Voglia di Orto. Una ricerca sulle tendenze degli italiani
Quasi quattro italiani su dieci (37 per cento) dedicano parte del tempo libero al giardinaggio e alla cura dell'orto dove raccogliere frutta, ortaggi o piante aromatiche da portare in tavola, come misura antistress, per passione, per gratificazione personale o anche solo per risparmiare.

E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat sulle attività del tempo libero pubblicati nel 2008 che fotografano un crescente interesse per la cura del verde.

Si tratta di un hobby che coinvolge allo stesso modo maschi e femmine e che piace ai giovani considerato che è praticato da piu' di uno su quattro di quelli con età compresa tra i 25 e i 34 anni, anche se l'interesse aumenta con l'età e raggiunge quasi la metà degli over 65.

A livello territoriale il fenomeno è molto diffuso al nord come in Veneto, Valle d'Aosta, e Friuli Venezia Giulia dove interessa oltre il 50 per cento della popolazione e meno nel mezzogiorno dove si scende su valori inferiori al 25 per cento.


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