Ambiente, ecologia, tecnologia e sviluppo sostenibile

Premier Kan: decine anni per decontaminazione Fukushima

Scritto da 100ambiente - News • Sabato, 9 luglio 2011
Teatro di una delle catastrofi peggiori del nucleare civile

La decontaminazione del sito della centrale nucleare di Fukushima richiederà diverse decine di anni. Lo ha affermato il primo ministro giapponese Naoto Kan, presentando per la prima volta un programma di lungo termine per questa operazione.

I sistemi di raffreddamento della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, situata 220 chilometri a nordest di Tokyo, sono stati danneggiati comportando una fusione nell'ambito di tre reattori a causa dello tsunami seguito al terremoto dell'11 marzo, causando una delle catastrofi peggiori del nucleare civile.


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Giappone. La Tepco truccò i dati manutenzione delle centrali nucleari

Scritto da 100ambiente - News • Lunedì, 21 marzo 2011 • Commenti 1 • Categoria: Territorio
La compagnia elettrica sempre più su banco imputati

Alcuni giorni prima che il grande terremoto/tsunami del Tohoku provocasse anche danni alla centrale Fukushima-1, oggi al centro della più grave emergenza nucleare dai tempi di Chernobyl, la società che gestisce la struttura - Tokyo denryoku (Toden, Tepco nella denominazione inglese) - aveva dovuto riconoscere di aver "ritoccato" i rapporti sulla sicurezza dei suoi impianti.

Una decina di giorni prima del sisma, la Toden aveva presentato alle autorità nipponiche un documento nel quale riconosceva d'aver falsificato i dati dei registri di controllo.


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Giappone. E' lotta contro il tempo nel reattore 3

Scritto da 100ambiente - News • Venerdì, 18 marzo 2011 • Commenti 0 • Categoria: Territorio
Dopo l'appello del governo calano i consumi di energia

Tra paura e speranza, il Giappone continua a lottare per impedire che la centrale nucleare Fukushima-1, danneggiata dal devastante terremoto/tsunami di venerdì scorso, si trasformi in una catastrofe nella catastrofe.

E, rispetto ai giorni scorsi, gli sforzi dei coraggiosi operatori della Tokyo denryoku (Toden) che lavorano, a rischio della vita, e le altre autorità presenti sono riusciti a spruzzare acqua sul reattore 3, quello che al momento preoccupa di più, per cercare di tenere sotto controllo la temperatura.


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Il caso delle sogliole tossiche nel Santuario dei Cetacei

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Sabato, 7 agosto 2010 • Commenti 0 • Categoria: Ittica

Sogliole tossicheTorniamo a parlare del Santuario dei Cetacei, chiamato anche Santuario Pelagos, una zona di mare protetta dal 1999 grazie a un Accordo fra Italia, Francia e Principato di Monaco. Ricordiamo che si tratta di una superficie di quasi 90.000 km2, compresa in quella porzione del mar Ligure e dell’alto Tirreno tra Liguria, Toscana e Costa Azzurra.
La particolare abbondanza di nutrienti rende speciali queste acque è un richiamo per molte specie animali importanti, come la balenottera comune (il secondo animale al mondo per dimensioni), il capodoglio, la stenella e il tursiope. E’ per tale ragione che è nato il Santuario: per tutelare questo prezioso ecosistema e gli animali che lo popolano!

Ma ancora una volta arrivano dati allarmanti ed in particolar modo sulle ultime analisi fatte su un determinato pesce: la sogliola comune.
Il progetto di analizzare campioni di sogliola (Solea vulgaris), del Santuario dei Cetacei nasce con l’intento di quantificare la presenza di alcuni contaminanti ambientali in un importante anello della catena alimentare. Fra i composti analizzati ci sono gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), componenti naturali del carbone e del petrolio, di cui alcuni sono probabili cancerogeni per l’uomo; il Bisfenolo A (BPA) sostanza pericolosa per il sistema ormonale usata nella fabbricazione di molte plastiche; i metalli pesanti (piombo, mercurio e cromo) utilizzati in numerose applicazioni e pericolosi per il sistema nervoso e quello renale.

Questi pesci sono ottimi bioindicatori perché conducono una vita stanziale a contatto con i sedimenti. Le sogliole sono una fonte di alimentazione per alcuni cetacei (tursiope) ma anche per l’uomo: questa è fra le prime specie di pesce consigliate in fase di svezzamento dei nostri bambini!

Greenpeace vuole quindi denunciare l’inattività delle Parti Contraenti dell’Accordo del Santuario dei Cetacei che in un decennio non hanno fatto nulla per monitorare e proteggere questa zona di mare, tanto meno sotto il profilo dell’inquinamento marino.


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Il disastro della Deepwater Horizon in Louisiana. Le immagini e il video tenuti nascosti dalla BP

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Giovedì, 13 maggio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Materiali

La ABC, network televisivo americano, ha reso pubbliche alcune immagini e alcuni video fatti nelle profondità dell'oceano da robot teleguidati della BP e che mostrano le falle da cui sta fuoriuscendo la marea nera di petrolio che sta distruggendo un intero ecosistema. Queste immagini e questi video sono stati tenuti segreti e non mostrati al pubblico - sembrerebbe - per tutelare l'immagine della stessa BP, tal che non diventassero immagini iconografiche della tragedia ambientale in corso.
La marea nera di petrolio che sta fuoriscendo ancora dalle profondità del mare, proprio sotto alla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, è probabilmente (anzi sicuramente) il più grave disastro ecologico ad opera umana.

Petrolio Louisiana disastro ecologico petrolio

Il fatto che la compagnia petrolifera BP abbia tenuto nascosto sia i video che le immagini rendono ancor più grave la sua posizione, alla luce anche delle richieste di aiuto che sono rivolte al mondo intero. Esiste infatti anche un sito dove si invita, chiunque, a fornire suggerimenti e idee, in un puro stile social-cooperativo. Se queste immagini e questi video fossero stati resi pubblici prima, probabilmente tecnici, scienziati, ingegneri di tutto il mondo avrebbero potuto capire meglio quale fosse la reale situazione e la dinamica della rottura.

bp oil leak underwater

Di seguito trovate il video (fin quando resterà disponibile su Youtube) carpito e diffuso dall'ABC.

Aggiornamento: è di soli pochi minuti fa la pubblicazione ufficiale del video sul sito deepwaterhorizonresponse.com. Ormai i buoi sono scappati e la BP non ha potuto negare l'evidenza.


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L'estrazione dell'uranio. Quelle scomode verità nascoste. Il caso del Niger

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 12 maggio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Territorio

Greenpeace ha pubblicato pochi giorni fa un documento che riporta uno studio in grado di arricchire il punto di vista dell'opinione pubblica importante da conoscere e avere quella giusta visione d'insieme per esprimere un giudizio pro o contro sul nucleare. Peccato che siano in pochi ad averne riportato la notizia. Stiamo parlando del documento "Left in the dust - L’eredità radioattiva di Areva nelle città del deserto del Niger". L'argomento è l'estrazione dell'uranio e i suoi effetti catastrofici sul territorio e sulla popolazione.
Si tratta di un briefing su quanto sta succedendo in Niger, un paese senza sbocco sul mare, posizionato nell’Africa sahariana occidentale, con il più basso indice di sviluppo umano sul pianeta. Caratterizzato da un territorio desertico e arido, scarsamente coltivabile e molto povero, diffuso analfabetismo, scarse infrastrutture e instabilità politica.

Niger miniere uranio

Tuttavia, il Niger è ricco di risorse minerarie, come l’uranio.

In questo documento-riassunto troverete informazioni, dettagli, particolari, descrizioni su cosa avviene quando e come l'uranio viene estratto.

Niger miniere uranio estrazioni

Le detonazioni e le trivellazioni in miniera causano enormi nuvole di polvere, montagne di rifiuti industriali e enormi mucchi di fango rimangono esposti all'aria aperta; lo spostamento di milioni di tonnellate di terra e roccia rischia di compromettere le sorgenti d’acqua sotterranee.
Questo è quanto sta avvenendo da 40 anni, da quando una potentissima multinazionale francese, la AREVA (sconosciuta a molti), leader mondiale nel campo dell'energia nucleare ed è l'unica presente in ogni attività industriale a essa connessa, ha preso possesso delle miniere di uranio in Niger.


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La tragedia del Golfo del Messico. La triste fotogallery dal cielo

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 5 maggio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Materiali

5.000 barili al giorno. Questa è la stima della fuoriuscita di petrolio che ogni giorno sta inondando le acque del Golfo del Messico, proprio di fronte a New Orleans. Una tragedia ecologica, uno stravolgimento ambientale. Giorni e giorni in cui specialisti di tutto il mondo stanno cercando inutilmente di arginare la marea nera.

Ricordiamo che un barile corrisponde a 163 litri di petrolio. Ogni giorno quindi vengono dispersi 815.000 litri di marea nera.
Anche la NASA è stata chiamata per monitorare l'andamento del fenomeno. L'unica notizia veramente positiva ma non risolutiva giunta qualche minuto fa è che i tecnici della BP sono riusciti a chiudere uno dei tre pozzi di trivellazione dal quale sta uscendo il petrolio. Ma tutto il resto?

Tragedia ecologica Golfo Messico Marea Petrolio

Uno scempio, un'abominevole risultato dell'azione dell'uomo.

Quello che vi proponiamo è la triste gallery di immagini dallo spazio, scattate dai satelliti civili e militari. In alcune di esse troverete i rapporti in chilometri della marea inquinante. Dimensioni spaventose, impossibile da fermare.



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Delta del Po: strage di ricci e vongole

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 30 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Ittica, Territorio

Il WWF lancia un allarme per la moria di vongole segnalata recentemente dai pescatori del Delta del Po. In questi giorni si stanno osservando anche insoliti contingenti di ricci e stelle marine spiaggiati in diversi litorali.
Le cause sono ancora ignote ma, ancora una volta e a distanza di un mese dall’inquinamento da idrocarburi, il Delta del Po, uno degli ambienti più ricchi di biodiversità d’Italia per le sue estensioni di zone umide e lagune, è al centro delle cronache ambientali e, ancora una volta, emerge prepotentemente la sua estrema vulnerabilità.

Il WWF sottolinea come a un mese di distanza dall’emergenza Lambro – Po, caratterizzata dallo sversamento di circa 2800 tonnellate tra gasolio e oli combustibili, si sia ancora in attesa dell’ordinanza che avrebbe dovuto sbloccare e avviare un piano di monitoraggio per valutare le conseguenze sull’intero ecosistema dell’inquinamento di idrocarburi di marzo.

Come  era prevedibile ai proclami, peraltro esageratamente rassicuranti, della Protezione civile e del Ministero dell’Ambiente, non sono seguite le urgenti azioni necessarie e, ad oggi  non è dato sapere se siano disponibili o meno i, “forse”, 12 milioni di euro, che avrebbero costituito una prima tranche di contributi per coprire le spese delle prime azioni di bonifica, le indagini supplementari, l’avvio di un piano di monitoraggio integrato e la redazione di piano di bonifica.


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Quanto inquinano le cicche di sigaretta? L'impatto ambientale delle sigarette

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 26 gennaio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Materiali

Accendere una sigaretta significa immettere in ambiente più di 4.000 sostanze chimiche ad azione irritante, nociva, tossica, mutagena e cancerogena. Una parte di queste sostanze chimiche resta nel filtro e va a contaminare quella parte di sigaretta non fumata che comunemente chiamiamo cicca o mozzicone. Nelle cicche quindi è possibile trovare moltissimi inquinanti: nicotina, benzene, gas tossici quali ammoniaca e acido cianidrico, composti radioattivi come polonio-210, e acetato di cellulosa, la materia plastica di cui è costituito il filtro.

Di questo argomento si è discusso giovedi scorso presso la sede ENEA di Roma, durante la giornata di studio “L’impatto ambientale del fumo di tabacco. Le cicche di sigaretta: un rifiuto tossico dimenticato”.

Sulla base della normativa inerente la classificazione ed etichettatura delle sostanze pericolose le cicche di sigarette dovrebbero essere classificate come un rifiuto pericoloso per l’ambiente e come tale trattate. Contrariamente a questo principio, invece, le cicche vengono immesse in ambiente senza nessun criterio e nessuna precauzione.

A conferma di tale comportamento una recente ricerca delle Nazioni Unite ha messo in evidenza che le cicche sono nettamente al primo posto nella top-ten dei rifiuti che soffocano il Mediterraneo. Inoltre le cicche di sigaretta non spente, buttate o abbandonate in ambiente esterno o in casa, possono provocare incendi in casa o di boschi.


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Climate Change. Cambiamenti climatici. L'occhio della NASA verso la terra

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Lunedì, 30 novembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Cambiamenti climatici

Gli indicatori presentati dalla NASA grazie al progetto Climate Change, NASA's Eyes on the Earth sono sconvolgenti. Date pure l'interpretazione che voi vorrete, epurateli da ipotetici cicli e ricorsi climatici.... dopo di quello, rileggeteli.
Rimangono spaventosi.


Il sito gestito e alimentato con i dati rilevati dalla NASA non lasciano dubbio.

Stiamo percorrendo una strada in pendenza, dove la percentuale di discesa aumenta anno dopo anno con il rischio di non riuscire più a fermare l'auto in corsa.






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Legambiente presenta il rapporto sullo stato del risanamento dei siti inquinati da amianto in Italia

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 17 novembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Materiali

L'Italia e l'amianto
75mila ettari di territorio contaminato da fibre di amianto
che, in attesa della bonifica dei siti, continuano a mettere a rischio la salute dei cittadini.
Anni e anni di battaglie sostenute da associazioni, comitati, sindacati per mettere in sicurezza il territorio e riconoscere i diritti delle famiglie dei lavoratori danneggiati - e in molti casi, purtroppo, uccisi – dalla sostanza estratta, lavorata, smaltita, abbandonata.

Oltre 9mila casi di mesotelioma pleurico, il tumore dell’apparato respiratorio strettamente connesso all’inalazione della fibra di amianto riscontrati in Italia dal 1993 al 2004, con una esposizione che nel 70% dei casi è stata di tipo professionale.

Questi, in estrema sintesi, i temi di Liberi dall’amianto, il dossier di Legambiente presentato a Torino, nel corso della seconda conferenza nazionale non governativa “Amianto e giustizia”, promossa da un vasto cartello di associazioni.

L’amianto in Italia è presente in molte zone e in varie forme: da quello naturale che emerge in superficie e giace all’aria aperta nelle miniere abbandonate da almeno vent’anni, a quello grezzo contenuto in sacchi malamente stoccati nei magazzini o nei piazzali degli stabilimenti produttivi, fino a quello miscelato con il cemento nella classica ondulina dei tetti e nelle tamponature degli edifici industriali o domestici degli anni ’70 e ’80 presente diffusamente in tutta Italia.

Ma i numeri eccezionali dei casi di mesotelioma alla pleura si spiegano anche con il record non invidiabile della produzione di amianto che deteneva l’Italia fino al 1992, di secondo produttore europeo con oltre 3,7milioni di tonnellate di amianto grezzo estratto, prodotto e commercializzato in tutto il Paese, con alcune situazioni eccezionali.


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Il relitto a largo di Cetraro non corrisponde alla Cunski

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 27 ottobre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Mercati e Tendenze

In alto la foto della nave Cunski, che mostra il cassero posizionato sulla poppa; In basso l'immagine della rilevazione audiometrica della morfologia del relitto che evidenzia il cassero nella parte centrale dello scafo.
Pubblichiamo per intero il comunicato stampa diramato oggi dal Ministero dell'Ambiente sulla vicenda Nave dei Veleni
Il relitto a largo di Cetraro non corrisponde alla caratteristiche della Cunski
lo afferma oggi il Ministro dell’ambiente Stefania Prestiacomo
Questo quanto emerge dai primi rilevamenti della “Mare Oceano”, la nave, inviata dal Ministero dell’Ambiente, che sta svolgendo gli accertamenti sui fondali del Tirreno.
Infatti la morfologia del relitto risulta diversa da quella della Cunski.

In particolare è stato rilevato che il cassero della nave affondata si trova nella zona centrale mentre quello della Cunski era a poppa. Il Rov, il robot sottomarino
prosegue il Ministro
ha svolto già le misurazioni ed i rilievi fotografici del relitto e le prime analisi ambientali da cui è emerso che fino alla profondità di 300 metri non si rilevano alterazioni della radioattività.
Naturalmente questi primi esiti delle ricerche non escludono la possibilità che i fusti contenuti nel relitto possano contenere rifiuti pericolosi o radioattivi e per questo il programma di indagini della “mare Oceano” proseguirà col prelievo di sedimenti dai fondali, di carotaggi in profondità e col prelievo di campioni dai fusti.


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