Ambiente, ecologia, tecnologia e sviluppo sostenibile

Il futuro del lavoro è "verde".

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 17 giugno 2009 • Commenti 0 • Categoria: Mercati e Tendenze

Con oltre tre milioni di posti di lavoro in tutta Europa, le attività economiche “verdi” stanno superando le industrie inquinanti in termini di posti di lavoro.
E’ quanto rivela il nuovo studio del WWFLow carbon jobs for Europe” (Lavori a basso contenuto di carbonio per l’Europa) lanciato oggi a livello internazionale alla vigilia della riunione del Consiglio Europeo prevista per il 18-19 giugno a Bruxelles.

Lo studio mostra che almeno 3,4 milioni di posti di lavoro in Europa sono direttamente legati ai settori delle energie rinnovabili, della mobilità sostenibile e dei beni e servizi per l’efficienza energetica, contro i 2,8 milioni di posti di lavoro garantiti da settori inquinanti come attività estrattive, elettricità, gas, cemento e industrie del ferro e dell’acciaio.

E si prevede che l’economia “low-carbon”, a basso contenuto di carbonio, continuerà a espandersi in futuro mentre l’impiego nelle industrie estrattive, inquinanti e climalteranti continuerà a diminuire.


I dati disponibili evidenziano che in Europa circa 400.000 persone sono impiegate nel settore delle energie rinnovabili, circa 2,1 milioni per la mobilità sostenibile e oltre 900.000 in beni e servizi per l’efficienza energetica, in particolare nel settore edilizio.
Questi impieghi includono, per esempio, la produzione, installazione e manutenzione di turbine eoliche e pannelli solari, o i lavori per il miglioramento dell’efficienza energetica negli edifici esistenti.
E tutti questi settori – in particolare eolico, solare fotovoltaico, biomasse, mobilità pubblica e settore edile – stanno registrando una crescita significativa.
Accanto a questi, ci sono circa altri 5 milioni di posti di lavoro in settori e impieghi correlati.


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L'Energy Manager. La nuova figura di domani

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 28 gennaio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Mercati e Tendenze
La figura dell’Energy manager nasce negli Stati Uniti all’epoca della prima crisi energetica (metà degli anni ’70) con l’incarico di gestire i costi energetici in impresa.

In Italia, questa figura è stata riconosciuta istituzionalmente per la prima volta dalla legge n.308 del 1982 sebbene limitatamente al comparto industriale.
Nel 1991 viene emanata la Legge n. 10/91 con la quale la figura dell’Energy manager viene definita come “Responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia” ed imposta quale obbligo di legge non solo alle industrie che superavano i limiti di consumo di 10.000 tonnellate equivalenti (tep) di petrolio l’anno, ma anche a tutti gli organismi pubblici e privati, compresa la pubblica amministrazione che denunciassero consumi superiori ai 1.000 tep/anno.

Al primo anno di applicazione della norma così modificata risultavano attivi circa 900 Energy manager ed Intorno alla metà degli anni ‘90 si stimava a livello nazionale che il numero di tecnici che avrebbero dovuto svolgere queste funzioni, fosse pari a circa 8.000 unità.
Il valore è orientativamente valido ancora oggi.


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