Ambiente, ecologia, tecnologia e sviluppo sostenibile

Italia a tavola 2010: VII Rapporto sulla sicurezza alimentare

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Lunedì, 20 settembre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Produzione & Consumi

Frodi alimentariLe frodi alimentari si moltiplicano mettendo sempre più a repentaglio la sicurezza e la qualità del cibo italiani. Non solo i casi delle “mozzarelle colorate” ma anche sequestri di latte qualificato come 100% italiano, e in realtà prodotto da una miscela di latte ungherese e italiano, allevamenti dopati con ormoni, vini e prodotti di qualità falsi.
Carni, allevamenti e prodotti lattiero caseari e Made in Italy sono i settori più nel mirino dei contraffattori del cibo.

E’ quanto emerge da Italia a Tavola 2010, il rapporto sulla sicurezza alimentare del Movimento Difesa del Cittadino e Legambiente giunto ormai alla sua settima edizione e che sempre più si qualifica come l’analisi più completa e dettagliata del sistema di controllo e prevenzione della filiera agroalimentare.
Nella ricerca i numeri e i casi dei Carabinieri per la Tutela della Salute (Nas), dell’Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari (Icqrf), dell’Agenzia delle Dogane, del Corpo Forestale, del Sistema di allerta comunitario, delle Capitanerie di Porto, e dei Carabinieri per le Politiche Agricole e Alimentari.

Quest’anno Italia a Tavola si arricchisce del contributo dei Servizi Igiene degli Alimenti e Nutrizione ed i Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle A.S.L. e Laboratori pubblici che operano nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale.
Tra i casi più eclatanti di frodi e irregolarità pericolose per la salute ne spiccano alcuni come l’operazione “Somatos” portata a termine dai Nas dopo tre anni di attività investigativa: 22 ordinanze di custodia cautelare, di cui 5 in carcere e 17 agli arresti domiciliari, nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata al traffico ed all’impiego di sostanze vietate in zootecnia (ormoni).


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La caccia alla balena. Le tristi immagini

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 12 gennaio 2010 • Commenti 1 • Categoria: Ittica

Non ci sono parole quando si vedono queste immagini. Immagini crude di fatti già raccontati mille volte. La caccia alla balena è uno dei tantissimi lati oscuri del rapporto tra uomo e natura. Una galleria di immagini che non lascia scampo e fraintendimenti.

E tutto questo sempre malgrado la moratoria internazionale, il falso cappello della ricerca scientifica e la "guerra" delle associazioni ambientaliste.

E' finito il tempo delle parole. Spazio alle immagini.

(Non ci è stato possibile identificare l'origine e l'autore delle foto. Chiunque ci aiutasse a riconoscerne la paternità, scriva alla redazione di 100ambiente)


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Rifiuti sottomarini: l'inutile strage

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Venerdì, 22 maggio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Ittica

Attrezzatura da pesca persa o abbandonata dai pescatori e detriti scaricati in mare, per un totale stimato in 6,5 milioni di tonnellate all’anno, danneggiano l'ambiente marino, le riserve di pesce attraverso la "pesca fantasma" e costituiscono un rischio per la navigazione.

Questa la denuncia contenuta in una nuova relazione presentata congiuntamente dal Programma per l'Ambiente dell'ONU (UNEP) e dall'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura dell'ONU (FAO).

Il problema più grave, secondo lo studio, è quello rappresentato dall’abbandono e dalla perdita di attrezzatura di pesca: un problema che diventa sempre più diffuso e preoccupante con lo sviluppo della pesca in ogni angolo degli oceani e dall'introduzione di attrezzature da pesca molto persistenti in quanto realizzate con materiali sintetici di lunga durata.


Secondo le stime contenute nella relazione, l'attrezzatura da pesca abbandonata, persa o scartata rappresenta circa il 10% per cento (640.000 tonnellate) dei rifiuti presenti sui fondali marini.

La maggior parte delle attrezzature da pesca non è deliberatamente abbandonata ma persa nelle tempeste o trascinata via da forti correnti o persa alla deriva a causa di "conflitti tra attrezzature da pesca", quando ad esempio le reti restano impigliate in altri sistemi di cattura posizionati in profondità.


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Tartaruga liuto: buone notizie dall'Africa

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 19 maggio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Ittica

Tartarughe Liuto - Dermochelys coriacea
Finalmente una buona notizia per uno dei più affascinanti abitatori del mare.
La scoperta in Africa occidentale di una popolazione di decine di migliaia di tartarughe liuto (Dermochelys coriacea) potrebbe portare alla revisione del suo stato di coservazione.

Una nuova indagine ha infatti rivelato che il Gabon, in Africa occidentale, ospita tra 15.730 e 41.373 tartarughe liuto che vengono sulle sue spiagge a deporre le uova.

Matthew Witt dell'università di Exeter, che ha condotto la ricerca, ha detto:
"Sapevamo che il Gabon era un luogo di riproduzione importante per le tartarughe liuto, ma finora non avevamo idea della popolazione. Ora concentriamo i nostri sforzi sul lavoro con le agenzie locali, per coordinarne la conservazione. Occorre concentrare gli sforzi per assicurare che questa popolazione sia protetta contro le minacce costituite dalla pesca illegale, dal bracconaggio del nido, dal disturbo e dall'inquinamento dell'habitat”.


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Sea Shepherd: contro i pirati giapponesi e la pesca illegale delle balene

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 4 febbraio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Ittica

La Steve Irwin è ripartita dal porto di Hobart, in Tasmania, facendo rotta verso il Southern Ocean Whale Sanctuary dove i pirati giapponesi stanno cacciando illegalmente balene.
Purtroppo la ripresa delle operazioni ha coinciso con uno spiaggiamento di massa di Capodogli proprio in Tasmania. Più confortante la notizia diffusa da Greenpeace che un delle navi della flotta baleniera ha dato forfait e sta rientrando in Giappone.

"Stiamo tornando alla Guerra per le Balene" ha dichiarato il Primo Ufficiale della Steve Irving, lo svedese Peter Hammarstedt.
L’accoglienza a Hobart della nave di Sea Shepherd è stata particolarmente calorosa, alla faccia dell’appello delle autorità giapponesi ad Australia e Nuova Zelanda per non farla attraccare. Gli abitanti dell’isola australiana hanno rifornito completamente di viveri l’equipaggio della nave e hanno finanziato tutte le spese di ingresso e permanenza nel porto.
"Non c’è nessun dubbio che gli Australiani amino le balene” ha dichiarato il fondatore di Sea Shepherd, il Capitano Paul Watson "e noi amiamo l’Australia. È difficile da credere, ma nel 1978 ci siamo battuti contro la caccia alle balene da parte proprio dell’Australia a Cheynes Beach vicino ad Albany nell’Australia occidentale. Speriamo che anche il Giappone possa seguire questa strada e passare da persecutore ad amante e difensore delle balene!"


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Il bracconaggio del Leopardo delle nevi in Afghanistan

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Venerdì, 30 gennaio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Fauna

Potrebbe sembrare l’ultimo dei problemi in un paese martoriato da decenni da una sanguinosa guerra che non sembra avere alcuna speranza di un esito in tempi ragionevoli. Eppure non lo è: l’estinzione è per sempre e rimandare il problema lo renderà semplicemente irrisolvibile.

I Leopardi delle nevi in Afghanistan sono riusciti a sopravvivere a due invasioni e trent’anni di guerra ma con l’ampliarsi della presenza occidentale legata all’intervento militare internazionale e alla ricostruzione una nuova gravissima minaccia si fa drammaticamente reale. Il bracconaggio per rifornire stranieri senza scrupoli, felici di spendere qualche centinaio di dollari per comprarsi un souvenir esotico clandestino sul mercato di Kabul.

Nonostante il bando totale della caccia in Afghanistan nel 2002, pellicce di Leopardo delle nevi arrivano regolarmente a rifornire i mercati nei pressi delle basi militari straniere e i bazaar dove si aggirano i civili coinvolti nei numerosi progetti di ricostruzione e sviluppo. Occidentali con le tasche piene di soldi e popolazioni locali poverissime sono sempre un cocktail micidiale per la sopravvivenza della fauna.


Un giornalista della Reuters si è fatto un giro a Chicken Street, la zona commerciale più importante di Kabul, trovando in abbondanza prodotti provenienti da specie di fauna protetta in Afghanistan. Il prezzo di una pelle di Leopardo delle nevi puo’ variare, a seconda della qualità, da 300 a 1.500 dollari. Un fattore essenziale è quante fucilate ci sono volute per ucciderlo e quindi quanti buchi ci cono sulla pelliccia.

Se qualcuno pensasse che è rischioso maneggiare certe mercanzie proibite in un paese ipercontrollato da polizia e soldati, si sbaglia di grosso; l’Afghanistan vive di esportazione di droga (e importazione di armi!) e quindi può contare su un eccellente sistema di contrabbando.

Essendo il Leopardo delle nevi nella Lista Rossa delle specie in via di estinzione, secondo le norme vigenti chiunque venga trovato in possesso di una sua pelliccia rischia sanzioni molto pesanti che negli Stati Uniti possono arrivare a 100.000 dollari.


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Strage di pellicani nel Delta del Danubio

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Giovedì, 29 gennaio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Fauna
Si tratta di Pellicani ricci, una specie in via di estinzione, che nella zona ha una delle sue ultime roccaforti.
Mentre c’è chi cerca di tutelarli i cacciatori li usano come bersaglio, spalleggiati dai pescatori che li accusano di rubargli il pesce. Pubblichiamo una drammatica testimonianza dalla Romania con un invito a firmare una petizione per fermare la strage (19/01/09).
Anche se sono venuto a vivere nella natura, in una riserva naturale della biosfera, non posso dormire più.
E' come vivere in zona di guerra. Gli spari sono cominciati di nuovo questa mattina alle 4.
Si sentono centinaia di colpi, alcuni dei quali lontani, alcuni proprio accanto al nostro pontile, a meno di 100 metri dal villaggio di Uzlina (Delta del Danubio –Romania-).
Ora sono le 11 del mattino e le sparatorie si sentono anche attorno a noi. Mi chiedo se ci sia un numero sufficiente di uccelli nel Delta del Danubio per tutti i colpi di fucile che ho sentito ...


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Bocconi avvelenati, divieto di utilizzo. Esche addio.

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 20 gennaio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Fauna
Animali avvelenati - Foto di HyperScholar
Da oggi diventa concreto in Italia lo stop all'uso e alla detenzione di bocconi avvelenati (esche avvelenate), grazie all'entrata in vigore dell'ordinanza decisa dal sottosegretario al Ministero della Salute Francesca Martini. L'Ordinanza è entrata in vigore il 17 gennaio 2009, giorno della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 13.

La necessità impellente è stata determinata in seguito al dilagare del fenomeno di uccisione e maltrattamento di animali mediante la disseminazione nell’ambiente di esche o bocconi avvelenati, che rappresenta un serio rischio non solo per la selvaggina e per l'ambiente in genere ma anche per la popolazione umana, in particolare per i bambini.
L’Ordinanza porta il titolo di "Divieto di utilizzo e di detenzione di esche o bocconi avvelenati".

Il provvedimento ha quindi lo scopo di prevenire i rischi diretti per la salute dell’uomo e degli animali nonché quelli derivanti dalla contaminazione ambientale.


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