Ambiente, ecologia, tecnologia e sviluppo sostenibile

Legno illegale. Le chitarre Gibson sotto accusa, costruite con legno illegale.

Scritto da 100ambiente - News • Lunedì, 29 agosto 2011 • Commenti 0 • Categoria: Materiali
la nota azienda di Nashville avrebbe importato illegalmente ebano dall'India. la Gibson, ovviamente nega ogni accusa

La Gibson, leggendario marchio di costruttori di chitarre, è finita nel mirino di un'indagine federale negli Stati Uniti con l'accusa di avere depredato foreste di ebano per costruire i celebri strumenti usati da Jimmy Page e Chuck Berry.

Agenti federali hanno perquisito le sedi Gibson a Nashville e a Memphis la settimana scorsa sequestrando legnami, dischi rigidi dei computer e decine di chitarre. Secondo le autorità - scrive il quotidiano britannico The Times - la Gibson potrebbe essere sanzionata per avere importato illegalmente ebano dall'India (1.250 pezzi arrivati in aereo a Dallas il 22 giugno scorso), violando le leggi che vietano l'uso di piante o alberi minacciati di estinzione.


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La tratta dei cuccioli è reato: ogni anno entrano 300mila animali in Italia

Scritto da 100ambiente - News • Mercoledì, 3 novembre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Mercati e Tendenze
La Lega Anti Vivisezione presenta i punti salienti della nuova legge contro il traffico dei cuccioli

Heidi e Carlino, rispettivamente una femmina di West Highland e un Carlino, due dei cani dall`Est sequestrati nel corso di un`indagine condotta due anni fa nel centro Italia, oggi hanno festeggiato insieme alla Lav la legge approvata ieri dalla Camera dei Deputati, che ha introdotto pene severe - la reclusione da tre mesi a un anno e la contestuale multa da 3.000 a 15.000 euro - per chi introduce illegalmente cani e gatti in Italia.

La tratta illegale dei cuccioli coinvolge circa 200-300 mila cuccioli all'anno in Italia, introdotti falsificando documenti, con un giro d`affari stimato in almeno 300 milioni di euro all`anno grazie a prezzi finali che oscillano tra i 500 e i 1.500 euro, ottenuti spesso "gonfiando" il prezzo all`origine anche fino a 20 volte.


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Europei e italiani bocciano latte e carne da allevamenti clonati

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Lunedì, 23 agosto 2010 • Commenti 0 • Categoria: Fauna

Il responso è senza possibilità d'appello e soprattutto non può dare adito a false interpretazioni. Secondo l'ultima indagine svolta da Eurobarometro sia gli europei che gli italiani, a maggioranza assoluta, non promuovono l'ipotesi di consumare latte, formaggi e carne provenienti da animali clonati, qualora arrivino sulle loro tavole. Le motivazioni che spingono i nostri concitattdini e i vicini europei sono molteplici: per questioni ambientali, etiche, sanitari ed economiche.
Posizione forte supportata anche in virtù del fatto che il concetto di clonazione è ben noto: in altre parole gli intervistati sanno benissimo cosa la clonazione possa significare e il loro responso non è dunque dettato da pura formalità emotiva. Le risposte sono dunque ponderate e valore di queste hanno un loro evidente peso.

Clonazione mucche

Clone Beef Calves - Foto di Trans Ova Genetics.

Purtroppo si sta già assitendo a l'immissione sul mercato di carne provenienti da allevamenti in cui si fa uso della clonazione, come il caso confermato dalla Food Standard Agency (FSA) che vede la Gran Bretagna protagonista. Mercati clandestini che inseriscono questa carne illegalmente e quindi - verosimilmente - consumata.

Da alcune indagini svolte da Coldiretti il 79 per cento degli italiani conosce la tecnica della clonazione animale; non solo. Gli italiani sembrano anche conoscere gli effetti di lungo periodo sulla natura (81 per cento), compromettendo la biodiversità (63 per cento), causando sofferenza agli animali (52 per cento) e non ultimo, considerando la scelta moralmente sbagliata (69 per cento).


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La deforestazione del Borneo. 1950-2005. Senza parole!

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Venerdì, 7 maggio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Territorio

In Indonesia, le foreste si sviluppano per 463.000 miglia quadrate, posizionando il paese dietro solo al Brasile e la Repubblica Democratica del Congo. Ma il dilagante disboscamento illegale ha trasformato le foreste del Borneo tra le più minacciate del pianeta causando anche reazioni sui mercati del legname in tutto il mondo.

Deforestazione borneo indonesia


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CITES 2010. Un'altra sconfitta sulle pinne di squalo

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Venerdì, 26 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Ittica

Un'altra clamorosa débâcle al CITES 2010. La domanda che sorge spontanea è dunque.... a cosa serve il CITES?

RESPINTA LA PROPOSTA DI PROTEGGERE GLI SQUALI A RISCHIO

Durante la sessione plenaria di ieri, le Parti contraenti della Convenzione sul commercio internazionale delle specie in pericolo (CITES) è stata rovesciata la proposta presentata dal Comitato di monitorare e regolamentare il commercio dello squalo smeriglio, respingendo anche l’inserimento di altre specie minacciate: lo squalo martello, il longimano e lo spinarolo.

Squalo Smeriglio CITES

“La decisone sullo smeriglio  presa oggi dalla Conferenza delle Parti della CITES è assolutamente deplorevole così come il rifiuto di adottare misure di protezione per altre specie di squali in pericolo: lo squalo martello, il longimano e lo spinarolo”

dichiara Heike Zidowitz, rappresentante della Delegazione di Shark Alliance alla Conferenza CITES di Doha.

“Questo fallimento colpisce  alcune delle specie marine più vulnerabili e maggiormente sfruttate, minacciate dalla pressione del commercio internazionale e non regolamentato”

La proposta di inserire lo smeriglio e lo spinarolo nell’Appendice II della CITES era stata presentata dall’Unione Europea mentre gli Stati Uniti (sostenuti anche da Palau) avevano supportato simili azioni per lo squalo martello e il longimano. Per l’adozione di tali proposte è necessaria la maggioranza di due terzi dei voti.


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Scandalo Tonno Rosso: la CITES non vieta il commercio

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Venerdì, 19 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Fauna

Ieri a Doha, alla 15esima Conferenza delle Parti della CITES (la Convenzione Internazionale sul Commercio delle Specie in Pericolo), la discussione lungamente attesa della proposta di proibire il commercio internazionale del tonno rosso (Thunnus thynnus - Bluefin Tuna) è stata rapidamente liquidata. Su 129 Paesi, 72 hanno votato contro la proibizione del commercio, 43 hanno votato a favore e 14 si sono astenuti. 

Tonno Rosso

Un'altra occasione perduta. Ma chi sono i "colpevoli"?
Non si può sapere, dopo che l'Islanda ha chiesto la votazione segreta e la Libia ha chiesto che la proposta fosse votata immediatamente senza che fosse sviluppata un'adeguata discussione; il risultato ottenuto è sttao quello di una votazione svolta nella più totale confusione.

“Non sono serviti a nulla né i riscontri scientifici né il crescente supporto politico alla proposta di messa al bando registrato nei mesi passati, e non è servito neppure il sostegno dei Paesi che detengono le maggiori quote di pescato su entrambe le coste dell’Atlantico (Europa e Stati Uniti)

dichiarano le Associazioni WWF, Greenpeace, Lav, Legambiente e Marevivo

E’ scandaloso che i Governi non abbiano avuto nemmeno la possibilità di avviare un dibattito degno di tale nome sulla proposta di proibire il commercio internazionale di tonno rosso.”


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Il CITES 2010. Occasione per la fauna e la flora in estinzione

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Lunedì, 15 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Fauna

I Governi hanno cominciato a riunirsi da sabato 13 marzo fino al 25 marzo nella più importante conferenza internazionale che coniuga e regola il commercio internazionale di specie; un'opportunità irripetibile per salvare gli oceani e le ultime foreste del pianeta, e porre un serio argine al bracconaggio a specie particolarmente protette e rare di cui si registra una preoccupante recrudescenza in tutto il mondo.

La 15° Conferenza delle Parti della Convenzione internazionale sul Commercio internazionale di specie a rischio (CITES COP 15) dovrà decidere tra l’altro su 6 proposte finalizzate ad una migliore tutela delle specie marine, incluso il cruciale divieto di commercio internazionale del tonno rosso. Una delegazione del WWF internazionale e dei suoi uffici Traffic seguirà i lavori della Conferenza.

Il tonno rosso è attualmente ridotto all’orlo dell’estinzione a causa di un eccessivo sfruttamento e della pesca illegale, dovuti essenzialmente a un mercato in rapida espansione di sushi e sashimi in Giappone, ma anche negli Stati Uniti e in Europa.

Gli stock di tonno rosso si sono ridotti di oltre l’85% in tutto il mondo rispetto ai livelli in cui si è registrato il massimo storico della specie.

I governi dovranno decidere se inserire il tonno rosso in Appendice I, offrire cioè il massimo grado di tutela previsto dalla convenzione, che ne vieterebbe qualunque forma di commercio internazionale.


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Il tonno rosso rischia il collasso commerciale

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Giovedì, 10 settembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Ittica

La dichiarazione del ministro Zaia sulla presunta “buona salute” del tonno rosso del Mediterraneo arriva in sfortunata controtendenza rispetto alla decisione odierna della Commissione Europea di sostenere l'inserimento del tonno rosso nelle appendici della CITES (la Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie minacciate di estinzione).

Ci si augura, ovviamente, che sia una coincidenza, che il ministro abbia ragione e che la specie non si estingua nonostante la mancata azione dell’Italia.

Proprio in questo frangente di confusione e voci contrastanti, il WWF ha voluto fare chiarezza, per evitare che l'eco delle dichiarazioni occulti il problema dell'insostenibilità dello sfruttamento di questa delicata specie.

Ecco quindi alcuni ingannevoli luoghi comuni che per il bene della specie vanno sfatati.


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Amazzonia. Un macello. Inchiesta Greenpeace

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Sabato, 6 giugno 2009 • Commenti 0 • Categoria: Territorio

Un paio di scarpe Geox, Nike o Adidas, un divano di pelle Chateaux d’Ax, un pasto a base di carne Simmenthal o Montana possono avere un’impronta devastante sull’ultimo polmone del mondo e sul clima del nostro pianeta.

Dopo tre anni di indagini sotto copertura, Greenpeace pubblica l’inchiesta “Amazzonia, che macello!” con la quale smonta, pezzo per pezzo, il complesso mercato globale della carne e della pelle e rivela come i giganti brasiliani del comparto zootecnico – parzialmente partecipati dallo stesso governo brasiliano – stanno distruggendo l’Amazzonia e il clima del nostro pianeta.
In quest’inchiesta per la prima volta emergono i nomi dei marchi implicati, Greenpeace ricostruisce le filiere fino ai prodotti che ogni giorno tutti noi usiamo e che nascondono una storia di deforestazioni, incendi, abusi e nuove schiavitù della
popolazione locale.

Sono stati identificati centinaia di allevamenti illegali all’interno della foresta pluviale amazzonica che riforniscono i macelli e le concerie di gruppi come Bertin, JBS e Marfirg.
Grazie all’analisi di mappe e foto satellitari, Greenpeace è stata in grado di definire i confini di alcuni di questi allevamenti fornendo prove schiaccianti sulle loro attività illegali di deforestazione, taglio a raso e incendi dolosi.


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La UE prende posizione sul commercio illegale di legname

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 18 febbraio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Flora, Produzione & Consumi

Ieri l’Europa ha fatto un importante passo avanti per la legalizzazione del mercato del legname e la conservazione delle foreste, bene prezioso per la vita sulla Terra.

Secondo le norme approvate le imprese dovranno responsabilizzarsi maggiormente e provare che il legname che importano in Europa è stato prodotto e raccolto legalmente.

E’ quanto ha stabilito oggi la Commissione Ambiente dell’Unione Europea.

Si tratta di una pietra miliare per fermare la distruzione delle foreste in tutto il mondo e dare maggiore certezza alla conservazione e gestione sostenibile di questa risorsa fondamentale per la vita di noi tutti, oltre che un miglioramento assolutamente necessario della nuova legge europea sul legname proposta dalla Commissione Ambiente.


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Il nuovo Rapporto Zoomafia 2008

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Lunedì, 12 gennaio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Fauna, Ittica

Un giro d’affari stimato dalla LAV in circa 3 miliardi di euro: questa la cifra che emerge dal “Rapporto Zoomafia 2008” realizzato da Ciro Troiano, responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV, che analizza lo sfruttamento illegale di animali ad opera della criminalità organizzata nel 2007.


Anche per il 2007 le corse clandestine di cavalli e le infiltrazioni criminali nel settore dell’ippica si confermano i campi in cui la criminalità organizzata sembra concentrare sempre più il suo interesse: un “settore”, quello delle corse, che da solo produce un business stimato in circa 1 miliardo di euro.
Nel 2007 sono state bloccate dalle forze di polizia 8 corse illegali, sequestrati 114 cavalli, denunciate 231 persone e 30 arrestate. Inchieste che hanno portato anche al sequestro di un ippodromo, 1 maneggio, 2 stalle e oltre mille confezioni di farmaci e sostanze vietate usate per dopare gli animali coinvolti, drogati e costretti a correre su improvvisati e pericolosi circuiti stradali urbani.

Come dimostrato da recenti inchieste, nelle corse clandestine e nelle illegalità legate al mondo dell’ippica in genere, sono coinvolti clan di spessore criminale di primo livello, come i Casalesi, i Labate, i Santapaolo, il clan mafioso del rione Giostra di Messina, i Nuvoletta, il clan Spartà della provincia di Messina, i Parisi, i Capriati e gli Strisciuglio di Bari, i Ferrera di Catania.

Grande preoccupazione desta il fenomeno della cosiddetta “Cupola del bestiame” e dei reati ad essa connessi, che vanno dalle truffe ai danni dell’Erario, dell’UE e dello Stato, al traffico illegale di medicinali, dal furto di animali da allevamento, alla falsificazione di documenti sanitari, fino ali gravissimo reato di diffusione di malattie infettive, attraverso la commercializzazione di carni e derivati, provenienti da animali malati.
Un business con un fatturato annuo di almeno 400 milioni di euro, che in alcune regioni gestisce un vero e proprio mercato parallelo di carni e prodotti derivati da animali con la complicità di venditori disonesti e veterinari collusi. Solo nel 2007 sono stati circa 20 i veterinari denunciati e 11 quelli arrestati nel corso di varie inchieste.


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