Ambiente, ecologia, tecnologia e sviluppo sostenibile

L'estrazione dell'uranio. Quelle scomode verità nascoste. Il caso del Niger

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 12 maggio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Territorio

Greenpeace ha pubblicato pochi giorni fa un documento che riporta uno studio in grado di arricchire il punto di vista dell'opinione pubblica importante da conoscere e avere quella giusta visione d'insieme per esprimere un giudizio pro o contro sul nucleare. Peccato che siano in pochi ad averne riportato la notizia. Stiamo parlando del documento "Left in the dust - L’eredità radioattiva di Areva nelle città del deserto del Niger". L'argomento è l'estrazione dell'uranio e i suoi effetti catastrofici sul territorio e sulla popolazione.
Si tratta di un briefing su quanto sta succedendo in Niger, un paese senza sbocco sul mare, posizionato nell’Africa sahariana occidentale, con il più basso indice di sviluppo umano sul pianeta. Caratterizzato da un territorio desertico e arido, scarsamente coltivabile e molto povero, diffuso analfabetismo, scarse infrastrutture e instabilità politica.

Niger miniere uranio

Tuttavia, il Niger è ricco di risorse minerarie, come l’uranio.

In questo documento-riassunto troverete informazioni, dettagli, particolari, descrizioni su cosa avviene quando e come l'uranio viene estratto.

Niger miniere uranio estrazioni

Le detonazioni e le trivellazioni in miniera causano enormi nuvole di polvere, montagne di rifiuti industriali e enormi mucchi di fango rimangono esposti all'aria aperta; lo spostamento di milioni di tonnellate di terra e roccia rischia di compromettere le sorgenti d’acqua sotterranee.
Questo è quanto sta avvenendo da 40 anni, da quando una potentissima multinazionale francese, la AREVA (sconosciuta a molti), leader mondiale nel campo dell'energia nucleare ed è l'unica presente in ogni attività industriale a essa connessa, ha preso possesso delle miniere di uranio in Niger.


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Legambiente presenta il rapporto sullo stato del risanamento dei siti inquinati da amianto in Italia

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 17 novembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Materiali

L'Italia e l'amianto
75mila ettari di territorio contaminato da fibre di amianto
che, in attesa della bonifica dei siti, continuano a mettere a rischio la salute dei cittadini.
Anni e anni di battaglie sostenute da associazioni, comitati, sindacati per mettere in sicurezza il territorio e riconoscere i diritti delle famiglie dei lavoratori danneggiati - e in molti casi, purtroppo, uccisi – dalla sostanza estratta, lavorata, smaltita, abbandonata.

Oltre 9mila casi di mesotelioma pleurico, il tumore dell’apparato respiratorio strettamente connesso all’inalazione della fibra di amianto riscontrati in Italia dal 1993 al 2004, con una esposizione che nel 70% dei casi è stata di tipo professionale.

Questi, in estrema sintesi, i temi di Liberi dall’amianto, il dossier di Legambiente presentato a Torino, nel corso della seconda conferenza nazionale non governativa “Amianto e giustizia”, promossa da un vasto cartello di associazioni.

L’amianto in Italia è presente in molte zone e in varie forme: da quello naturale che emerge in superficie e giace all’aria aperta nelle miniere abbandonate da almeno vent’anni, a quello grezzo contenuto in sacchi malamente stoccati nei magazzini o nei piazzali degli stabilimenti produttivi, fino a quello miscelato con il cemento nella classica ondulina dei tetti e nelle tamponature degli edifici industriali o domestici degli anni ’70 e ’80 presente diffusamente in tutta Italia.

Ma i numeri eccezionali dei casi di mesotelioma alla pleura si spiegano anche con il record non invidiabile della produzione di amianto che deteneva l’Italia fino al 1992, di secondo produttore europeo con oltre 3,7milioni di tonnellate di amianto grezzo estratto, prodotto e commercializzato in tutto il Paese, con alcune situazioni eccezionali.


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Amianto: a Torino processo Eternit. Dati e tendenze

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 7 aprile 2009 • Commenti 0 • Categoria: Materiali

E' iniziato ieri presso il Palazzo di Giustizia di Torino il processo a carico dei responsabili della società Eternit s.p.a., gestore degli stabilimenti di lavorazione dell’amianto di Cavagnolo (TO), Casale Monferrato (AL), Bagnoli (NA) e Rubiera (RE), per i danni prodotti alla salute degli operai nelle lavorazioni da amianto, ritenuta responsabile della morte e della malattia di migliaia di persone.
A costituirsi parte civile al processo ci saranno migliaia di persone: famigliari delle vittime, persone che hanno contratto il mesotelioma pleurico (tumore dovuto all'inalazione delle polveri di amianto) e soggetti coinvolti a diverso titolo. Anche Legambiente si costituirà parte civile al processo contro Stephan Ernest Schmidheiny e Jean Louis Marie Ghislain De Cartier De Marchienne, imputati di omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro e disastro colposo.
"La tragedia dovuta alla lavorazione dell’amianto non è un capitolo chiuso - dichiara Vittorio Cogliati Dezza, Presidente Nazionale Legambiente – e gli studi scientifici dimostrano che la curva dell’epidemia da mesotelioma purtroppo continuerà a crescere. Si tratta di una ferita ancora aperta e i familiari delle vittime e dei malati meritano giustizia, per questo Legambiente intende sostenerli costituendosi parte civile nel processo".
Secondo gli studi il numero di decessi in Europa occidentale passerà dai 5mila, registrati nel 1999, ai 9mila nel 2018 e nel solo periodo che va dal 1988 al 1997 sono stati registrati in tutta Italia oltre 9mila morti per tumore maligno alla pleura.


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Influenza aviaria, se ne ricomincia a parlare?

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Giovedì, 5 febbraio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Fauna, Territorio

Sono tre le vittime in Cina del virus H5N1 dall’inizio dell’anno e tutte in zone diverse del paese. Dopo la “tregua olimpica”, probabilmente solo mediatica, l’influenza aviaria torna a colpire.

Il terzo morto è un ragazzo di 16 anni della Cina centrale che si era ammalato l’8 gennaio dopo essere stato a contatto con del pollame morto.


Un bambina di due anni, che presenta gli stessi segni di contagio, è ricoverata nella provincia di Shanxi, nel Nord del paese. Sua madre è morta recentemente, ufficialmente per polmonite, ma spesso questo è solo uno dei sintomi dell’aviaria e qualche sospetto è fondato.

Le altre vittime registrate nel 2009 sono una ragazza di 19 anni di Pechino e una donna di 27 Shandong (nord-est).
Il nuovo manifestarsi di casi ha messo in allarme le autorità perché i festeggiamenti appena conclusi per il capodanno hanno provocato sia un forte aumento dei consumi di pollame, sia dei notevoli spostamenti di popolazione legati alle celebrazioni.


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