Ambiente, ecologia, tecnologia e sviluppo sostenibile

Quanto costa rimanere liberi dall'OGM

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Giovedì, 1 luglio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Produzione & Consumi

E' una domanda lecità. Pro o contro gli OGM? Quale la sostenibilità ambientale da una parte e quale la sostenibilità economica dall'altra? La crescita esponenziale di richiesta per derrate alimentari pone tutti ad un bivio. Entrambe le fazioni hanno le proprie ragioni, ma un punto fermo è necessario porlo, cercando di capire quale scelta ragionevole sia più sensata.
Il "sistema" Terra è uno spazio limitato, con fonti limitate e risorse scarse. Dove si vuole decidere di andare? In altre parole, se si sceglie di rimanere liberi dall'OGM, quanto potrebbe "costare", pur consentendone la produzione?

OGM - I costi

Sondaggi d’opinione effettuati in molti paesi a livello mondiale hanno ripetutamente dimostrato come la maggioranza delle persone sia preoccupata rispetto alla sicurezza degli alimenti geneticamente modificati, e chieda che, se messi in commercio, vengano opportunamente separati e chiaramente etichettati (Harris Poll (2004), Commissione Europea (2001), Yomiyuri Shimbum (1997) ecc.). Così il mercato, la sicurezza e la politica spesso richiedono che le coltivazioni geneticamente modificate siano mantenute separate da quelle convenzionali e biologiche.

Sono tutti presupposti corretti ma ...
L'onere per i sistemi di produzione alimentare originato da colture geneticamente modificate, impone costi per gli agricoltori, i commercianti, l'industria alimentare e, in ultima analisi, il consumatore finale.
In una prospettiva più ampia, i costi generati da colture geneticamente modificate si riflettono nei maggiori mercati delle granaglie. Dal 2000, il Tokyo Grain Exchange ha in essere un mercato dei futures di soia non-Ogm, i quali hanno costantemente mantenuto un prezzo superiore rispetto agli altri titoli di soia (TGE, 2009).
Ciò riflette sia la domanda dei consumatori orientata verso alimenti non modificati geneticamente, che costi aggiuntivi per gli agricoltori convenzionali, per impedire le contaminazioni da parte di soia Ogm.


In definitva, quali sono le più importante voci di spesa che l'OGM direttamente o indirettamente causerebbe sul mercato?
Se lo è chiesto Greenpeace, che così ha snocciolato con un mini-dossier dedicato al tema.


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Arriva la patata transgenica?

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Giovedì, 11 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Mercati e Tendenze

Patate transgeniche - OGMLe patate sono la produzione orticola più importante in Italia, sia per superficie coltivata che per quantità prodotte, dopo il pomodoro. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti dopo la fine della moratoria Ue con il via libera alla prima patata transgenica e l'annuncio della Commissione Europea di presentare entro l'estate una proposta per far decidere liberamente ai singoli Stati membri se coltivare o meno ogm sul proprio territorio, invertendo l'attuale quadro normativo.

In Italia - sottolinea la Coldiretti - sono 105.640 le aziende agricole che coltivano patate, su una superficie coltivata che nel 2009 è stata di circa 69.000 ettari per una produzione media di 1,7 miliardi di chili, di cui 1,2 miliardi di patate comuni e 400 milioni di chili di patate novelle.

Alla lavorazione industriale vengono destinati circa 200 milioni di chili ogni anno.
Secondo i dati Istat, i maggiori investimenti si registrano in Campania (oltre 12 mila ha), che fa registrare anche la maggiore produzione di patate (350 milioni di chili tra comuni e novelle); a breve distanza segue la Sicilia (220 milioni di chili) e dall'Emilia Romagna (170 milioni di chili di patate comuni) e via via tutte le altre 17 regioni italiane.

Infatti, la coltivazione è presente al nord, centro e sud, che hanno condizioni pedoclimatiche diverse e che conferiscono una caratteristica positiva all'Italia, che è quella di avere un periodo di raccolta differenziato tra le diverse aree, nell'arco di 10 mesi, consentendo di avere una offerta di prodotto fresco quasi tutto l'anno.


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Il gelato OGM che non si scioglie? Possibile con l'ISP, ma sarà un flop

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Lunedì, 29 giugno 2009 • Commenti 0 • Categoria: Mercati e Tendenze

Ad essere categorica è la Coldiretti, che boccia senza appello il nuovo gelato che contiene la proteina Isp prodotta utilizzando un lievito geneticamente modificato che consentirebbe di non far sciogliere il gelato.
Un flop annunciato la possibile commercializzazione in Italia di gelati con l'aggiunta di questa proteina, ma solo se se verrà data al consumatore la possibilità di scegliere con un trasparente sistema di etichettatura.
Perché è proprio questo il problema.

Per la Commissione Europea  - riferisce la Coldiretti - la proteina Isp può essere commercializzata nella comunità quale nuovo ingrediente per la preparazione di ghiaccio commestibile (con quantitativi non superiori allo 0,01 per cento) senza che la denominazione del nuovo ingrediente sull'etichetta del prodotto alimentare che lo contiene sia chiaramente segnalata se non con un laconico “proteina Isp” che secondo la Coldiretti non informa il consumatori sulla reale origine.

l rischio di rinfrescarsi con prodotti derivanti da ogm fa paura a quasi 3 italiani su quattro (72 per cento), che – ricorda la Coldiretti - ritengono i cibi con organismi geneticamente modificati meno salutari di quelli tradizionali.


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