Ambiente, ecologia, tecnologia e sviluppo sostenibile

Deepwater: Bp chiede 20 mld Usd di danni alla Halliburton

Scritto da 100ambiente - News • Venerdì, 13 gennaio 2012 • Commenti 0 • Categoria: Territorio
Per recuperare costi e spese per pulizia Golfo Messico

Continua la battaglia legale tra le società coinvolte nel naufragio della piattaforma Deepwater. Lo riferisce l'agenzia stampa Bloomberg. Il gruppo petrolifero britannico Bp ha chiesto 20 miliardi di dollari alla società statunitense Halliburton per la peggiore marea nera della storia degli Stati Uniti nel Golfo del Messico nel 2010.

In questo modo Bp cerca di recuperare "i costi e le spese che le sono stati imputati per la pulizia della marea nera", si legge in un documento firmato dall'avvocato della Bp, Don Haycraft.

Il gigante petrolifero britannico vuole anche recuperare "i benefici perduti e/o la perdita di valore dei pozzi Macondo, oltre a tutti i costi e danni che le sono stati imputati in relazione all'incidente della Deepwater Horizon e la conseguente marea nera", prosegue il documento.


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In Nuova Zelanda, nave incagliata riversa tonnellate di gasolio in mare

Scritto da 100ambiente - News • Martedì, 11 ottobre 2011 • Commenti 0 • Categoria: Territorio
Ministro: peggiore "catastrofe marittima e ambientale" del Paese

La minaccia di una marea nera posta dall'arenamento della portacontainer 'Rena' in una baia turistica della Nuova Zelanda è la peggiore "catastrofe marittima e ambientale" della storia del paese. Lo ha dichiarato oggi il ministro dell'Ambiente, dopo che dall'imbarcazione sono già fuoriuscite tra le 130 e le 350 tonnellate di gasolio pesante e lo scafo minaccia di spezzarsi e di liberare le 1.700 tonnellate di combustibile presenti a bordo.


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Disastro nel golfo del Messico. Responsabili BP, Transocean e Halliburton

Scritto da 100ambiente - News • Giovedì, 15 settembre 2011 • Commenti 1 • Categoria: Territorio
Secondo il rapporto del governo americano, la responsabilità di queste tre aziende è fuori ogni discussione

Le società Bp, Transocean e Halliburton condividono la responsabilità del disastro naturale e delle vittime causate dall'esplosione che ha portato all' affondamento della piattaforma Deepwater Horizon nel golfo del Messico nell'aprile del 2010. Lo ha stabilito il rapporto finale del governo americano, secondo cui le tre società "hanno violato diverse leggi federali sulla sicurezza offshore".

Dal documento, stilato dal Bureau of Ocean Energy Management, Regulation and Enforcement, l'agenzia del dipartimento dell'Interno che gestisce petrolio e gas naturale, emerge che la causa principale dell'esplosione è stata una barriera di cemento difettosa nel Pozzo Macondo.


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Le esplorazioni petrolifere della Exxon in Artico sono ad altissimo rischio

Scritto da 100ambiente - News • Martedì, 6 settembre 2011 • Commenti 0 • Categoria: Territorio
Con investimento Exxon Mobil iniziata la corsa all'oro nero

Le esplorazioni petrolifere sotto i ghiacci dell'Artico (il polo Nord) costituiscono un rischio ambientale potenzialmente altissimo ed incontrollabile, che mette in pericolo l'ecosistema ambientale più intatto e preservato del mondo. Ne è convinto Peter Wadhans, professore di oceanografia presso l'Università di Cambrige.

Eventuali fughe di greggio da trivellazioni sottomarine sarebbero di difficilissima gestione nelle condizioni ambientali dell'Artico; inoltre il petrolio verrebbe a contatto con la superficie del ghiaccio e poi assorbito dallo stesso e così trasportato per migliaia di miglia attraverso l'oceano.


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Disastro ambientale in Cina. Enorme macchia di petrolio sulle coste.

Scritto da 100ambiente - News • Mercoledì, 20 luglio 2011 • Commenti 0 • Categoria: Territorio
Fuga di greggio da una piattaforma offshore a inizio giugno

Una fuga di petrolio che ha causato una macchia nera di oltre 4.200 chilometri quadrati ha raggiunto le coste settentrionali della Cina, toccandole in due distinti punti.
Una "cintura" di petrolio lunga oltre 300 metri è stata individuata su una spiaggia della città portuale di Jingtang, nella provincia di Hebei; nella provincia vicina di Liaoning un'altra spiaggia lunga quattro chilometri è stata inquinata dalla macchia nera.

La fuga è avvenuta ad inizio giugno dalla piattaforma petrolifera offshore Penglai 19-3, gestita dalla società americana ConocoPhillips e da quella pubblica cinese CNOOC.


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Torna l'incubo marea nera, greggio nel fiume Yellowstone

Scritto da 100ambiente - News • Lunedì, 4 luglio 2011
Fuga da oleodotto Exxon scoperta sabato, si sarebbe già fermata

Un migliaio di barili di petrolio riversati da un oleodotto della Exxon Mobil nel fiume Yellowstone, in Montana. Negli Stati Uniti torna l'incubo della marea nera che cambiò colore al Golfo del Messico, ricordata come il più grande disastro ecologico che abbia mai colpito il paese.
La compagnia petrolifera ha fatto sapere che sono state rilevate tracce di petrolio lungo 10 miglia, circa 16 chilometri, e che la fuga di greggio è venuta alla luce sabato mattina.

Secondo alcuni organi di stampa americani, circa 140 persone sono state evacuate per il timore di un'esplosione, ma il pericolo sembra ormai definitivamente tramontato.


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Golfo Messico, con il petrolio riversato in mare anche tonnellate gas

Scritto da 100ambiente - News • Martedì, 28 giugno 2011 • Commenti 0 • Categoria: Territorio
Oltre 500mila, disastro ambientale più vasto

La fuoriuscita di petrolio dalla Deepwater Horizon nel Golfo del Messico ha comportato anche il rilascio di 500mila tonnellate di idrocarburi gassosi nelle profondità dell'oceano.
Ad affermarlo sono i ricercatori dell'Università della Georgia di Athens, negli Stati Uniti, che hanno calcolato la quantità di gas - in particolare di metano e pentano - dispersi nell'acqua, per poter stimare la reale entità del disastro ambientale.

Nel corso della ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati su Nature Geoscience, gli esperti americani hanno esaminato 70 campioni di gas raccolti nel Golfo tra la fine di maggio e l'inizio di giugno 2010.


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Ricordate il disastro del Golfo del Messico? E' costato 60 miliardi di danni

Scritto da 100ambiente - News • Giovedì, 21 aprile 2011 • Commenti 0 • Categoria: Territorio
Obama promette: fino in fondo per accertare responsabilità

Il 20 aprile di un anno fa iniziava la più grande catastrofe petrolifera della storia.
La trivella della piattaforma Deepwater Horizon, di proprietà della British Petroleum, stava completando un pozzo petrolifero su un fondale profondo 400 metri, a meno di 100 chilometri dalla costa della Louisiana.

Improvvisamente un'esplosione innescò un violento incendio che uccise 11 persone, ferendone 17.
Si apriva la crisi del Golfo del Messico, che sarebbe durata per 106 lunghi giorni, con il versamento in mare di oltre 5 milioni di barili di petrolio che hanno devastato le acque della Louisiana, del Mississippi, dell'Alabama e della Florida.
Si tratta del più grave disastro ambientale nella storia americana.


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La Casa Bianca è in procinto di revocare la moratoria sulle trivellazioni in acque profonde

Scritto da 100ambiente - News • Martedì, 12 ottobre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Territorio
Portavoce della Casa Bianca Gibbs: avverrà entro questa settimana

La moratoria sulle trivellazioni in acque profonde nel Golfo del Messico sarà revocata "molto presto" dal governo americano, ha lasciato intendere oggi la Casa Bianca.

Il dipartimento del Territorio ha annunciato per oggi una conferenza stampa in cui il ministro dell'Interno Ken Salazar

"discuterà l'attuale sospensione delle trivellazioni in acque profonde".
L'intenzione di Salazar è di eliminare la moratoria alla condizione che le società petrolifere si adeguino ad una nuova serie di regole sulla sicurezza.


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Sfiorata nuova marea nera. Esplode una piattaforma nel Golfo del Messico

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Venerdì, 3 settembre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Territorio

Torna l'incubo di un nuovo disastro ecologico nella già martoriata area del Golfo del Messico.
C'e' qualcosa che non va. Il meccanismo si è inceppato e la sostenibilità (se non fosse ancora chiaro) è ormai saltata da tempo. L'opera quotidiana dell'uomo sta mettendo in continuazione a rischio il delicato ecosistema di Gaia, la nostra casa, la nostra Terra, dalla quale continuiamo a raccoglierne i frutti restituendo poco, anzi nulla.

Tragedia piattaforma petrolifera Mariner Energy

L'ultima tragedia nel Golfo del Messico mette ancora una volta l'accento sullo sfruttamento delle risorse senza un minimo di controllo e buon senso. Ieri la piattaforma petrolifera della Mariner Energy è esplosa, a circa 130 chilometri dalle coste della Louisiana.

Le tredici persone a bordo sono finite in acqua, ma sono state tutte portate in salvo e solo una sarebbe ferita.
Subito erano arrivate le rassicurazioni: la piattaforma «non è attiva»; un primo controllo effettuato sorvolando l’area a bordo di un elicottero sembrava allontanare il pericolo di una fuoriuscita.

Poi, invece, un riflesso lucido lungo circa 1,6 chilometri e largo circa 30 metri è stato avvistato vicino alla piattaforma, segno tangibile del petrolio in acqua. Così, alla fine, era arrivata arrivata la rettifica: la piattaforma era attiva, ma i sette pozzi sono stati chiusi rapidamente dopo l’esplosione.


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La Arctic Sunrise per tre mesi nel golfo del Messico per capire il disastro ecologico marchiato BP

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Giovedì, 2 settembre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Territorio

Dal 20 aprile scorso, quando la Deepwater Horizon è esplosa, BP ha fatto troppi errori, ha messo in campo risorse inadeguate e ha nascosto informazioni al pubblico, ad esempio vietando l’accesso ai giornalisti nelle aree impattate dal catrame. Greenpeace ha preso - come sempre del resto - la decisione di realizzare una valutazione autonoma degli impatti per far sapere a tutti come stanno davvero le cose.


L’Arctic Sunrise è partita da metà agosto da Tampa (Florida) alla volta delle Florida Keys e delle Dry Tortugas prima di avvicinarsi al sito di Macondo.
I tecnici a bordo stanno verificando l’impatto dello sversamento di petrolio sugli organismi marini: dai microrganismi planctonici in superficie fino ai coralli abissali dei fondali.

BP ha annunciato di aver chiuso il pozzo, ma oltre 500.000 tonnellate di petrolio

afferma Alessandro Giannì, direttore della Campagne di Greenpeace

stanno avendo impatti sulla flora e la fauna del Golfo. Se gli effetti sulla pesca sono e saranno gravi, quelli sui delicati ecosistemi del Golfo potrebbero essere peggiori.


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Stop a petroliere e navi pericolose nel Canale di Pianosa

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Domenica, 6 giugno 2010 • Commenti 0 • Categoria: Territorio

Dopo il disastro ecologico della Deepwater in Louisiana, le istituzioni pubbliche del mondo si muovono affinché si cerchi di limitare, nel possibile, altri disastri ecologici, soprattutto in prossimità di territori e ambienti dal delicatissimo equilibrio biologico. Ultimo in ordine di tempo (e soprattutto in ambito nostrano) è il Comune di Campo nell’Elba che, attraverso il proprio Consiglio Comunale, ha approvato all’unanimità la proposta del Consigliere Yuri Tiberto, delegato alla difesa e alla fruibilità ambientale, del mare e delle coste, di richiedere ai ministri delle infrastrutture e trasporti, Altero Matteoli, dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo, e del turismo, Michela Vittoria Brambilla un decreto ministeriale per interdire nell’intero canale di Pianosa e per un raggio di cinque miglia attorno alla stessa isola, il traffico marittimo di petroliere, navi da carico o da trasporto passeggeri aventi stazza lorda superiore alle 10.000 tonnellate.

Sospensione transito petroliere canale Pianosa

Quel tratto di mare è sicuramente tra quelli che più subiscono gli sversamenti petroliferi e il lavaggio illegale delle cisterne a mare, proprio davanti al mare di Pianosa, protetto dal Parco Nazionale dell’Arcipelago, ed alle coste e alle spiagge del Comune di Campo nell’Elba (una delle quali, Rosselle-Le Tombe, è stata più volte premiata tra le 10 più belle spiagge d’Italia) che ospitano oltre un terzo del turismo dell’intera Elba.


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