Ambiente, ecologia, tecnologia e sviluppo sostenibile

Ricerca Usa: stime Ipcc su riscaldamento da CO2 esagerate

Scritto da 100ambiente - News • Venerdì, 23 dicembre 2011 • Commenti 0 • Categoria: Cambiamenti climatici
Ma riscaldamento è reale e da aumento CO2 effetti gravi

Il riscaldamento globale causato da un raddoppiamento del livello di CO2 nell'atmosfera potrebbe essere meno intenso rispetto alle stime degli studi precedenti: è quanto risulta da una ricerca dell'Università dell'Oregon finanziata dall'Accademia delle Scienze statunitense.

La ricerca sottolinea innanzi tutto che il riscaldamento globale è una realtà e che l'aumento del CO2, principale gas serra, avrebbe conseguenze gravi: ma la stime della Commissione Intergovernativa sui Cambiamenti Climatici (Ipcc) dell'Onu pubblicate nel 2007 - un innalzamento della temperatura media compreso tra 2 4,5 gradi celsius - sarebbero tuttavia esagerate.


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Greenpeace: sostanze nocive, grandi marche sportive e indumenti

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 30 agosto 2011 • Commenti 0 • Categoria: Materiali

In un altro periodo del nostro vivere la recente ricerca commissionata da Greenpeace avrebbe fatto tremare il mercato delle grandi firme della moda sportiva e non. Ma vuoi il periodo di crisi e la narcotizzazione dei consumatori, probabilmente la notizia passerà inosservata. Proviamo noi a darne una maggiore visibilità.
Ma di cosa stiamo parlando? La nota associzione ambientalista ha voluto indagare nel campo dell'abbigliamento e capire se gli abiti e le scarpe vendute a livello globale dalle più grandi marche sportive sono realizzati impiegando sostanze pericolose durante una o più fasi del processo produttivo.

La ricerca è stata effettuata su 78 articoli di abbigliamento e scarpe sportive acquistati fra aprile e maggio 2011 nei principali store e negozi multi marche autorizzati presenti in 18 differenti paesi in tutto il mondo, Italia compresa.

Gli articoli, fabbricati per lo più in paesi emergenti, appartengono a 15 importanti marche di abbigliamento sportivo fra cui Abercrombie & Fitch, Adidas, Calvin Klein4, Converse, GAP, G-Star RAW, H&M, Kappa, Lacoste, Li Ning, Nike, Puma, Ralph Lauren, Uniqlo e Youngor. Fra i prodotti acquistati da Greenpeace ci sono per lo più t-shirt, giacche, pantaloni, abbigliamento intimo e scarpe in tela costituiti di tessuto naturale o sintetico e destinati a un
pubblico vasto e di differenti fasce di età: uomini, donne e bambini.

Una volta comprata la merce, Greenpeace ha inviato i campioni a un laboratorio indipendente per valutare la presenza di nonilfenoli etossilati.
Curiosi di conoscere il risultato? Vi anticipiamo subito il devastante risultato: 52 articoli su 78 acquistati sono risultati positivi alla presenza di nonilfenoli etossilati (NPE), sostanze sintetiche, impiegate come surfactanti anche nell’industria tessile, che una volta rilasciati nell’ambiente si trasformano in una sostanza pericolosa, il nonilfenolo (NP).

Il nonilfenolo è persistente perché non si degrada facilmente, bioaccumulante perché si accumula lungo la catena alimentare e capace di alterare il sistema ormonale dell’uomo anche a livelli molto bassi.


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Immagazzinare calore del Sole

Scritto da scienzainrete • Venerdì, 22 luglio 2011 • Commenti 1 • Categoria: Innovazione

Ricercatori del MIT hanno sviluppato un materiale basato su nanotubi di carbonio in grado di raccogliere e immagazzinare calore solare per renderlo disponibile quando necessario.
L'idea, da qualche anno nel mirino dei ricercatori del MIT, è quella di conservare l'energia termica in forma chimica e poterla così recuperare al momento del bisogno.

Già lo scorso anno Jeffrey Grossman e altri quattro ricercatori del MIT avevano scoperto un materiale a base di rutenio in grado di garantire il processo, ma i costi erano proibitivi e il materiale non riusciva a sopportare se non qualche ciclo di ricarica. Ostacoli che ora sembra siano stati superati.


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Per studiare la storia dell'inquinamento terrestre, si usano i giornali

Scritto da 100ambiente - News • Mercoledì, 6 luglio 2011 • Commenti 0 • Categoria: Cambiamenti climatici
Lo scienziato Dan Yakir studia l'inquinamento nell'era industriale con la carta di giornali, mettendo in piedi una sorta di "Smog-story"?

Per studiare gli ultimi 100 anni di storia dell'inquinamento mondiale basta "leggere" i giornali del tempo.
Parola di Dan Yakir, scienziato israeliano, che ha un modo tutto suo di estrarre le informazioni su gas serra e anidride carbonica dalle riviste d'epoca: non le sfoglia, ma le sottopone ai test del carbonio, a caccia delle emissioni di anidride carbonica che hanno appestato l'aria a partire dalla fine del 1800.

"È più comodo che andare in giro per le foreste di mezzo mondo a prelevare campioni di legno dai tronchi d'albero", spiega lo scienziato del Weizmann Institute che da 14 anni veste i panni del "topo di biblioteca" ritagliando piccoli campioni di carta da riviste scientifiche come Science, Nature e la gazzetta ufficiale della Royal Chemical Society nelle edizioni di oltre cento anni fa.


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Centrale nucleare a Chioggia. Uno studio valuta l'ipotesi FallOut

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 21 settembre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Territorio

Cosa succederebbe se a Chioggia (Venezia) fosse costruita una centrale nucleare e - malauguratamente - avvenisse un incidente con fuoriuscita di materiale radioattivo? Uno studio condotto dall’Istituto di Meteorologia e dall’Ecoistituto di Vienna ha cercato di analizzare - partendo da ipotesi metereologiche concrete - il risultante Fallout sul territorio circostante, incluso il coinvolgimento delle nazioni limitrofe.

Lo studio ha preso in esame il rilascio di radioattività (Cesio-137) dovuto al peggior incidente, quantificato in base al report di sicurezza per l'EPR e presentato da AREVA alle autorità degli USA, che definisce 12 diverse categorie di rilascio in caso di incidente grave (“large release frequency”/LRF), scegliendo la categoria di maggior probabilità descritta come “cedimento del sistema di contenimento” (causa perdita fluido di raffreddamento) e di non-funzionamento del Containment-spray (un sistema di sicurezza che eroga automaticamente uno spray ghiacciato nel doppio contenimento per abbassare la pressione in caso di incidente).
Questo evento può provocare la fusione del nocciolo e il danneggiamento del recipiente a pressione del reattore.

Le analisi sono state effettuate a partire da condizioni meteo effettivamente accadute nel corso del 1995, che è ritenuto per quell’area un “anno tipico”.
Nei casi riportati in figura 1 e 2 si ha un coinvolgimento essenzialmente della pianura padana (con ampie ricadute anche in Austria): nel primo caso con dispersione verso nord (Trentino Alto Adige e Austria), nel secondo caso la dispersione coinvolgerebbe soprattutto l’area tra Bologna e Milano e a sud anche verso Firenze e oltre. Nei casi riportati nelle figure 3 e 4 si ha un coinvolgimento significativo (oltre che del versante italiano) dell’Austria, con valori di contaminazione di 100kBq Cs-137 per metro quadro.


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La posidonia spiaggiata? Una risorsa per l’agricoltura

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Venerdì, 6 agosto 2010 • Commenti 0 • Categoria: Materiali

La Posidonia è un elemento fondamentale per l’ecosistema marino, ma l’accumulo dei residui di foglie e fusti lungo la riva e le spiagge costituisce un disagio per la balneazione e rappresenta un onere economico per la raccolta e lo smaltimento. Un progetto dell’Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Consiglio nazionale delle ricerche di Bari (Ispa-Cnr) prevede ora il recupero di questo materiale organico come fertilizzante, ammendante o substrato per coltivazioni senza suolo.

Posidonia Oceanica Fertilizzante

Il progetto ‘Posidonia residues integrated management for ecosustainability (Prime)’ - svolto in collaborazione con il Comune di Mola di Bari (quale ente coordinatore beneficiario), la società di ingegneria, consulenza e servizi ambientali Eco-Logica srl, l’azienda di compostaggio dell’Acquedotto pugliese Aseco srl, l’azienda di macchine per la deumidificazione Tecoma - è stato selezionato dal programma europeo Life+ nell’ambito della sezione ‘Politica ambientale e governance, priorità risorse naturali e rifiuti’, tra oltre 600 proposte presentate da organismi pubblici e privati dei 27 paesi membri.
Dei progetti che beneficeranno del fondo europeo ben 56 sono italiani e riceveranno complessivamente 94,2 milioni di euro.

Le ricerche sul possibile utilizzo della Posidonia oceanica spiaggiata nel compostaggio sono svolte da anni in sinergia tra ricercatori e tecnici della azienda sperimentale del CNR La Noria e dell’Università degli Studi di Bari.
Grazie anche a questi studi, è stata recentemente rivista la disciplina in materia di fertilizzanti e fissata la quantità di posidonia che può essere aggiunta alle biomasse compostabili, sottraendola allo smaltimento in discarica che provoca produzione di percolato, inquinamento delle falde acquifere e aumento dei gas serra.


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Biocarburante: che cosa è, il presente e il futuro

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Giovedì, 5 agosto 2010 • Commenti 0 • Categoria: Energia da Biomassa

Quasi tutta la nostra odierna vita è incentrata sulla produzione energetica ottenuta grazie ai combustibili fossili. In particolare muovono il mondo dei trasporti nel 97-98% dei casi. Ma non solo.
Il campo dei trasporti del nostro paese consuma il 53,2% dell'intero totale dei consumi petroliferi italiani. Per tale ragione il tema dei biocarburanti diventa di scottante attualità negli scenari energetici, in attesa che tecnologie alternative diventino - se mai succedesse visti gli insensati progetti in corso - valide alternative e fattive risposte sul mercato (in realtà manca la volontà, visti gli enormi interessi in ballo).

Ma il concetto di biocarburante è ancora un argomento nebuloso e dai contorni non ben definiti, soprattutto quando la questione è posta di fronte alla gente comune.
Che cosa sono i biocarburanti? Qual'e' il loro futuro e soprattutto, cosa aspettarsi dal futuro?
Per cercare di capire meglio lo stato dell’arte e il futuro di questi nuovi carburanti pubblichiamo un'intervista pubblicata realizzata dall'ENEA ad un suo ricercatore, Vito Pignatelli, dell’Unità Tecnica Fonti Rinnovabili della Casaccia, responsabile del Coordinamento delle attività di ricerca, sviluppo e dimostrazione dell’ENEA sulle tecnologie per le biomasse e bioenergie.
Partiamo con la domanda più semplice ma più importante.

Che cosa si intende per biocarburanti?

Sotto il cappello di “biocarburanti” è compreso un insieme ampio e diversificato di prodotti liquidi o gassosi, utilizzabili come combustibili alternativi nel settore dei trasporti e ricavati dalle biomasse, vale a dire tutti quei materiali di origine organica (vegetale o animale) che non hanno subito alcun processo di fossilizzazione.
Si tratta di risorse rinnovabili (FER), in quanto non viene incrementato l’ammontare di CO2 presente nell’ambiente nel corso del processo di produzione e combustione. L’utilizzo dei biocarburanti accelera semplicemente il ritorno in atmosfera della CO2 “fissata” dalle piante, con emissioni che rientrano nel normale ciclo del carbonio.


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L'energia eolica dell'UE prende velocità

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 15 giugno 2010 • Commenti 0 • Categoria: Energia Eolica

Energia eolicaLa diffusa integrazione e l'uso dell'energia eolica in Europa sono destinati a diventare una realtà. Uno degli attori principali a premere per un futuro più verde è il progetto TWENTIES ("Transmission system operation with large penetration of wind and other renewable electricity sources in networks by means of innovative tools and integrated energy solutions") finanziato dall'UE, che contribuirà a velocizzare l'uso di nuove tecnologie di energia eolica in tutta Europa. Con un budget di 56,8 milioni di euro (oltre la metà dei quali forniti da Tema Energia del Settimo programma quadro dell'UE), il progetto è una delle più grandi iniziative industriali riguardanti l'energia mai intraprese.

Il consorzio, formato da 26 membri, ha intenzione di rimuovere le barriere esistenti e aiutarci a entrare nella nuova era dell'elettricità. Alcuni dei maggiori gestori del sistema di trasmissione (GST) del mondo, aziende generatrici, produttori e organizzazioni di ricerca nel settore dell'elettricità hanno investito tempo e risorse come partner del progetto TWENTIES.

Coordinato da Red Eléctrica de España, un GST del sistema elettrico spagnolo, i partner del progetto intraprenderanno dimostrazioni a grandezza naturale nei prossimi tre anni per dimostrare i benefici delle nuove tecnologie, i metodi innovativi per la gestione del sistema elettrico e i servizi del sistema (come il controllo del voltaggio e della frequenza). Lo scopo è quello di trovare le soluzioni giuste agli attuali problemi dell'industria in modo da fare spazio all'integrazione di più energia eolica.

Il progetto è una misura pragmatica in risposta agli obiettivi dell'UE e mondiali nella lotta contro i cambiamenti climatici e per una maggiore sicurezza nell'approvvigionamento di energia. Questi obiettivi comprendono la visione dell'UE per il 2020 (cioè 20% di riduzione delle emissioni di CO2, 20% di miglioramento dell'efficienza dell'energia e 20% dei consumi da fonti di energia rinnovabili) e quelli definiti dal Piano strategico per le tecnologie energetiche (piano SET), che mira ad accelerare le tecnologie a basso consumo di carbonio ed efficienti in termini di costi.


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Obiettivo ambizioso: 80g CO2/km entro il 2020. Le case automobilistiche lo possono fare

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Giovedì, 20 maggio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Trasporti e mobilità

Il settore dei trasporti è quello che presenta nell’Unione Europea la maggiore crescita di emissioni di gas a effetto serra. Nel 2007 il settore dei trasporti rappresentava il 28% delle emissioni complessive dell'Unione Europea, metà delle quali relative al settore automobilistico.
Preso atto del problema, la Commissione europea ha deciso che il settore trasporti, accanto a quello energetico, è quello su cui si deve lavorare di più per ridurre il fattore inquinamento ed esercitare azioni fortemente pro-ambiente.

Motori 
ibridi ed abbattimento delle emissioni da auto

Ed è per questo che nel mese aprile 2010 la Commissione ha voluto fissare nuovi obiettivi di emissione ambiziosi per le automobili quale azione fondamentale per dare impulso alle innovazioni nel lungo periodo e per raggiungere i generali tagli alle emissioni, previsti a livello europeo.

In base alla normativa adottata nel 2009 dall’Unione europea, la media delle emissioni delle auto vendute in Europa dovrebbe rispettare il limite di 130 grammi di CO2 per kilometro entro il 2015 e l’obiettivo di 95 grammi per kilometro entro il 2020.
Una revisione della normativa è prevista entro la fine del 2012, per cercare di capire quali strategie devono essere perseguite entro quella data. C'è però un ..... "ma ....".

La Commissione sta già eseguendo studi particolareggiati per capire il livello di difficoltà nel raggiungere questi obiettivi prefissati, già prefigurando il limite minimo possibile di 85g CO2/km oltre il quale non è possibile andare.
C'e' però chi contesta la metodologia di questi studi, mettendo in dubbio le assunzioni all'origine, ovvero di basarsi solo ed esclusivamente sui puri miglioramenti tecnologici come mezzi per raggiungere le riduzioni, ignorando, invece, altri strumenti come la riduzione delle performance e lo spostamento verso le auto più piccole.

A contestare l'approccio della Commissione è Greenpeace. Tralasciando il gusto puramente polemico, vediamo le proposte che l'agguerritissima associazione ambientalista mette sul tavolo, spingendo verso l'ambizioso obiettivo degli 80g CO2/km per gli autoveicoli.


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Correnti dei ghiacci e cambiamenti climatici: importanti indizi

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Domenica, 16 maggio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Cambiamenti climatici

Un team internazionale di scienziati è impegnato nello studio del fondale oceanico per meglio comprendere i cambiamenti climatici. Secondo gli esperti saranno proprio i segni presenti sul pavimento oceanico, causati da calotte di ghiaccio e correnti di acqua di fusione durante le ere glaciali, a fornire informazioni che ci consentiranno di prevedere le future dinamiche dei ghiacci. I risultati del progetto sono pubblicati sulla rivista International Innovation.

Studio degli Ice Streams per i cambiamenti climatici

Il lavoro è stato effettuato nell'ambito del progetto NICE-STREAMS ("Neogene ice-Streams and sedimentary processes on high-latitude continental margins"), un'iniziativa dell'Anno polare internazionale (IPY) 2007-2008, ovvero della campagna di ricerca dedicata alla promozione delle scienze polari.

Le correnti di ghiaccio (ice streams in inglese), fulcro dell'attenzione del progetto NICE-STREAMS, si sviluppano alle estremità delle calotte di ghiaccio e sono la principale via di drenaggio e scarico del ghiaccio. Per migliaia di anni quest'attività ha lasciato evidenti segni nel paesaggio marino delle regioni polari e ha avuto un ruolo determinante nel forgiare il pavimento oceanico.


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La qualita della vita nelle città - Eurobarometer. 75 città europee sotto esame

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 5 maggio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Territorio

La Commissione Europea ha pubblicato oggi l'ultima ricerca Eurobarometer con l'obiettivo di analizzare la qualità della vita in 75 città europee. Il report - Perception survey on quality of life in European cities - analizza i dati raccolti a novembre 2009, dedicando un'ampio spazio alla questione prettamente ecologico-ambientale della vita in città. Tra le città italiane, sono state prese in considerazione Verona, Roma, Bologna, Napoli, Palermo e Torino.

Eurobarometer - Qualità vita città europee

Che cosa emerge dal report Eurobarometer?

È stato osservato che l'inquinamento atmosferico è apparso fra i tre problemi più importanti in 21 delle 75 città europee prese in esame. Per esempio il 56% degli intervistati a Sofia, il 47% ad Atene, il 39% a Budapest e il 37% a Bucarest l'inquinamento atmosferico è menzionato come il principale problema della loro città.

E le città italiane? Sul tema gli abitanti delle 6 città nostrane sono stati categorici: la stragrande maggioranza degli intervistati hanno affermato che l'inquinamento atmosferico è un problema importante: nello specifico l'89% degli intervistati a Roma, l'86% a Napoli, l'84% a Bologna, l'83% a Torino, e l'82% a Palermo e Verona. Queste percentuali hanno posizionato le 6 nostre città tra le peggiori a livello europeo. E' chiaro dunque il forte desiderio degli italiani a vivere in città dove l'aria sia più respirabile.

Ma continuiamo con l'analizzare i dati emersi dalla ricerca.


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Un futuro luminoso per la tecnologia solare a film sottile?

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Venerdì, 30 aprile 2010 • Commenti 0 • Categoria: Energia Fotovoltaica

Thin Film TechnologyNella corsa per proporre al mercato il più efficiente modulo solare a basso costo, GE ha annuncia la focalizzazione delle proprie attività di ricerca e sviluppo verso la tecnologia PV a film sottile in collaborazione con PrimeStar Solar Inc.

Attraverso una stretta relazione con gli esperti tecnologici di PrimeStar, GE potrà sfruttare appieno le capacità delle sue quattro divisioni di Global Research per affrontare tutte le sfide imposte dall'introduzione di un nuovo prodotto sul mercato.

Dopo aver condotto un'approfondita analisi del panorama fotovoltaico, la GE è giunta alla conclusione che il film sottile sia il percorso ottimale da percorrere.
Nello specifico, la tecnologia CdTe di PrimeStar possiede notevoli potenzialità. I ricercatori GE stanno lavorando senza sosta all'innovazione presso i quattro centri di ricerca di tutto il mondo con l'obiettivo di proporre al mercato un prodotto davvero rivoluzionario.

Il prodotto GE/PrimeStar è in corso di sviluppo presso la sede di PrimeStar ad Arvada, in Colorado, dove un team di esperti di PrimeStar con oltre cento anni di esperienza combinata nel campo del film sottile collabora con i ricercatori GE su varie aree chiave al fine di ottenere la migliore tecnologia sotto tutti i punti di vista: efficienza, affidabilità, costi di produzione e di installazione dei dispositivi e capacità produttiva.
Centinaia di scienziati distribuiti fra Germania, Cina, India e Stati Uniti lavorano alle tecnologie solari di GE affrontando queste sfide secondo i seguenti approcci.


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