Ambiente, ecologia, tecnologia e sviluppo sostenibile

Ogni secondo vengono buttati 38 kg di cibo nei rifiuti

Scritto da 100ambiente - News • Venerdì, 8 luglio 2011 • Commenti 0 • Categoria: Produzione & Consumi
Costo di questo spreco si stima in 430 euro all'anno per persona.
Ma ci rendiamo conto che follia?

Ogni secondo finiscono nella pattumiera 38 chili di alimenti in Francia.
Lo rivela uno studio pubblicato oggi dal quotidiano "Le Parisien - Aujourd'hui" sottolineando che il cibo che viene sprecato rappresenta il 21% di quello acquistato.

In sostanza ogni anno vengono buttati 5,6 milioni di tonnellate di alimenti. Lo studio, realizzato nel marzo del 2011 in sette paesi europei, rivela che i francesi sono i maggiori "spreconi" del vecchio continente.


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Lo spreco dei pranzi e dei cenoni natalizi

Scritto da 100ambiente - News • Martedì, 14 dicembre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Produzione & Consumi
Sono la frutta, la verdura, il pane, i latticini e la carne i più 'buttati'. Un vero spreco che si trasforma in spazzatura. Saranno 500 mila le tonnellate di cibo che andranno buttate

Tra pranzi di Natale e cenoni della vigilia e di Capodanno e pranzo dell'Epifania, gli italiani butteranno nella spazzatura cibo per più di 1,5 miliardi di euro, per un totale di circa 500mila tonnellate di alimenti che finiranno, letteralmente, nella pattumiera.

Con un costo, a famiglia, di circa 80 euro in totale spese inutilmente per comprare cose che poi vengono buttate.
Lo rende noto una indagine della Cia. Frutta, verdura, pane, latticini e carne, i prodotti che più degli altri finiscono nei cassonetti dell`immondizia.


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L'Organic Rankine Cycle verrà applicato anche nel settore dei motori marini

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Giovedì, 16 settembre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Innovazione

Sembra una notizia non fondamentale per il nostro quotidiano vivere, ma l'innovazione che vede l'utilizzo della tecnologia Organic Rankine Cycle nel settore dei motori marini è un importante passo avanti verso il risparmio energetico e verso la sostenibilità nel settore dei trasporti marini, ambito in cui lo spreco e l'inquinamento è purtroppo un realtà. Ma facciamo un passo indietro.

Attori di questa novità sono la già citata Turboden - azienda bresciana specializzata nella produzione di turbogeneratori ORC (Organic Rankine Cycle), per la generazione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili (biomassa, geotermia, solare termodinamico) e dal recupero di calore e la finlandese Wärtsilä, leader globale in soluzioni complete “power lifecycle” per i mercati marino e dell’energia.

Entrambe hanno siglato il primo accordo tecnologico-commerciale per portare la tecnologia ORC di cogenerazione sulle navi di tutto il mondo.
Se non vi è chiara l'importanza di questo evento, sappiate che i motori delle navi sono enormi divoratrici di combustibile fossile (olio combustibile) che nella classe dei carburanti è quello di più bassa leva ed è il più inquinante. Inoltre i motori delle navi, proprio per le loro caratteristiche, producono enormi quantità di calore che vengono riversate nel mare, disperdendo nell'ambiente quantità inimmaginabile di energia potenzialmente da sfruttare.

Se ora uniamo le forze di Turboden e Wärtsilä, si capisce che qualcosa di buono sta per succedere. Vediamo nel dettaglio.


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La nuova frontiera della Vibration-powered Generating Battery

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Domenica, 1 agosto 2010 • Commenti 0 • Categoria: Innovazione

Continua la ricerca e l'inventiva nel settore delle batterie ad accumulo. Un'industria americana, la Brother Industries Ltd, ha cercato di porsi il problema analizzando la questione da un punto di vista diverso, rivolgendosi la seguente domanda.

Tutti i dispositivi elettronici che necessitano di batterie per alimentare i circuiti elettrici, hanno bisogno della medesima carica elettrica e - soprattutto - consumano la medesima quantità d'energia?

Ovviamente la risposta è no e dunque la Brother Industries Ltd ha pensato che utilizzare una batteria tradizionale per alimentare - ad esempio - un telecomando per la televisione o un impianto HiFi è assolutamente sprecato.
Ecco dunque la proposta delle Vibration-powered Generating Battery, un'idea già vista e intuita da moltissimi eco-designer con la conseguente presentazione di diversi concept sul mercato.

Vibration-powered Generators Batteries

Il concetto di autogenerazione dell'energia per alimentare un dispositivo elettrico è ampiamente noto (ricordate la radio a manovella?) ma la Brother Industries ha voluto concentrare il concetto di Shaking generation power all'interno di batterie nel formato AAA e AA.


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1.400.000 firme raccolte. Un record per l'acqua pubblica

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 21 luglio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Territorio

Referendum firme acquaLa Commissione europea ha messo in mora il Governo italiano per il Dlgs.152/06, il cosiddetto “Codice per l'ambiente” in seguito ad un preciso reclamo del WWF Italia. La decisione è stata comunicata all’Associazione proprio mentre la campagna per il referendum contro la privatizzazione dell’acqua sta festeggiando il successo di oltre 1.400.000 firme raccolte. 

Un vero successo quello del Comitato Promotore refendario che ha proprio ieri consegnato in Cassazione un risultato che segna un passo importante nella partecipazione democratica in questo Paese. Nessun referendum nella storia repubblicana aveva mai raccolto tante firme.

La sfida che il comitato promotore ha davanti è quella di portare almeno 25 milioni di italiani a votare tre “sì” la prossima primavera, quando si terrà il referendum contro la privatizzazione dei servizi idrici.
Un risultato che oggi, alla luce del “risveglio democratico” a cui si è assistito nei mesi della raccolta firme, sembra assolutamente raggiungibile, almeno nel desiderio degli attivisti.

100ambiente non può essere concorde a questa così attiva partecipazione democratica, che dovrebbe essere già interpretata come un forte e chiaro segnale ai piani alti della politica.
Ma come dicevamo all'inizio dell'articolo, l'altro segnale forte, anzi, fortissimo viene dalla Comunità Europea, a dimostrazione come la Res Pubblica che dovrebbe aver a cuore anche il patrimonio idrico italiano non sia all'altezza della situazione.


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In Provincia di Milano è guerra all'acqua in plastica

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Giovedì, 15 luglio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Risparmio in casa e ufficio

Acqua alla spinaSi chiama Casa dell'Acqua ed è l'ultima iniziativa nata a Paderno Dugnano (a nord di Milano) dove gli abitanti - e paesi limitrofi - possono andare a prendersi l'acqua alla spina ... liscia, gassata, fredda o calda. L'obiettivo è quello di convincere i concittadini che l'acqua dell'acquedotto è di ottima qualità (sono fornite anche le ultimissime analisi chimico organolettiche) oltre ad invitarli a non comprare più acqua in bottiglia soprattutto per una questione ambientale.

I risultati sono decisamente interessanti. Non è così raro vedere lunghe file di cittadini di Paderno Dugnano fare la coda per prelevare l'acqua offerta, soprattutto perché la versione gassata pare essere molto piacevole (oltre ad essere disponibile la versione refrigerata). L'acquedotto di Paderno Dugnano è riconosciuto nel territorio limitrofo per offrire acqua dal gusto anche particolarmente gradevole (a confronto per esempio di altri comuni vicini il cui sapore è decisamente sgradevole, come quello di Cusano Milanino).

Scriviamo tutto questo con cognizione di causa, in quanto sia abitativamente che lavorativamente, frequentiamo i comuni citati.

Ma torniamo alla Casa dell'Acqua di Paderno Dugnano.
Come dicevamo le analisi chimiche effettuata sull'acqua alla spina offerta dal comune milanese posizionano questa ad un livello medio-alto, spesso superiore a quella che si beve dopo averla acquistata nei supermercati. Per non parlare del prezzo. Da due - fino a 3 volte - più basso di quello acquistato nei negozi.

Ma non basta.


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Rifiuti e overpacking. La petizione contro gli sprechi degli imballaggi

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Giovedì, 20 maggio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Materiali

E' una richiesta che viene dal basso quella promossa dal francese Frederic Crepin, 33enne, militare francese, che riferendosi al Trattato di Lisbona, punta a raccogliere un milione di firme europee per dire basta all'overpacking, ovvero per chiedere al Parlamento europeo che venga legiferato affinché l'imballaggio dei prodotti destinati ai consumatori finali sia ridotto e sia discreto.
Questo per dire basta alla spreco, ai rifiuti che ogni singolo cittadino produce automaticamente quando torna torna a casa dopo aver fatto la spesa, nell'atto in cui il cibo e i prodotti acquistati passano dal sacchetto del supermercato al frigorifero. Ed è sotto gli occhi di tutti. Il ricco packaging, involucro del super marketing che seduce il consumatore finale, è una triste realtà; se ci si ferma ad osservare con attenzione i prodotti acquistati, talvolta si è di fronte a prodotti in cui il contenitore e l'involucro esterno rischia di avere un valore pari se non superiore al prodotto medesimo.

L'eccesso e lo spreco degli imballaggi
Un esempio di quanti rifiuti produciamo in una normale spesa al supermercato. Quasi un Kg di rifiuti (fonte Mail online)

E come Frederic Crepin sono in tanti a chiederselo.

Perché? E' davvero necessario? Non è possibile prevedere che il consumatore possa scegliere se acquistare il prodotto riccamente pacchettizzato o prevedere una versione sobria, con un lauto risparmio economico?

E visto che non esiste alcuna legislazione di nessun paese europeo che limiti questo spreco, il militare francese vuole tentare l'impossibile. Il Trattato di Lisbona prevede che i cittadini europei (nella quota minima di un milione in almeno un terzo dei paesi della Ue) possano presentare una petizione e richiedere un intervento a favore di una o l'altra causa. E il movimento dell'Overpacking è chiaro.

Ridurre il volume, il peso e il costo del packaging dei prodotti,
affinché non si trasformi il tutto in spreco, rifiuti e inutili costi.

Poiché l’imballaggio può rappresentare l’80% del peso totale di un prodotto finito e incidere sino al 65 % del suo costo, la riduzione degli imballaggi deve permettere ad ogni consumatore di ridurre in modo equivalente il volume globale della sua produzione di rifiuti e allo stesso tempo di realizzare delle economie di pari valore.

è questo uno stralcio della petizione rivolta nelle sedi politiche europee e per la quale si sta facendo una massiccia raccolta di firme.


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Quattro ristoranti della Lombardia abbracciano il marchio Ecolabel

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Venerdì, 30 aprile 2010 • Commenti 0 • Categoria: Mercati e Tendenze

ecolabel legambiente turismoCenare al ristorante in modo ecosostenibile e nel rispetto dell'ambiente. Da oggi a Milano e in Lombardia si può, grazie all'accordo siglato tra Legambiente e il Gruppo Ethos, di cui fanno parte alcuni locali milanesi e della Lombardia quali Grani&Braci, Sanmauro, Acqua e Farina e Risoamaro, che ottengono l'etichetta ecologica di Legambiente ed entrano nell'elenco per un turismo sostenibile.

I gestori dei ristoranti hanno firmato il decalogo ambientalista e si sono impegnati a realizzare diverse azioni di eco sostenibilità: dall'attenzione per la raccolta dei rifiuti al risparmio energetico, dall'alimentazione alla gastronomia, il tutto per migliorare le prestazioni ambientali della ristorazione.

Si diffonde sempre di più dunque il marchio Ecolabel di Legambiente Turismo che ad oggi conta ben 384 strutture ricettive a livello nazionale e 47 nelle province lombarde.


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Chiudi il rubinetto e Aquafresh - parte II

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 28 aprile 2010 • Commenti 0 • Categoria: Produzione & Consumi

Tempo reale: Continuiamo a seguire l'interessantissima Conferenza stampa dell'intelligente progetto Chiudi il rubinetto voluto da Aquafresh e patrocinato dall'Assesorato all'Ambiente del Comune di Milano. Ricordiamo che questa campagna di sensibilizzazione volge ad educare e diffondere una cultura nel risparmio dell'acqua. Tuttavia - e sempre più spesso - la prima obiezione mossa nei confronti di queste campagne di sensibilizzazione è il rischio di spostare il problema solo ed esclusivamente sul mercato finale, assegnando la colpa dello spreco alle persone comuni (nonché consumatori) di questo o quel prodotto aggravando loro dell'onere dell'impronta che viene lasciato in natura.

Consumo acqua - Chiudi il rubinetto

Ed è qui che Aquafresh - nella figura della Glaxo Smith Kline Consumer Healthcare S.p.A - si è posta dunque una domanda.

E' vero che lo spreco sia esclusivamente colpa del consumatore finale?

La risposta è ovviamente negativa ed è testimoniato dal concetto di Water Footprint introdotto nel post precedente.
La Glaxo ha dunque commissionato una ricerca per capire quanta acqua realmente consumasse per produrre uno dei suoi prodotti di punta, ossia il dentifricio Aquafresh Tripla Protezione da 75ml. L'analisi è stata condotta dalla WSP Group plc, agenzia di consulenza specializzata in conservazione e miglioramento ambientale.

Tali ricerche hanno preso in considerazione l'acqua insita nelle seguenti fasi del ciclo di vita del prodotto presso l’impianto di produzione di Maidenhead, in Inghilterra:

1. materie prime;
2. packaging;
3. acqua necessaria al funzionamento degli impianti;
4. fase di utilizzo del prodotto da parte del consumatore (partendo dall’ipotesi che il 50% dei consumatori inglesi lasci il rubinetto aperto mentre si lava i denti).

Il dato vi sorprenderà. Proseguite la lettura.


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Chiudi il rubinetto e la riduzione del Water FootPrint - parte I

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 28 aprile 2010 • Commenti 0 • Categoria: Produzione & Consumi

Chiudi il rubinettoTempo reale: la redazione di 100ambiente sta seguendo in tempo reale la conferenza stampa dell'ambizioso progetto Chudi il rubinetto atto a sensibilizzare il risparmio idrico anche tra i consumatori finali (le persone comuni) con l’obbiettivo di informarli sullo spreco di acqua nella vita di tutti i giorni, a partire da quella che viene utilizzata quando ci si lava i denti.
A supporto dell'iniziativa, oltre ad un sito internet pieno di notizie, c'è anche una pagina Facebook.

Il progetto è promosso da Aquafresh, marchio GlaxoSmithKline Consumer Healthcare S.p.A. e patrocinato dall’Assessorato all’Ambiente del Comune di Milano, nasce dalla consapevolezza che ogni attività umana, ogni prodotto che viene commercializzato, lascia delle impronte sul suo cammino che hanno un impatto importante sul mondo in cui viviamo.

Giusto per dare un'idea dello spreco causato dal semplice gesto del lavarsi i denti si sappia che in media si "sprecano" 10 litri d'acqua e solo l'1% di questi vengono realmente utilizzati mentre il resto finisce, inutilizzato, nelle tubature.

Introduciamo quindi il concetto di “water footprint” o “impronta idrica” - cioè il costo idrico, la quantità d’acqua dolce necessaria per il ciclo di vita del prodotto (per la sua realizzazione e consumo).


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