Settembre in casa: i piccoli lavori di fine estate che pesano sulle bollette d'inverno
di Redazione
02/10/2026
C'è una settimana, di solito verso la fine di settembre, in cui il ventilatore torna nell'armadio e nessuno in famiglia ricorda con esattezza quando sia successo. È un passaggio silenzioso, privo di cerimonie, eppure rappresenta il momento più adatto per mettere mano a una serie di interventi domestici che quasi tutti rimandano a data da destinarsi. Nessuno di questi lavori richiede un tecnico o un investimento importante. Alcuni costano meno di un caffè, altri soltanto mezz'ora di tempo. Il loro effetto, però, si misura a gennaio, quando arriva la prima bolletta del riscaldamento e ci si domanda da dove venga quella cifra. Il percorso comincia dagli oggetti che l'estate lascia in eredità.
Il congedo da zanzariere e condizionatori
Per quattro mesi le zanzariere hanno filtrato polvere, polline, smog e insetti, e la rete ne porta i segni. Lasciarle sporche fino alla primavera successiva significa ritrovarle ingrigite, con le maglie ostruite e, nei modelli avvolgibili, con un meccanismo che scorre a fatica. Il lavaggio non impone necessariamente di rimuoverle dal telaio: su comefare.com è descritto un metodo per pulire la zanzariera senza smontarla, utile soprattutto per chi vive ai piani alti e non ha voglia di maneggiare pannelli ingombranti sul balcone. Lo stesso ragionamento vale per il condizionatore, i cui filtri andrebbero lavati prima del lungo fermo invernale, così da evitare muffe e cattivi odori alla riaccensione. Sistemata la parte estiva, la casa va osservata con un occhio diverso, cercando qualcosa che non si vede.
Spifferi: il costo che non compare in fattura
Una parte consistente del calore prodotto in inverno se ne va attraverso gli infissi, dalle fessure tra anta e telaio, dalle guarnizioni consumate, dai cassonetti delle tapparelle. Individuare le perdite non richiede strumenti professionali. Nelle giornate ventose basta avvicinare una mano, o la fiamma di un accendino tenuta con prudenza, lungo il perimetro della finestra: se la fiamma si piega, l'aria passa. Un altro test consiste nel chiudere l'anta su un foglio di carta e provare a sfilarlo, perché se scivola via senza resistenza la guarnizione ha perso aderenza. Le strisce adesive in gomma o schiuma si trovano in qualsiasi ferramenta e si applicano in pochi minuti. Il vero spreco, però, si nasconde a volte dentro l'impianto stesso.
Termosifoni, la prova della chiavetta
Chi ha notato un termosifone caldo in basso e tiepido in alto ha probabilmente di fronte un problema di aria intrappolata nel circuito. La soluzione si chiama sfiato: con l'impianto acceso e i radiatori caldi, si apre la piccola valvola posta in alto, di solito con un'apposita chiavetta o un cacciavite, tenendo sotto un panno. Prima esce un sibilo, poi qualche goccia d'acqua, e a quel punto si richiude. Dopo l'operazione, negli impianti autonomi, conviene controllare il manometro della caldaia, perché la pressione potrebbe essere scesa sotto il valore consigliato dal produttore. Un altro accorgimento poco noto riguarda la parete dietro il radiatore, soprattutto se esterna: un pannello riflettente in alluminio rimanda il calore verso la stanza invece di disperderlo nel muro. Resta da verificare il cuore del sistema, e qui entrano in gioco anche alcuni obblighi di legge.
Caldaia e valvole, prima dell'accensione
La caldaia va sottoposta alla manutenzione periodica secondo le indicazioni del costruttore e dell'installatore, e i controlli di efficienza energetica vanno registrati sul libretto d'impianto con cadenze che dipendono da potenza e tipo di combustibile. Programmare l'intervento a settembre evita l'affollamento di ottobre, quando i tecnici hanno agende piene. Nei condomini con riscaldamento centralizzato, le valvole termostatiche sono obbligatorie da diversi anni e consentono di regolare la temperatura stanza per stanza: impostarle con criterio, abbassandole nei locali poco usati, riduce i consumi e, grazie alla contabilizzazione, anche la quota da pagare. Nelle regioni del Nord, collocate per lo più nella zona climatica E, l'accensione è di norma consentita da metà ottobre. Da quel giorno la variabile più importante diventa un numero sul termostato.
Il grado in meno
Secondo le stime più diffuse, abbassare la temperatura interna di un solo grado può ridurre i consumi per il riscaldamento di una percentuale compresa tra il 5 e il 10 per cento. La normativa fissa per le abitazioni un limite di 20 gradi, con una tolleranza di 2, ma molte case vengono scaldate ben oltre. Un termostato programmabile permette di mantenere valori più bassi di notte e nelle ore in cui l'appartamento resta vuoto, senza doversene ricordare ogni sera. Il resto dipende da abitudini minime: tende aperte nelle ore di sole, chiuse al tramonto, e mobili lontani dai radiatori. Quel divano appoggiato davanti al termosifone del soggiorno, spostato di trenta centimetri, cambia la temperatura della stanza più di quanto si creda.
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