Ambiente, ecologia, tecnologia e sviluppo sostenibile

L'agricoltura biologica aiuta l’avifauna?

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Lunedì, 21 settembre 2009 • Categoria: Fauna



Agricoltura, biologica, benefici, effetti, controindicazioni, ricerca, dubbi, perplessità
Una ricerca del British Trust for Ornithology (BTO) ridimensiona i benefici dell’agricoltura biologica sull’avifauna sostenendo che alcuni aspetti possano essere addirittura a detrimento di certe specie.
Ma secondo alcuni questa ricerca fa parte di una piu’ ampia strategia di discredito dell’agricoltura biologica e presenta gravissime lacune di metodo e contenuto.
Biologico fa bene?
Molto probabilmente ai consumatori SI.

Che lo faccia anche agli uccelli che vivono in ambienti agricoli non è però certo e l’impatto dipende dalle specie secondo una recente ricerca del BTO finanziata dal DEFRA (Department for Environment, Food and Rural Affairs, Ministero per Agricoltura e Ambiente).
Una ricerca che ha però sollevato pesanti e ben motivate critiche e sospetti.

Basandosi sull’osservazione mensile di 48 coppie di aziende agricole biologiche e tradizionali inglesi nel periodo invernale del 2000/01 e del 2002/03, la ricerca riconosce che nelle aziende agricole biologiche esiste una maggiore biodiversità.

Questa presenza complessiva di avifauna non necessariamente vale per le specie che si nutrono principalmente di granaglie e richiedono la presenza di stoppie. E sono proprio queste le specie, come Zigolo giallo (Emberiza citrinella), Strillozzo (Emberiza calandra) e Allodola (Alauda arvensis) che sono vittime del declino più sensibile.



Secondo il Dr Dan Chamberlain, della BTO, autore dello studio, si può concludere che
"l’agricoltura biologica ha sicuramente dei benefici per un ampio spettro di specie, ma alcuni suoi aspetti e pratiche al momento non forniscono alcun beneficio concreto a quelle specie che soffrono per una ridotta disponibilita’ di cereali durante il periodo invernale”.
Una volta che il raccolto è completo, è pratica normale nelle aziende agricole biologiche quella di arare i campi, sotterrando le stoppie per evitare la crescita di erbe durante l’inverno: questo ovviamente va molto a detrimento delle specie che cercano semi e hanno bisogno delle stoppie. In ogni modo dato che anche nelle aziende agricole tradizionali si sta osservando una costante diminuzione delle stoppie e anche a causa dell’eliminazione del set aside non si puo’ escludere che in prospettiva le aziende agricole biologiche diventino un’oasi di rifugio anche per queste specie."
La ricerca completa è stata pubblicata sul Royal Society journal, Biology Letters.

In realtà lo stesso mondo ornitologico inglese non ha mancato di sollevare pesanti critiche a questi risultati.

In primo luogo si rileva che la metodologia impiegata è debole. Si è focalizzata esclusivamente su una coltura (cereali) trascurando del tutto la maggior diversificazione delle colture – e quindi degli ambienti – offerta dalle aziende agricole biologiche grazie alla rotazione delle colture, le attivita’ agroforestali e il “mixed farming”. Una comparazione complessiva delle aziende sarebbe stata ovviamente più appropriata.

Non si è inoltre considerata l'età delle aziende bio.
Queste iniziano ad esercitare un effetto significativo sull'ambiente dopo qualche anno dal loro avvio. Un'azienda appena riconvertita a bio non è sostanzialmente dissimile da una tradizionale e di conseguenza non permette di fare una comparazione reale dei due differenti sistemi di coltura.

A questo si aggiunge che le osservazioni sono esclusivamente invernali.
Dato il minor impatto dell’agricoltura biologica sulla disponibilità di insetti, c'è da chiedersi se non sarebbe stata più significativa la primavera, dato che l'ambiente bio dovrebbe essere molto più favorevole all'avifauna insettivora e granivora impegnata nello svezzamento dei piccoli.
E qui il biologico potrebbe veramente fare la differenza. Inoltre si perde l’effetto sulla fauna migratoria.

Infine, per stessa ammissione degli autori la tecnica di monitoraggio non era appropriata per le Allodole, ma la cosa non gli ha impedito di tirare comunque delle conclusioni.

Le uniche conclusioni forti sono, secondo i critici di questa ricerca, che il bio effetti positivi e significativi per storno verdone, nessun effetto negativo su altre specie e un effetto forte e significativo sull’abbondanza di uccelli.

Come mai il BTO ha quindi diffuso questi risultati così discutibili e a dicredito dell’agricoltura biologica?

Proprio questo pare essere l’obiettivo.

Nel Regno Unito sia il DEFRA che varie sue agenzie stanno montando una campagna contro l'agricoltura biologica
e non sarebbe strano che il finanziamento al BTO fosse stato diretto ad ottenere un risultato prestabilito.

Non potendo dire che “fa male”, il BTO si è limitato a concludere che “non fa bene quanto si vorrebbe ad alcune specie particolarmente in crisi”.

Quanto basta, con un'informazione superficiale, a discreditare l’agricoltura biologica e i suoi effetti positivi sull’ambiente.

Probabilmente quello che il committente DEFRA voleva diffondere come messaggio!

Via | TutelaFauna
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