Il disastro ecologico del fiume Lambro
Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Giovedì, 25 febbraio 2010 • Categoria: TerritorioLo sversamento nel Lambro di di enormi quantità di gasolio dalle cisterne dell’ex raffineria di Villasanta può essere il colpo di grazia per un fiume da decenni in un vergognoso stato di degrado. Ma l’onda nera, che intanto prosegue il suo viaggio, rappresenta una gravissima minaccia non solo per gli abitanti dei comuni rivieraschi, ma per tutto l’ecosistema del Parco regionale della Valle del Lambro, del Parco di Monza (il più grande Parco urbano d’Europa e una delle aree naturalistiche-paesaggistiche più belle della Lombardia) e soprattutto del più ampio ecosistema del Po, con danni ambientali a catena per centinaia di chilometri a valle che non risparmieranno nemmeno alcuni siti di interesse comunitario (SIC) presenti lungo il Po.
foto di Andrea Longo
Le prime a essere direttamente colpite sono le specie acquatiche, pesci, anatre selvatiche, le colonie di aironi che proprio in questi giorni hanno iniziato a nidificare sulle sponde del Po. Sono decine gli animali ripescati senza vita.
In allerta il Centro di Recupero Animali Selvatici WWF di Vanzago, dove già ieri sono stati portati i primi germani reali interamente coperti di gasolio che verranno curati dai veterinari del centro. Purtroppo i danni di questo sversamento si ripercuoteranno su tutta la catena alimentare, con conseguenze che dureranno nel tempo, e si registrano già gravissime conseguenze sul settore agricolo che gravita intorno al sistema fluviale.
Il Lambro è uno dei fiumi più inquinati d’Italia e continua a portare un contributo di veleni insopportabile per il Po. E’ dagli anni 70 che il Lambro è oggetto di “cure”, con investimenti pari a circa 5.000 miliardi di vecchie lire per il suo risanamento. Nel 1988 era stato istituito un Piano straordinario di bonifica “Lambro-Seveso-Olona” per riqualificare i tre fiumi più importanti e più degradati dell’area milanese, ma il piano non è mai stato realizzato.
Lo stesso piano di tutela delle acque regionale ha rinunciato esplicitamente alla possibilità di un serio recupero del fiume, affermando che sarebbe comunque impossibile entro il 2015 raggiungere il “buono stato ecologico” richiesto dall’Europa con la Direttiva quadro acque, 2000/60/CE. Dopo la dichiarazione di “morte biologica” del Lambro, l’entrata in funzione dei 3 depuratori milanesi ha ridato al fiume una seppur minima vitalità, ma questo non basta certo per salvare la situazione.
Un’ampia azione di recupero ambientale – che preveda tra l’altro il ripristino della vegetazione e delle zone di esondazione del fiume, impianti di depurazione e controlli regolari sui numerosissimi scarichi lungo l’asta del fiume, tenendo in serio conto ogni potenziale fattore di rischio e fonte di inquinamento – consentirebbe di migliorare la qualità delle acque, di mantenere vitale un ecosistema fluviale fondamentale per le attività umane e non ultimo per ridurre il rischio idraulico conseguente alle frequenti alluvioni che colpiscono la zona sud di Milano.
Oltre a un progetto nella zona di esondazione del Lambro a San Donato Milanese, portato avanti dalla LIPU con il sostegno del WWF, l’unico esempio di riqualificazione lungo il Lambro è rappresentato dall’Oasi di “Bosco di Montorfano” a Melegnano, voluta negli anni ’90 dal WWF e dalla cittadinanza, che ha ripristinato 4 ettari di terreno incolto attraverso la messa a dimora di alberi e arbusti tipici della zona. Il WWF si costituirà quindi parte civile nel processo penale conseguente a questo inaccettabile danno doloso, che sta causando la moria della flora e della fauna presenti in questo importante ambito fluviale.
Nel frattempo la Coldiretti diffonde rassicurazioni per gli alimenti che arrivano sulle nostre tavole.
Infatti per l'associazione non ci sarebbero rischi per gli alimenti in tavola perché con il periodo invernale sono ridotte al minimo le coltivazioni presenti nei campi che peraltro non necessitano in questo momento di irrigazioni per le intense precipitazioni che si sono verificati nei giorni scorsi.
Solo la fase stagionale e l’andamento meteorologico hanno evitato il rischio dell’inquinamento della catena alimentare per colpa dallo sversamento nel fiume Lambro di ingenti quantita' di sostanze provenienti da un impianto industriale.
Le poche coltivazioni in campo - sottolinea la Coldiretti - non necessitano in questo momento di attingere acqua dai fiumi inquinati grazie all’inverno piovoso, con un aumento del 43 per cento delle precipitazioni cumulate in Italia nel gennaio 2010, sulla base dei dati della statistica mensile Ucea relativi alla media geografica degli scarti dal clima (1971-2000) della precipitazione cumulata in percentuale.
La situazione meteorologica risulta favorevole poiché le forti e persistenti piogge di questi giorni consentiranno un più veloce deflusso delle acque verso il mare evitando - spiega la Coldiretti - la sedimentazione dei residui inquinanti nel suolo e soprattutto la percolazione nelle falde più profonde.




3 Commenti
Sono un ricercatore dell'Università di Milano Bicocca e leggendo questo articolo e guardando queste foto mi chiedo come sia possibile arrivare a questi livelli. Con i miei colleghi ci occupaimo di acqua e di tutela del consumo. Se vi interessa l'argomento visitate il nostro sito: http://www.zooplantlab.btbs.unimib.it/.
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Buona giornata
Massimo
Emanuele
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