Ambiente, ecologia, tecnologia e sviluppo sostenibile

Golfo Messico, con il petrolio riversato in mare anche tonnellate gas

Scritto da 100ambiente - News • Martedì, 28 giugno 2011 • Commenti 0 • Categoria: Territorio
Oltre 500mila, disastro ambientale più vasto

La fuoriuscita di petrolio dalla Deepwater Horizon nel Golfo del Messico ha comportato anche il rilascio di 500mila tonnellate di idrocarburi gassosi nelle profondità dell'oceano.
Ad affermarlo sono i ricercatori dell'Università della Georgia di Athens, negli Stati Uniti, che hanno calcolato la quantità di gas - in particolare di metano e pentano - dispersi nell'acqua, per poter stimare la reale entità del disastro ambientale.

Nel corso della ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati su Nature Geoscience, gli esperti americani hanno esaminato 70 campioni di gas raccolti nel Golfo tra la fine di maggio e l'inizio di giugno 2010.


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In provincia di Salerno, il 99% dei comuni sono a rischio idrogeologico

Scritto da 100ambiente - News • Sabato, 13 novembre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Territorio
Dati alla mano, sarebbero esposte al rischio oltre 300mila persone.

In Campania sono ben 474 i comuni a rischio frane o alluvioni, ossia l`86% del totale.
Tra i 5 capoluoghi campani, il primato di provincia più fragile va a Salerno, con il 99% delle municipalità classificate a rischio.
Sono gli ultimi dati di Ecosistema rischio di Legambiente.

L'80% dei comuni campani ha abitazioni nelle aree golenali, negli alvei dei fiumi o in aree a rischio frana, il 25% delle amministrazioni presenta addirittura interi quartieri in zone a rischio, mentre il 54% ha edificato in queste aree strutture e fabbricati industriali.


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Cnr: in 58 anni 6.380 vittime frane, 2.699 inondazioni

Scritto da 100ambiente - News • Mercoledì, 3 novembre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Territorio
Da nord a sud, più esposte a rischio frana Trentino e Campania

In 58 anni, dal 1950 al 2008, in tutta l'Italia ci sono state almeno 6.380 vittime tra morti, dispersi e feriti per frana, e almeno 2699 vittime di inondazioni.

I dati sono quelli del catalogo di questi eventi in Italia, realizzato dall'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpi).

All'appello non manca alcuna regine, da Nord a Sud, visto che nel periodo considerato, tutte le regioni italiane hanno subito vittime per frana o per inondazione.

Le regioni più esposte al rischio da frana per la popolazione sono state il Trentino Alto Adige con 675 vittime dovute a 198 eventi franosi, la Campania con 431 vittime in 231 eventi, la Sicilia con 374 vittime in 33 eventi, e il Piemonte con 252 vittime in 88 eventi.


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Pesanti condanne per i responsabili delle escavazioni abusive su Po, Brenta e Adige.

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 16 giugno 2010 • Commenti 2 • Categoria: Territorio

Un segnale forte e positivo quello che è arrivato dal Tribunale di Padova che condanna pesantemente i responsabili delle escavazioni abusive portate avanti per anni sui fiumi Po, Brenta e Adige.

Il risarcimento è stato riconosciuto anche al WWF, costituitosi parte civile nel processo, confermando la gravità dei danni ambientali inflitti ai fiumi dalle escavazioni selvagge per procurarsi profitto illecitamente.
I giudici hanno accolto le motivazioni del PM e del WWF e riconosciuto la gravità dell'attività illecita degli imputati, (alcuni dei quali funzionari pubblici preposti in realtà alla tutela dell'ambiente) ai quali veniva contestato per associazione a delinquere, concorso in furto di sabbia, falsificazione dei verbali di escavazione, truffa e violazione del segreto di ufficio (la ditta veniva avvisata prima dell'arrivo dei controlli). 

La condanna conferma la veridicità delle denunce che da oltre un decennio sono state fatte circa il grave danno a discapito dei fiumi, la criticità delle loro condizioni e la necessità di un’azione per la loro riqualificazione e rivitalizzazione.
La campagna ‘Liberafiumi’  portata avanti in questi mesi dal WWF ha proprio lo scopo di censire e poi recuperare gli ecosistemi fluviali, perché si possa garantire una gestione sostenibile dell’acqua e il raggiungimento del buono stato ecologico come previsto dalla Direttiva europea sulla tutela delle acque.


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Eventi naturali: questo il rischio per l’Italia

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Giovedì, 27 maggio 2010 • Commenti 1 • Categoria: Territorio

I problemi connessi al rischio idrogeologico diventano anno dopo anno più gravi e preoccupanti per il nostro Paese. E rappresentano un problema di grande rilevanza sia per il numero di vittime sia per i danni causati alle infrastrutture, come confermano anche i dati raccolti in un catalogo storico con informazioni di eventi con danni diretti alla popolazione dal 671 d.C e aggiornato dall’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Irpi) del Cnr.

Se ne è parlato oggi a Roma, presso la sede del Cnr, nel corso della Giornata di studio ‘La ricerca del Cnr per il sistema nazionale di Protezione civile’ organizzata dal Dipartimento terra e ambiente (Dta) del Consiglio nazionale delle ricerche e a cui hanno partecipato tra gli altri il Presidente del Cnr, Luciano Maiani, il Vice Capo Dipartimento della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis e Giuseppe Cavarretta, direttore del Dta-Cnr, oltre ai ricercatori del Cnr che si occupano di eventi catastrofici.

In sintesi è stato utilizzato questo catalogo storico, unico nel suo genere per aggiornare le statistiche nazionali sulla probabilità che un evento di frana e inondazione causi un dato numero di vittime e abbiamo prodotto per la prima volta delle statistiche a livello regionale.


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44 milioni di Euro in tre anni per i boschi toscani

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 19 maggio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Flora

Tenere in ordine la montagna e i suoi boschi per ridurre il rischio di frane ed alluvioni in pianura, ma anche per sviluppare una vera economia verde e creare, stabili nel tempo, seicento posti di lavoro. E' su questo che la Regione Toscana punta, stanziando a bilancio 44 milioni di euro, dopo che la giunta ha deciso di investire sul proprio patrimonio forestale: 1,2 milioni di ettari, più della metà del territorio, che fanno della Toscana la regione con più foreste d'Italia.

I boschi della Toscana sono ben tenuti malgrado la spesa pubblica della Regione nei loro confronti sia contenuta, o comunque meno di altre Regioni, pur ottenendo ottimi risultati.
Storicamente la Toscana vanta una lunga tradizione di politica di mantenimento ed attenzione: dai granduchi dei Medici al presidente Bartolini, a cui va il merito di aver creato una rete di associazioni di volontari per la difesa dei boschi.

Resta il fatto che la montagna è coltivata meno di un tempo. Molti l'abbandonano. E questo produce ripercussioni negative a valle.
Il piano straordinario messo in campo in Toscana è un provvedimento di green economy a tutto tondo ed aiuterà anche a rallentare questa fuga: sviluppando la produzione di energia con le biomasse, promuovendo la selvicoltura ma anche l'attività zootecnica, intervenendo per prevenire futuri dissesti, sviluppando filiere locali del legno e creando in questo modo seicento posti di lavoro, di cui almeno duecento dovrebbero essere nuovi.


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L'estrazione dell'uranio. Quelle scomode verità nascoste. Il caso del Niger

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 12 maggio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Territorio

Greenpeace ha pubblicato pochi giorni fa un documento che riporta uno studio in grado di arricchire il punto di vista dell'opinione pubblica importante da conoscere e avere quella giusta visione d'insieme per esprimere un giudizio pro o contro sul nucleare. Peccato che siano in pochi ad averne riportato la notizia. Stiamo parlando del documento "Left in the dust - L’eredità radioattiva di Areva nelle città del deserto del Niger". L'argomento è l'estrazione dell'uranio e i suoi effetti catastrofici sul territorio e sulla popolazione.
Si tratta di un briefing su quanto sta succedendo in Niger, un paese senza sbocco sul mare, posizionato nell’Africa sahariana occidentale, con il più basso indice di sviluppo umano sul pianeta. Caratterizzato da un territorio desertico e arido, scarsamente coltivabile e molto povero, diffuso analfabetismo, scarse infrastrutture e instabilità politica.

Niger miniere uranio

Tuttavia, il Niger è ricco di risorse minerarie, come l’uranio.

In questo documento-riassunto troverete informazioni, dettagli, particolari, descrizioni su cosa avviene quando e come l'uranio viene estratto.

Niger miniere uranio estrazioni

Le detonazioni e le trivellazioni in miniera causano enormi nuvole di polvere, montagne di rifiuti industriali e enormi mucchi di fango rimangono esposti all'aria aperta; lo spostamento di milioni di tonnellate di terra e roccia rischia di compromettere le sorgenti d’acqua sotterranee.
Questo è quanto sta avvenendo da 40 anni, da quando una potentissima multinazionale francese, la AREVA (sconosciuta a molti), leader mondiale nel campo dell'energia nucleare ed è l'unica presente in ogni attività industriale a essa connessa, ha preso possesso delle miniere di uranio in Niger.


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Il disastro ecologico del fiume Lambro

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Giovedì, 25 febbraio 2010 • Commenti 3 • Categoria: Territorio

Lo sversamento nel Lambro di di enormi quantità di gasolio dalle cisterne dell’ex raffineria di Villasanta può essere il colpo di grazia per un fiume da decenni in un vergognoso stato di degrado. Ma l’onda nera, che intanto prosegue il suo viaggio, rappresenta una gravissima minaccia non solo per gli abitanti dei comuni rivieraschi, ma per tutto l’ecosistema del Parco regionale della Valle del Lambro, del Parco di Monza (il più grande Parco urbano d’Europa e una delle aree naturalistiche-paesaggistiche più belle della Lombardia) e soprattutto del più ampio ecosistema del Po, con danni ambientali a catena per centinaia di chilometri a valle che non risparmieranno nemmeno alcuni siti di interesse comunitario (SIC) presenti lungo il Po. 


foto di Andrea Longo

Le prime a essere direttamente colpite sono le specie acquatiche, pesci, anatre selvatiche, le colonie di aironi che proprio in questi giorni hanno iniziato a nidificare sulle sponde del Po. Sono decine gli animali ripescati senza vita.

In allerta il Centro di Recupero Animali Selvatici WWF di Vanzago, dove già ieri sono stati portati i primi germani reali interamente coperti di gasolio che verranno curati dai veterinari del centro.  Purtroppo i danni di questo sversamento si ripercuoteranno su tutta la catena alimentare, con conseguenze che dureranno nel tempo, e si registrano già gravissime conseguenze sul settore agricolo che gravita intorno al sistema fluviale.


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I 6 capitoli ‘bui’ per l’ambiente nel 2009

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 30 dicembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Mercati e Tendenze

Opera di Jacob Gadd
Il 2009 per il WWF verrà ricordato in Italia come un anno critico per l’ambiente, dalla pioggia di cemento attraverso i piani casa alle continue alluvioni e frane, dal rilancio del nucleare a quello di infrastrutture imponenti e discutibili come il Ponte sullo Stretto, dalle vicende delle navi dei veleni ai tentativi di deregulation sulla caccia.

Il Belpaese ha poi mostrato in maniera particolare tutta la sua fragilità ambientale, aggravata anche dai sempre più violenti effetti dei mutamenti climatici, e una sofferenza cronica rispetto a gravi problemi di inquinamento che si trascina dal passato e che scelte pericolose come il nucleare rischiano di aggravare ulteriormente.

E la ‘cartina tornasole’ sulle scelte di politica ambientala, ovvero, la Finanziaria 2010, mette a nudo l’assenza di strategia e finanziamenti su questo fronte lasciando così l’ambiente a ‘tasche vuote’ nonostante gli impegni proclamati in ambito internazionale, dal clima alla biodiversità.

Ecco in dettaglio i 6 capitoli ‘bui’ per l’ambiente nel 2009:

  • l'anno del cemento
  • Italia atomica
  • Finanziaria 2010: la "cartina tornasole" di un'Italia distratta
  • Grandi opere senza il ripristino del territorio
  • L'eredità dei veleni
  • Biodiversità: un brutto biglietto da visita per il 2010


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Energia dalle biomasse legnose: 20 megawatt per ettaro

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Mercoledì, 16 dicembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Energia da Biomassa

Angelo Scaravonati, presidente di Rinnova Green Energy e partner di Bioenergy Expo, Salone dedicato alle energie da fonte rinnovabile in agricoltura, fa i conti sulla filiera delle biomasse legnose, per capire quanto conviene alle imprese agricole.

Dai pioppi coltivati in «Medium rotation forestry» all’energia termica ed elettrica, la convenienza economica c’è, considerati anche i finanziamenti nei Piani di sviluppo rurale.

In altre parole, una fonte rinnovabile di energia elettrica veloce e conveniente.

Le biomasse legnose ad accrescimento rapido, coltivate per quattro-cinque anni - ovvero quanto dura il ciclo di crescita di queste piante - sono assolutamente coltivabili in tutta Italia.
Più precisamente con una convivenza, per evitare problemi di monospecificità e fitosanitari, di pioppo ed olmo (o salice o anche platano) nel Nord e Centro Italia, fino all’Umbria.

Anche nelle regioni meridionali questo è possibile, intervallando però con una coesistenza fra pioppo ed eucalyptus.

Accanto a queste essenze arboree, tuttavia, non si può non menzionare la canna (Arundo donax), che – ancora a livello sperimentale - sembra registrare le migliori performance fra le essenza erbacee.


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Albero di Natale vero o finto? Alcuni consigli

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Lunedì, 7 dicembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Mercati e Tendenze

Qual'è l'origine dell'usanza dell'albero di Natale?
Dubbio amletico.
Veri o finti? E meglio acquistare un albero di Natale vero o in plastica?

Secondo Coldiretti quest'anno si dovrebbe registrare un ritorno all'acquisto dei quelli veri, che rimarranno con un prezzo stabile sul mercato.
Il numero stimato è in 6,5 milioni di esemplari, tutti (almeno ci auguriamo) provenienti da coltivazioni specifiche.
Un numero con un potenziale elevato, che se tornassero alla terra potrebbero essere un contributo sostanziale all'ambiente.

Ma come è noto, tra alberi con radici recise o insufficienti, punte e non alberi e morie negli appartamenti cittadini, pochi riusciranno a tornare a madre natura.

E quindi?
Forse meglio gli alberi finti?

Il buon senso potrebbe portarci a rispondere di si... ma c'é un ma...

Gli alberi finti di plastica - secondo Coldiretti - arrivano molto spesso dalla Cina e non solo consumano petrolio e liberano gas ad effetto serra per la loro realizzazione e il trasporto, ma impiegano oltre 200 anni prima di degradarsi nell'ambiente.
Quest'anno si prevede la vendita di circa 4 milioni di esemplari.


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23mila ettari di alberi inglesi. Per ridurre il CO2

Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Giovedì, 26 novembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Territorio

Se la montagna non va a Maometto, Maometto va alla montagna!
Ovvero.
Se non siamo in grado di ridurre il CO2 in base ai parametri stabiliti dai patti internazionali nei tempi prefissati, allora facciamo mangiare il CO2 dagli alberi.
In banale sintesi quello che devono aver pensato gli inglesi, quando il Corpo Forestale di Sua Maestà la Regina ha annunciato un rimboschimento di 23 mila ettari di alberi.
Se non siete avezzi alle dimensioni agricole e più attenti alle cronache calcistiche, 23.000 h di bosco corrispondono a circa 30.000 campi di calcio.

Che alberi e foreste contribuiscano alla riduzione della CO2 – visto che sono in grado di assorbirne – è un dato ormai assodato e rimboschire un terreno è una pratica diffusa presso le aziende per compensare l’inquinamento prodotto.
È la prima volta però che a una simile equazione ricorre uno Stato e che il ripopolamento di alberi è previsto entro i confini nazionali.


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