Greenpeace: sostanze nocive, grandi marche sportive e indumenti
Scritto da Luca De Nardo - 100ambiente • Martedì, 30 agosto 2011 • Commenti 0 • Categoria: MaterialiIn un altro periodo del nostro vivere la recente ricerca commissionata da Greenpeace avrebbe fatto tremare il mercato delle grandi firme della moda sportiva e non. Ma vuoi il periodo di crisi e la narcotizzazione dei consumatori, probabilmente la notizia passerà inosservata. Proviamo noi a darne una maggiore visibilità.
Ma di cosa stiamo parlando? La nota associzione ambientalista ha voluto indagare nel campo dell'abbigliamento e capire se gli abiti e le scarpe vendute a livello globale dalle più grandi marche sportive sono realizzati impiegando sostanze pericolose durante una o più fasi del processo produttivo.
La ricerca è stata effettuata su 78 articoli di abbigliamento e scarpe sportive acquistati fra aprile e maggio 2011 nei principali store e negozi multi marche autorizzati presenti in 18 differenti paesi in tutto il mondo, Italia compresa.
Gli articoli, fabbricati per lo più in paesi emergenti, appartengono a 15 importanti marche di abbigliamento sportivo fra cui Abercrombie & Fitch, Adidas, Calvin Klein4, Converse, GAP, G-Star RAW, H&M, Kappa, Lacoste, Li Ning, Nike, Puma, Ralph Lauren, Uniqlo e Youngor. Fra i prodotti acquistati da Greenpeace ci sono per lo più t-shirt, giacche, pantaloni, abbigliamento intimo e scarpe in tela costituiti di tessuto naturale o sintetico e destinati a un
pubblico vasto e di differenti fasce di età: uomini, donne e bambini.
Una volta comprata la merce, Greenpeace ha inviato i campioni a un laboratorio indipendente per valutare la presenza di nonilfenoli etossilati.
Curiosi di conoscere il risultato? Vi anticipiamo subito il devastante risultato: 52 articoli su 78 acquistati sono risultati positivi alla presenza di nonilfenoli etossilati (NPE), sostanze sintetiche, impiegate come surfactanti anche nell’industria tessile, che una volta rilasciati nell’ambiente si trasformano in una sostanza pericolosa, il nonilfenolo (NP).
Il nonilfenolo è persistente perché non si degrada facilmente, bioaccumulante perché si accumula lungo la catena alimentare e capace di alterare il sistema ormonale dell’uomo anche a livelli molto bassi.
>>Continua a leggere "Greenpeace: sostanze nocive, grandi marche sportive e indumenti"






Nove premi, con un ex-aequo, per nove progetti di packaging innovativo ed eco-friendly: continua il percorso virtuoso verso l’ottimizzazione dell’impatto ambientale dell’intero ciclo produttivo e di recupero degli
Accendere una sigaretta significa immettere in ambiente più di 4.000 sostanze chimiche ad azione irritante, nociva, tossica, mutagena e
Sembrerà incredibile, ma sebbene i pneumatici dismessi o esauriti (per intenderci le ruote delle auto) siano da tempo oggetto di trattamento, riciclo e trasformazione in altri prodotti, fino ad oggi non erano formalmente considerati materiale da reimpiego.
Si potrebbe pensare che grazie ad Internet, l'umanità ha salvato l'ambiente.
Unicoop Firenze sarà la prima catena food della Gdo dell'Europa occidentale ad eliminare totalmente lo shopper in polietilene, anticipando il provvedimento contenuto nella finanziaria 2007.
"E' una la soluzione concreta alla domanda di prodotti di largo consumo a basso impatto ambientale che - spiega Unicoop Firenze - nasce da risorse rinnovabili di origine agricola, diminuisce le emissioni di gas ad effetto serra, riduce il consumo di energia e di risorse non rinnovabili, completa un circolo virtuoso: le materie prime di origine agricola tornano alla terra attraverso processi di
Sempre più aziende tendono a modificare il proprio modo di operare e produrre con un occhio sempre più attento all'impatto ambientale.
Il Parlamento Europeo ha adottato un regolamento che intende rafforzare e chiarire le attuali norme su sicurezza dei cosmetici, responsabilità dei produttori e controlli, riducendo al contempo gli oneri amministrativi.
